DISTRETTI DEL CIBO: AL VIA IL PRIMO BANDO NAZIONALE MIPAAF, BELLANOVA: SOSTENIAMO PROGETTAZIONE TERRITORIALE. A DISPOSIZIONE OLTRE MLN

Parte da oggi il primo bando nazionale per il finanziamento dei Distretti del cibo, strumento per garantire ulteriori risorse e opportunità per la crescita e il rilancio a livello nazionale di filiere e territori.

Al via anche il bando per il finanziamento di contratti di distretto nell’area colpita da Xylella, secondo quanto previsto dalle leggi di bilancio 2018 e 2019.

“Investiamo nella progettazione territoriale – ha detto pochi minuti fa la Ministra Teresa Bellanova dalla Sicilia, dove è impegnata in incontri e visite istituzionali anche in alcune aziende agroalimentari del palermitano – per favorire la crescita dell’Italia. Dobbiamo sbloccare energie e investimenti. L’agricoltura e l’agroalimentare sono un motore di idee, progetti, nuovi posti di lavoro. Di futuro. Abbiamo lavorato con le Regioni per mettere a punto un bando, il primo, che dia stimolo a una nuova stagione dei distretti del cibo. C’è molto interesse e fermento in tutti i territori, già questa è una scommessa vinta. L’Italia può essere un laboratorio di buone pratiche, investendo sull’economia circolare, sulla ricerca e su formule più forti di collaborazione tra agricoltori, allevatori, imprese di trasformazione e istituzioni. Noi ci siamo e vogliamo accompagnare questo sviluppo”.

Tutti i dettagli per la partecipazione, e per l’invio delle domande che dovrà avvenire entro il 17 aprile 2020, sono già disponibili sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Alla stessa pagina è pubblicato anche il Registro nazionale dei Distretti del cibo che raccoglie tutte le realtà riconosciute dalle Regioni. Il riconoscimento dei Distretti, infatti, viene affidato per legge alle Regioni e alle Province autonome che provvedono a comunicarlo al Mipaaf presso il quale è istituito il Registro nazionale.

I bandi finanziano progetti da 4 a 50 milioni di euro di investimenti con un’ampia tipologia di spese ammissibili.

Il Contratto di distretto ha lo scopo di promuovere lo sviluppo, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni, ridurre lo spreco alimentare e salvaguardare il territorio e il paesaggio rurale attraverso le attività agricole e agroalimentari.

Il Contratto di distretto Xylella, oltre quanto previsto sopra, ha lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio Xylella fastidiosa, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità.

Le risorse disponibili per il finanziamento in conto capitale ammontano a 18 milioni di euro per il bando dei distretti del cibo e a 13 milioni di euro per il distretto Xylella, che utilizza fondi diversi rispetto allo stanziamento di 300 milioni di euro del Piano recentemente approvato in Conferenza Stato-Regioni.

Laddove la richiesta di fondi superasse la disponibilità, è previsto un tetto massimo al contributo a fondo perduto per singolo programma di investimenti pari a 2,5 milioni di euro.

I DISTRETTI DEL CIBO

La legge definisce Distretti del cibo:

– i distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere;

– i distretti localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati da una significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree;

– i distretti caratterizzati dall’integrazione fra attività agricole e attività di prossimità.

– i distretti biologici.

Per garantire lo sviluppo di tutto il territorio e non solo delle singole filiere, i Distretti opereranno attraverso programmi di progettazione integrata territoriale.




TAGLIO PARLAMENTARI, DE BONIS: PER RISPARMIARE UN CAFFÈ ALL’ANNO, BASILICATA SAREBBE PENALIZZATA

Il 29 marzo gli italiani saranno chiamati ad accettare o meno la diminuzione di un terzo della propria rappresentanza parlamentare. È una modifica della Costituzione che è nata da un diffuso disprezzo verso i partiti, anche se (strano a dirsi) tutti i partiti rappresentati in Parlamento sono favorevoli. Per questo il governo e la RAI fanno di tutto per non parlarne, al punto che l’AGCOM ha dovuto multare la RAI perché sinora non ha garantito uno spazio adeguato al referendum del 29 marzo. Tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici sono tenuti a trattare la tematica referendaria in maniera adeguata, al fine di garantire a tutti i cittadini un’informazione completa e obiettiva”. 

