ECCO COME AGRICOLTURA E’ STATA EMULATA DAL SISTEMA ECONOMICO GLOBALE: NATURALE OBSOLESCENZA PIANIFICATA, MA ‘CIRCOLARE’SETTORE RISPONDE A ESIGENZE DEL SISTEMA ECONOMICO GLOBALE SU CICLO DEI CONSUMI. MA SENZA INQUINARE

Una mela sul tavolo regge un giorno, poi va a male, e ne serve un'altra. Mentre quella vecchia diventa concime per quella nuova.

E' l'economia circolare su cui il governo di Conte 2 sembra improntare la propria azione di governo.

Il sistema agricolo da che mondo è mondo è in grado di reggere le crisi, anche le peggiori, in controtendenza. Perché risponde esattamente ai canoni dettati dal sistema economico globale. Anzi: è il modello che il sistema di mercato globale ha cercato di emulare.

In un sistema economico paralizzato a livello mondiale (tranne per quei paesi che non hanno garanzie per i lavoratori e i cittadini) l’unico settore a reggere la crisi è quello dell’agricoltura e dell’agroalimentare. Sia in termini economici che in termini di occupazione.

Perché: la risposta è semplice. Perché risponde esattamente al sistema di mercato basato sul ciclo continuo dei consumi che da John Locke e Adam Smith ad oggi, gli economisti hanno contribuito a creare.

In poche parole, l’agricoltura è il modello su cui si è basato il sistema di mercato globale. Ecco perché.

Il mercato va avanti grazie al cosiddetto “consumo ciclico”.

Sono tre gli attori principali della scena economica: il lavoratore, il datore di lavoro e il consumatore.

Il lavoratore vende il lavoro al datore per un’entrata; il datore di lavoro vende i servizi produttivi e i beni prodotti al consumatore per un’entrata; e il consumatore diventa un indiretto datore di lavoro quando spende nuovamente nel sistema per permettere al consumo ciclico di continuare.

Il sistema di mercato globale è basato sul presupposto che ci sarà sempre sufficiente domanda di prodotto nella società per promuovere abbastanza denaro a un ritmo che possa sostenere il processo di consumo.

Ma se il termine stesso “economia” significa, “conservare”, “preservare”, “eludere gli sprechi” quando l’efficienza si traduce in assenza di spreco, qualche cosa non funziona.

L’intento del sistema di mercato è infatti esattamente l’opposto di ciò che una vera economia dovrebbe fare: orientare con efficienza e cautela i materiali per la produzione e la distribuzione dei beni utili alla vita.

Viviamo in un pianeta finito, con risorse limitate. Solo per esempio il petrolio che utilizziamo ha richiesto milioni di anni per generarsi. Questo vuol dire che avere un sistema che promuove l’accelerazione dei consumi in nome della crescita economica rischia di tradursi in una tragedia ambientale, sociale ed economica.

Ed ecco l’obsolescenza. Il sistema di mercato non può permettersi che un prodotto duri più tempo del necessario affinché continui il consumo ciclico su cui si basa.

In altre parole è fondamentale che i prodotti si rompano entro un certo periodo di tempo. L’obsolescenza “pianificata” è la spina dorsale di ogni strategia di mercato delle aziende produttrici di beni e spesso viene mascherata con l’obsolescenza intrinseca, ovvero l’usura naturale del prodotto che viene “superato” da un prodotto successivo. Spesso ignorando o soffocando nuovi passi avanti della tecnologia che potrebbero generare un prodotto più efficiente o durevole.

Secondo questo concetto nel momento in cui un bene (un'automobile, un telefono cellulare, un computer, un abito) resiste più a lungo, va a minare il mantenimento del consumo ciclico e quindi per lo stesso sistema di mercato. Motivo per cui c’è uno sforzo comune affinché la vita di ogni prodotto sia breve. Se una macchina non si rompe mai, difficilmente il consumatore comprerà il modello successivo la cui uscita è pianificata già nel momento della messa sul mercato del modello precedente. Stessa cosa per il telefono: il consumatore viene indotto a sostituire il prodotto nei tempi stabiliti dall’azienda.

Questo meccanismo genera scarti e inquinamento che aumenta in maniera in modo illimitato in un pianeta invece che ha risorse limitate e spazi finiti.

Nel momento in cui economia vuol dire “efficienza”, “sostenibilità” e “preservazione”, la stessa diventa nemica del nostro sistema globale di mercato.

Ecco perché il sistema primario è la risposta alla crisi economica che ha colpito il pianeta.

L’agricoltura è l’unico settore ad aver retto la crisi nei paesi cosiddetti sviluppati. In Italia è l’unico comparto che garantisce un segno più davanti ai bilanci, oltre ad essere l’unico a garantire posti di lavoro.

Il sistema agricolo risponde esattamente alle esigenze del sistema di mercato globale basato sul ciclo continuo dei consumi. Ma mentre le aziende produttrici di beni di servizio si basano sulla strategia dell’obsolescenza pianificata, ovvero un invecchiamento “forzato” dei prodotti al fine di consentirne la sostituzione nei tempi stabiliti dalle aziende stesse per introdurre il modello successivo e sostitutivo, i prodotti agricoli sono obsolescenti per natura.

In una parola: costituiscono il modello che il sistema di mercato globale ha cercato di emulare.

La differenza è che mentre i prodotti agricoli hanno un ciclo dettato da leggi naturali, motivo per cui sono biodegradabili e assorbibili dal pianeta, anzi, spesso gli scarti diventano i presupposti di una nuova vita sottoforma di concime, per i prodotti di servizio non vale la stessa regola.

È come una clessidra che scende lentamente: la cui fine, se non la si gira invertendo la rotta, è certa.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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