AGRICOLTURA, DOPO IL LOCKDOWN CIA RIPARTE DA “IL PAESE CHE VOGLIAMO”

Dopo l’emergenza epidemiologica, riprende il cammino de “Il Paese che Vogliamo”, il progetto di Cia-Agricoltori Italiani che mette al centro l’agricoltura e le aree interne per lo sviluppo del territorio nazionale. Non più un roadshow, interrotto dal lockdown dopo 5 tappe da Nord a Sud Italia e oltre 300 interlocutori ai tavoli tematici, ma una serie di iniziative in webinar che ripartono oggi dall’assunto cardine del progetto, che proprio il Coronavirus ha fatto emergere in modo evidente: agricoltura e agroalimentare sono assolutamente strategici. E il rilancio dell’Italia non può che partire da qui, investendo sul valore economico, sociale e ambientale delle zone rurali del Paese.

Questo il senso della videoconferenza “Superare l’emergenza. I sistemi produttivi del territorio modello per ripartire”, promossa da Cia con la partecipazione di istituzioni, mondo delle imprese e della ricerca. Sono intervenuti la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano e il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.

“Il Covid ha avuto effetti drammatici sulla tenuta socio-economica del Paese e ha rimesso in discussione tutti i modelli di crescita -ha spiegato il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino-. Ma la pandemia ha reso chiaro a tutti la centralità del settore primario. L’agricoltura ha svolto la funzione di garante dell’approvvigionamento alimentare nazionale. Un impegno straordinario, portato avanti con dedizione e responsabilità dalle aziende, che tuttavia non è stato sufficiente ad arginare crisi e perdite reddituali, soprattutto legati allo stop del canale Horeca (bar, ristoranti) e al crollo delle presenze per gli agriturismi”.

Sotto pressione anche la tenuta sociale dei territori, in particolare nelle aree rurali e periferiche del Paese, dove molte delle debolezze caratterizzanti l’assetto locale nel periodo pre Covid-19 sono state amplificate. “E’ il caso dell’arretratezza infrastrutturale, sia fisica che digitale, con cui si è dovuto confrontare sia il sistema produttivo che scolastico -ha osservato Scanavino-. Sono anche venute fuori tutte le problematicità legate al progressivo indebolimento dei servizi sanitari, socio-assistenziali e di pubblica utilità”. Al lato opposto, “alcune potenzialità delle aree rurali, come il benessere ambientale, la qualità dell’aria e del paesaggio, sono state cruciali per la popolazione durante il periodo di lockdown e di distanziamento sociale”.

Ecco perché ora è il momento di lanciare la “fase 2” del progetto Cia “Il Paese che Vogliamo”, con la consapevolezza delle nuove sfide che l’emergenza ha prodotto, ma anche con la certezza che l’agricoltura debba giocare da protagonista attiva verso il rilancio dei territori italiani e, più in generale, del sistema Paese.

“La ruralità territoriale rappresenta un elemento su cui investire per favorire percorsi di crescita competitiva e di tenuta sociale, frenando lo spopolamento e l’abbandono delle aree interne -ha detto Scanavino-. E’ chiaro, però, che bisogna accelerare interventi di digitalizzazione e di ammodernamento della rete dei trasporti; sostenere lo sviluppo di una sanità territoriale e di scuole decentrate; agevolare percorsi di aggregazione all’interno delle filiere per costruire sistemi produttivi territoriali; integrare sempre di più l’agricoltura con il turismo e l’enogastronomia di qualità”. Insomma, “un progetto ambizioso con un ruolo chiave per l’agricoltura -ha concluso il presidente Cia- che deve essere legittimato e riconosciuto a tutti gli effetti dalle politiche, nazionali ed europee”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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