 

Lo dichiara il Senatore Saverio De Bonis, che insieme ad altri settanta parlamentari ha richiesto il Referendum per il No al taglio dei parlamentari.

 

“Per aiutare a rompere localmente questo muro di indifferenza colpevole, che toglierebbe la rappresentanza alle piccole regioni come la Basilicata, è nata una Rete del NO ed è stato deciso di costituire un comitato per coordinare iniziative sul territorio della nostra Regione, duramente colpita dalla modifica costituzionale”, continua il Senatore De Bonis.

 

“A fronte del risibile risparmio di un caffè all’anno – prosegue De Bonis –, la riforma provocherà infatti non solo una diminuzione dell’efficienza del Parlamento, meno contatto fra eletti ed elettori, più potere ai capi di partito, meno rappresentanza delle forze politiche minori, ma anche meno rappresentanza territoriale. Quest’ultimo aspetto interessa particolarmente Matera e la Basilicata”. 

 

“I nostri rappresentanti della Camera subirebbero un taglio del 33,33 %, passando da 6 a 4 deputati, mentre quelli del Senato subirebbero un taglio del 57,14%, passando da 7 a 3 senatori”.

 

Se il taglio venisse confermato, il collegio di Matera rischierebbe di perdere rappresentatività. 

 

Cittadini, associazioni e comitati interessati a combattere questa disgrazia, sono pertanto invitati a partecipare all’evento che abbiamo organizzato, sabato prossimo a Matera alle ore 18 presso l’Hotel Nazionale, con Gregorio De Falco, Marina Calamo Specchia e Guglielmo Rosato.




AGRICOLTURA, GALLINELLA (M5S): SU EMISSIONI ALLEVAMENTI PERFORMANCE ITALIA TRA LE MIGLIORI D’EUROPA

“Gli allevamenti intensivi sono responsabili del 15% delle emissioni di gas serra nel nostro Pianeta: anidride carbonica, metano e protossido di azono riconducibili ad attività umana. Le stime mondiali del consumo di carne bovina prevedono un’impennata del 69% entro il 2050 ed è importante riconvertire le nostre filiere in chiave sostenibile”, afferma Filippo Gallinella, deputato del MoVimento 5 Stelle, Presidente della commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.
“L’agricoltura italiana, incluso il settore zootecnico, è già a buon punto rispetto agli altri Paesi europei con un modello produttivo che, secondo gli ultimi dati CREA, produce solo il 7% delle emissioni totali italiane che sono totalmente riassorbite dalla stessa attività agricola”, prosegue Gallinella
“Ritengo ci sia ancora molto da fare per garantire crescita sostenibile dell’intero settore che in Italia conta oltre 250.000 addetti occupati nella filiera, tuttavia il nostro Paese dispone tra le più stringenti regole per quanto riguarda gli allevamenti, in materia di benessere animale e di monitoraggio degli animali. Un modello sia produttivo che alimentare che potrebbe essere esportato all’estero, che potrebbe essere da esempio ad altri Paesi. Per invertire la tendenza occorre intraprendere nuove direzioni che possano ridurre il consumo di carne, come suggerito dalla Fao che pone come obiettivo mondiale la riduzione del 50% del consumo entro il 2050, a fronte di una crescita del 20 % della produzione di legumi, ottimi per sostituire le proteine animali”, conclude il portavoce del MoVimento 5 Stelle.



