ANTEPRIMA AMARONE, FOCUS SU QUALITÀ DEI PRIMI 50ANNI

Non solo caratteristiche tecniche, ma anche contesto storico e socioculturale. Una degustazione storica a tutto tondo quella proposta dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella per festeggiare i 50 anni dell’etichetta. Presenti un centinaio di giornalisti selezionatissimi, provenienti da 13 paesi, tra i quali Cina, Canada, Stati Uniti, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Regno Unito, Singapore e Taiwan.

“La degustazione ha messo a fuoco il consolidamento della qualità dell’Amarone lungo questi primi cinquant’anni – ha dichiarato Olga Bussinello, Direttore Generale del Consorzio, che ha aggiunto – un percorso di riconoscibilità dell’eccellenza di questo vino a livello internazionale veloce, se consideriamo che altre denominazioni importanti hanno una storia secolare di impegno in questa direzione. Il nostro obiettivo per i prossimi anni sarà quello di consolidare questo successo internazionale senza però dimenticare il mercato interno, che sta vivendo un trend positivo”.

La degustazione, sotto la guida di Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del Bere, ha ripercorso la lunghissima tradizione vinicola della Valpolicella, partendo dalle rudimentali tecniche di appassimento in uso già nell’Ottocento che davano vita al Recioto. Negli Anni Sessanta, l’intero territorio subisce una profonda trasformazione, grazie al boom economico che ha investito l’intero Paese, e i terreni che fino al quel momento avevano ospitato colture diverse, dai cereali ai bachi da seta, vengono convertiti progressivamente in vigneti per la produzione di Recioto. La prima bottiglia di Amarone nasce nel 1936 nella Cantina Sociale Valpolicella Negrear, per essere proposta al pubblico nel 1953, quando Alberto Bolla organizza una grande festa presso il ristorante in Galleria Vittorio Emanuele a Milano e offre ai propri ospiti l’annata del 1950.

Questo segna il punto di inizio della fortunata storia dell’Amarone, che verrà riconosciuto come vino a sé stante e diverso dal Recioto solo con il disciplinare degli Anni Novanta e riceverà il riconoscimento della DOCG nel 2010, quando la produzione supera ormai i 13 milioni di bottiglie.

Sono stati otto i vini in degustazione: Bolla 1950, Montresor 1969, Santa Sofia 1983, Pasqua 1985, Roccolo Grassi 1997, Dal Forno 2004, Cantina Sociale Valpolicella Negrar 2008 e infine Novaia 2010. I giornalisti hanno quindi potuto apprezzare tutte le varianti storiche dell’Amarone, passando dallo stile più tradizionale e meno alcolico e colorato delle prime produzioni, a quello più moderno, strutturato, colorato e più alcolico degli ultimi anni.

“Il segreto dell’Amarone è il suo paradosso: da un’uva che viene fatta essiccare e quindi invecchiare si produce un vino che nasce giovane per poi nel tempo acquistare forza, vigore e rotondità”, sottolinea Olga Bussinello.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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