ANTEPRIMA VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO: EDIZIONE DA RECORD

Si chiude con un successo di partecipazione la prima parte dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, quella dedicata agli operatori e agli appassionati, che con la giornata di lunedì 17 febbraio ha segnato oltre tremila partecipanti registrando un nuovo record per quello che è diventato per la cittadina toscana l’evento dell’anno dedicato al Vino Nobile di Montepulciano che si è presentato con le nuove annate di vini in commercio da quest’anno, il Vino Nobile 2017 e la Riserva 2016. Il sold out si è registrato anche nelle strutture ricettive della città e del territorio, con ristoranti e alberghi che hanno praticamente dato il via in forma anticipata alla stagione turistica. «Un format che negli ultimi anni viene migliorato di edizione in edizione, dall’apertura agli appassionati, al numero di aziende che cresce, ai tanti servizi offerti dall’evento stesso, ma anche da attività collaterali – commenta il presidente del Consorzio, Andrea Rossi –  con i numeri confermiamo le tante aspettative, ma quello che mi preme sottolineare è che si tratta di una iniziativa in cui crede non solo il Consorzio, ma la base sociale e tutto il “Sistema Montepulciano”, ora c’è tanta attesa per la giornata finale». Il programma infatti ora proseguirà giovedì 20 febbraio, giornata dedicata alla stampa internazionale durante la quale saranno assegnate le stelle alla vendemmia 2019 (da una a cinque). Sarà anche la giornata dell’inizio dell’anno celebrativo dei 40 anni di Docg, la prima in Italia. 

 

Nasce la rivista sugli studi storici del Vino Nobile di Montepulciano. Giovedì sarà presentata in prima assoluta alla stampa anche il nuovo progetto nato dalla collaborazione tra il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e la Società Storica Poliziana. “Storia del Vino Nobile di Montepulciano” è il titolo della rivista periodica finalizzata a ricostruire, passo per passo, la storia del vino di Montepulciano, e del Nobile in particolare, realizzando e favorendo studi originali e ricerche, soprattutto di tipo documentario, negli spesso inesplorati archivi storici della città e di altri luoghi. L’iniziativa trova la sua ragion d’essere nell’eccezionale importanza che ha avuto Montepulciano per la storia del vino, prodotto che rese la città uno dei luoghi più importanti della realtà vitivinicola europea (e quindi mondiale) in particolare dal secolo XVI al XVIII, affrontando tematiche quali la qualità delle uve coltivate in epoca storica, la modalità di coltura, la qualità dei vini prodotti e, soprattutto, la tecnologia produttiva del vino. Uno degli strumenti con cui verranno proposti al pubblico degli appassionati i risultati dell’attività di ricerca sarà quello della rivista “Storia del vino di Montepulciano – studi & ricerche”, il cui primo numero sarà in uscita nel prossimo mese di maggio. I contenuti della pubblicazione I/2020 sono esposti di seguito.

 

Le Belle Vetrine: i personaggi che hanno amato Montepulciano. Nella giornata di domenica 16 febbraio sono stati premiati i vincitori dell’edizione 2020 del concorso portato avanti dalla Pro Loco di Montepulciano in collaborazione con il Consorzio. Il primo premio è andato al negozio Via del Corso 17 di Valeria Piochi con una vetrina dedicata ad Andrea Pazienza. Il secondo premio a Porta della Cavina di Franco Bernardini e il terzo a Il Fiordaliso di Marina Fumi, entrambi con una vetrina dedicata a Marcel Marceau. Un record di partecipazione per questa edizione con ben 29 concorrenti che hanno colpito in pieno nel segno, realizzando in pochissimo tempo dei piccoli capolavori che ricordano, in questo viaggio nel tempo, personaggi che sono nel cuore di tutti gli abitanti di Montepulciano e non solo. Tra i personaggi citati il poeta e umanista Angelo Ambrogini, Piero Calamandrei, S.Agnese Segni, Margherita Hack, Andrea Pazienza, Hans Werner Henze, Federico Fellini, Gino Bramieri, Dustin Hoffman, Vittorio Gassman e Marcel Marceau, i più gettonati sono stati Il Poliziano, Fellini, Henze e Pazienza, i più originali forse Elena Sangro, l’ astrofisica Hack e Bramieri testimonial del giro d’Italia del 1964.




AGEA, UE AVVIA INDAGINE SU CONTROLLI IN SICILIA PER VERIFICARE SE CONFORMI ALLE NORME. LA LETTERA

La Commissione europea scrive ad Agea e all’ambasciatore straordinario Maurizio Massari per avvisare di un’indagine imminente da parte della Dg Agri relativa al programma di sviluppo rurale per la regione Sicilia. La stessa Sicilia dove si è svolta l’operazione dei Nebrodi che ha portato a numerosi arresti per truffa sui fondi europei per l’agricoltura traendo in inganno l’Agea.

“La verifica da parte della Dg Agri è prevista – si legge nella raccomandata di cui AGRICOLAE è venuta in possesso – in conformità all’articolo 47 del regolamento Ue n.1306/2013 a partire dal prossimo 11 maggio 2020.

“L’indagine – scrive Bruxelles – è intesa a verificare se i sistemi di gestione e controllo attuati in Sicilia in relazione alle misure di sviluppo rurale (popolazione FEASR misure forestali) sono conformi alle disposizioni della pertinente normativa dell’Unione europea”.

L’audit verterà soprattutto “sul lavoro svolto dall’organismo di certificazione integrato dall’attività di audit svolta direttamente dai revisori della Commissione Ue sull’organismo pagatore per gli elementi per i quali la Dg Agri non può trarre garanzie sulla legittimità e regolarità dell’organismo di certificazione”.

L’organismo di certificazione dovrà assicurare che siano disponibili tutti i documenti giustificativi, vale a dire tutta la documentazione, in formato elettronico che cartaceo – documenti di lavoro e copie dei documenti oggetto di verifica – che consenta di esaminare il lavoro svolto.

L’Audit europeo contemplerà soprattutto il metodo , la valutazione del rischio, la tecnica di campionamento e valutazione della rappresentatività utilizzata da Agea. Inoltre verrano presi in esame i principali elementi dell’ambiente di controllo per le misure forestali, i metodi utilizzati e i risultati della valutazione.

Qui di seguito AGRICOLAE pubblica la lettera in formato PDF:

LETTERA DG AGRI AD AGEA

 

 




BILANCIO PLURIENNALE UE, GIANSANTI (CONFAGRICOLTURA): NO ALLA PROPOSTA DI TAGLI ALL’AGRICOLTURA PER 54 MILIARDI DI EURO

a Bruxelles, convocata per raggiungere l’intesa sul prossimo quadro finanziario pluriennale della Ue.

Oltre agli aspetti finanziari, la proposta di compromesso inviata agli Stati membri tratta anche alcuni punti direttamente legati alla riforma, ancora in discussione, della politica agricola comune (PAC). In particolare, è stato proposto di continuare a ridurre il divario esistente tra gli importi degli aiuti diretti erogati nei diversi Stati membri (la cosiddetta “convergenza esterna”).

“La proposta sulla ‘convergenza esterna’ va respinta, perché priva di qualsiasi base economica – aggiunge Giansanti. E conforta il fatto che il presidente del Consiglio e la ministra Bellanova condividano questa posizione”.

VIGNETO VENETO STASERA A GODEGA DI S.URBANO PRESIDENTE E ASSESSORE REGIONALE SULLE PROSPETTIVE DELLE DOC

La superficie vitata in Veneto è in aumento (più 36 per cento nell’ultimo decennio) ma la politica di valorizzazione delle Doc, prime tra tutti quelle del Prosecco e del Pinot grigio, impone lo stop agli incrementi e una nuova attenzione a promozione e posizionamento sui mercati esteri.

 

Se ne parla stasera a Godega di Sant’Urbano, al convegno inaugurale dell’Antica Fiera su “Quali prospettive per il sistema Prosecco e Pino grigio”, promosso da Regione Veneto, Ministero per le politiche agricole e Consorzi di tutela, al quale interverranno il presidente della Regione e l’assessore regionale all’agricoltura (inizio ore 20.30, padiglione giallo).

 

Al centro del confronto con i Consorzi delle Doc ci saranno i dati della Direzione Agroalimentare della Regione sui trend di crescita, la diffusione varietale, gli esiti delle politiche di sostegno alla riconversione e ristrutturazione degli impianti, le azioni di regolazione dell’offerta attuate sinora, gli obiettivi dei nuovi bandi del Programma di sviluppo rurale,nonchè le strategie di mercato e di sostenibilità per l’intera filiera vitivinicola.




COPAGRI: DAZI, SCONGIURATO PER ALTRI SEI MESI INASPRIMENTO TASSAZIONE USA SU AGROALIMENTARE NAZIONALE

“L’assenza dell’agroalimentare nazionale dalla nuova lista recentemente pubblicata dallo United States Trade Representative-USTR, ovvero la Rappresentanza per il Commercio degli Stati Uniti d’America, è una grande vittoria del sistema Paese, che dimostra l’importanza di fare squadra e lavorare nella stessa direzione; ringraziamo la diplomazia italiana e il governo, che lavorando fianco a fianco con la Commissione Europea hanno portato a casa un risultato importantissimo, che fa tirare un sospiro di sollievo al primario nazionale”. Lo afferma il presidente della Copagri Franco Verrascina, ricordando che la questione dazi era nata lo scorso anno come compensazione per gli aiuti concessi al consorzio aeronautico airbus, del quale l’Italia non fa parte, al contrario di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna.

 

“Per l’agroalimentare nostrano – ricorda Verrascina – bisognerà però continuare a vigilare, in quanto restano in vigore tariffe addizionali pari a circa 470 milioni di dollari, derivanti da un maggiore impatto daziario concentrato prevalentemente su formaggi, salumi e liquori; tali dazi, infatti, secondo il cosiddetto meccanismo ‘a carosello’, sono passibili di periodiche revisioni, a cadenza semestrale, che potrebbero mettere in discussione le percentuali di riferimento del valore, i prodotti ai quali le tariffe aggiuntive vengono applicate e anche gli Stati membri ai quali si fa riferimento”.

 

“Con la recente revisione, ad esempio, grazie alla diplomazia sono state scongiurate ulteriori ripercussioni sull’agroalimentare nazionale, che per alcuni prodotti di eccellenza, quali vini e oli extravergine d’oliva, rischiavano di tradursi in dazi che potevano arrivare fino al 100% del valore, con aumenti insostenibili per il nostro primario, ma sono state inasprite dal 10 al 15% le tariffe aggiuntive sui velivoli provenienti dall’Europa”, spiega il presidente della Copagri.

 

“Voglio sottolineare nuovamente che gli embarghi, così come le guerre e le tensioni commerciali, sono estremamente pericolosi e danneggiano tutti; in questo tipo di contese, infatti, non ci sono né vincitori né vinti, poiché si perde tutti”, conclude Verrascina, evidenziando che l’export agroalimentare del nostro Paese verso gli USA vale oltre 4,2 miliardi di euro.




CIA: NEL PAESE CHE VOGLIAMO SOSTENIBILITÀ CON RUOLO AGRICOLTORI E SENZA IDEOLOGIE

Sostenibilità e rispetto dell’ambiente sono sacrosanti e strategici, ma senza ideologie e forzature. È ora che venga riconosciuto il ruolo fondamentale che gli agricoltori italiani ricoprono ogni giorno nella tutela del territorio e nella prevenzione dei sempre più frequenti episodi di dissesto idrogeologico. Attraverso la coltivazione dei terreni che aiuta a stabilizzare i versanti e a trattenere le sponde dei fiumi, il settore primario funge da presidio contro gli effetti degli eventi climatici estremi e svolge una funzione determinante nella salvaguardia del paesaggio e delle sue risorse.

Così Cia-Agricoltori Italiani Lombardia, insieme alle Cia di Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Altro Adige, ha aperto a Milano la tappa al Nord de “Il Paese che Vogliamo”, il roadshow che l’Organizzazione sta portando in tour per tutta Italia per promuovere il dibattito sulle azioni non più rinviabili per il Paese: dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture alle politiche di governo del territorio, dalla prevenzione dei disastri ambientali al mantenimento della biodiversità, dallo sviluppo di filiere a vocazione territoriale a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e alla coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne in Europa.

Sotto lo slogan La sfida dell’agricoltura padana tra infrastruttura economica e ambientale”, l’evento si è tenuto nell’aula magna C03 dell’Università degli Studi di Milano, dove si sono confrontati i referenti Cia nazionali e delle regioni del Nord Italia, oltre a rappresentanti istituzionali ed esperti del settore riuniti in plenaria, dopo la giornata dedicata ai tavoli tematici che si è tenuta il 12 febbraio a Padova.

L’agricoltura si trova oggi impegnata, da un lato, a fornire prodotti agricoli di elevato valore qualitativo e sanitario, in quantità adeguata alle esigenze del mercato e a prezzi accessibili al consumatore e, dall’altro, a salvaguardare  le risorse naturali, nel rispetto della redditività dell’azienda agricola”, ha spiegato il presidente di Cia Lombardia, Giovanni Daghetta, a nome delle regioni coinvolte. “Tali sfide richiedono l’applicazione combinata di pratiche, tecniche e strumenti di produzione, messi a disposizione dalla ricerca e dalle moderne tecnologie: dai  prodotti del miglioramento genetico a quelli biologici e chimici utilizzati per la nutrizione e la difesa, dai mezzi meccanici ai sistemi di supporto alle decisioni, con  l’obiettivo di ottimizzare la produttività, nel rispetto degli equilibri dei sistemi naturali”.

Gli ultimi documenti ufficiali della Fao evidenziano, peraltro, che l’agricoltura pesa appena il 6% sul totale delle emissioni prodotte che si riversano sull’ambiente.

In Italia il trend degli ultimi 20 anni sulla sostenibilità del settore è più che positivo: crescono le colture green e le energie rinnovabili; diminuisce drasticamente l’uso di chimica impattante; aumenta la manutenzione del verde realizzata dagli agricoltori, che vale 2,4 miliardi di euro l’anno.

Troppo spesso, dunque, intorno all’agricoltura circolano messaggi fuorvianti e non suffragati dai dati, come l’idea che il settore inquini e consumi troppe risorse. Al contrario, in Italia migliorano tutti gli indici sull’impatto ambientale: -25% emissioni di CO2, -27% di pesticidi, -31% di erbicidi e -28% di fungicidi. In più, crescono sia la produzione di energia green (+690%) che le superfici biologiche (+56%).

Si registra anche una riduzione dell’uso di acqua, grazie al miglioramento delle tecniche di irrigazione, che puntano sulla precisione, per esempio con il passaggio dall’impianto a pioggia con quello a goccia. In questa ottica Cia ha proposto una rete tra i consorzi di bonifica in grado di captare risorse da investire per la collettività. La risorsa acqua resta indispensabile per coltivare quei prodotti agroalimentari di qualità che, solo nell’ultimo anno, hanno fruttato 41 miliardi di euro sui mercati stranieri. Per questo, è necessaria una migliore programmazione attorno a una risorsa non illimitata.

Per il resto, numeri alla mano, in tema di sostenibilità il confronto tra agricoltura e altri settori è impietoso: trasporti, processi industriali e manifatturiero pesano per il 63% sul totale delle emissioni di CO2.

Ciò nonostante, il processo virtuoso avviato dal settore primario ha ancora ampi margini di perfettibilità: ricerca, automazione e graduale diminuzione dell’uso di energie tradizionali non rinnovabili.

Se migliora la sostenibilità ambientale, però, le imprese agricole italiane faticano ancora sul fronte della sostenibilità economica. Una situazione che ha cause ben precise: poche risorse destinate a ricerca e sviluppo, burocrazia elefantiaca e alti costi di produzione. In più mancano strumenti strutturali, ormai indispensabili, come quelli relativi alla gestione del rischio in agricoltura, con gli imprenditori esposti sempre più spesso a lunghi periodi di maltempo e siccità con pochi “ombrelli” assicurativi rispetto al moltiplicarsi di eventi metereologici estremi per effetto dei cambiamenti climatici.

Il settore è in prima linea nelle sfide ambientali globali, mentre gli agricoltori giocano un ruolo da protagonisti come manutentori del Paese -ha ribadito il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, concludendo i lavori-. Ma senza nuove misure e interventi ad hoc per produttori e territori, non ci può essere crescita e progresso. Per questo, stiamo portando in tutt’Italia il nostro roadshow, con l’obiettivo di sensibilizzare governo, regioni, enti locali, tutte le forze socio-economiche, sul ‘Paese che Vogliamo’. Un Paese in cui territorio, infrastrutture, innovazione e sostenibilità sono gli asset su cui investire risorse e costruire politiche di sviluppo”.

 

Oltre a Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani e Giovanni Daghetta, presidente Cia Lombardia, sono intervenuti all’evento: Gabriele Carenini, presidente Cia Piemonte; Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna; Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto; Andrea Massari della Direzione generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia; Giulio Menato, Capo unità aggiunto Commissione europea DG AGRI – Internazionale – Americhe; Cristina Tajani, assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano; Enrica Gentile A.D. Areté Srl – Ricerca su sostenibilità ambientale agricoltura; Aldo Ferrero, professore di Agronomia della Facoltà di Agraria di Torino; Dario Frisio, economista della Facoltà di Agraria di Milano.

Ha moderato il dibattito Luca Telese, giornalista e conduttore radio-televisivo.




MILLEPROROGHE, CONFCOOPERATIVE: OCCASIONE MANCATA SU COMUNITÀ ENERGETICHE

«Abbiamo la concreta possibilità di aprire una nuova era per l’energia in Italia, ma l’emendamento sulle comunità energetiche, contenuto nel milleproroghe, non riesce a cogliere l’obiettivo di incentivare le stesse comunità di cui dovrebbe, invece, essere promotore, perché recepisce male le direttive comunitarie. L’emendamento, infatti, consente la produzione di energia destinata all’autoconsumo con impianti di potenza complessiva inferiore ai 200 Kw».

 

Così in una nota Confcooperative Consumo e Utenza che aggiunge «La micro taglia dell’impianto non consente la sostenibilità d’impresa e le economie di scala. Questo è un vincolo che tarpa le ali al decollo di progetti realmente capaci di produrre i benefici economici per le comunità e le risposte ambientali che le direttive europee ci invitano a perseguire. L’Europa ci chiede di trasformare i cittadini in produttori e consumatori di energia per ridurre gli sprechi, abbassare le bollette e tagliare le emissioni e noi, invece di valorizzare l’opportunità la depotenziamo attraverso una distorsione dello strumento normativo». 

 

«Chiediamo un immediato ravvedimento per evitare che l’opportunità di dare una spinta innovatrice, democratica e sostenibile alla produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili si trasformi in un’occasione mancata. Auspichiamo che, anche grazie al confronto con le associazioni di rappresentanza del settore si possano trovare soluzioni adeguate. Rischiamo, in caso contrario, di dare un brutto esempio in Europa e una pessima risposta alle aspettative di milioni di cittadini utenti». È la richiesta di Roberto Savini, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza che apre al confronto con il governo per una tempestiva soluzione finché l’iter parlamentare lo rende ancora possibile.