ARCHITETTO CERCASI PER PROGETTARE LA NUOVA POLITICA AGRICOLA IN ITALIA

PAC

La riforma della Pac sulla quale le istituzioni comunitarie e dei diversi Paesi membri sono impegnati da mesi presenta due fondamentali caratteristiche: una negativa e l'altra potenzialmente favorevole.

Quello che non va nelle proposte della Commissione è la volontà di lasciare intatti gli attuali strumenti di politica agraria, sebbene essi non abbiano fornito sufficienti prove di buon funzionamento, come dimostrano le ricorrenti crisi dei principali settori produttivi, la complessità amministrativa sottostante, con i relativi costi burocratici, l'insoddisfazione diffusa degli agricoltori, la scarsa dinamicità del settore.

Il menù degli interventi proposti per la Pac 2021-2027 è lo stesso, con i pagamenti diretti disaccoppiati che assorbono oltre il 70% della dotazione finanziaria agricola della Ue e con misure di mercato non all'altezza dei fabbisogni. Dopo quasi 15 anni di disaccoppiamento, con relative distorsioni e danneggiamenti arrecati al tessuto agricolo europeo, sarebbero maturi i tempi per cambiare. Per fare ciò, serve coraggio e visione che in questa fase sono merce rara. Gli Stati Uniti che, negli anni novanta, hanno inventato il sostegno slegato dalla produzione, hanno cambiato idea da tempo, reindirizzando gli interventi verso la stabilità del reddito agricolo.

La caratteristica potenzialmente positiva contenuta nelle proposte della Commissione Ue è il progetto di modificare in modo radicale le modalità di implementazione della Pac, con il cosiddetto nuovo modello di gestione di cui tanto si parla, ma che, purtroppo, trova molti censori e non sembrano in tanti coloro che ne hanno colto appieno le qualità, in particolare da noi in Italia.

Prevale la resistenza al cambiamento e sono molte le critiche, di cui qualcuna convincente. Le più ricorrenti sono quelle sul rischio di ri-nazionalizzazione, sul pericolo della distorsione della competizione tra i diversi sistemi agricoli, sull'eccessivo accentramento del potere decisionale a livello di autorità nazionali, con il sacrificio del ruolo delle regioni, sulla inefficacia in termini di semplificazione.

Molti spingono per una proroga temporale dell'entrata in funzione della nuova Pac che probabilmente ci sarà, anche perché il Consiglio europeo dei capi di Stato e di Governo ha fissato l'autunno 2019 come obiettivo per un accordo politico sul bilancio pluriennale e senza indicazioni definitive sulle risorse, pare difficile chiudere l'accordo sulle questioni agricole.

Personalmente ritengo che la nuova governance della Pac abbia il grande merito di superare la tirannia di Bruxelles abituata da sempre a stabilire regole dettagliate per i diversi strumenti di sostegno del settore, togliendo così alle autorità nazionali e regionali la possibilità di incidere sulla realtà e formulare un pacchetto di interventi coerente con i fabbisogni del territorio e con gli obiettivi politici individuati.

Le proposte di riforma in discussione responsabilizzano gli organismi nazionali che si occupano della politica in agricoltura (il Mipaaft, le Regioni e le Province autonome) ed in più danno loro la possibilità di definire una programmazione strategica su misura rispetto alle condizioni nazionali e locali.

La comunicazione della Commissione del 29 novembre 2017 parla del passaggio da una Pac "a taglia unica" (one size fits all approach) e calata dall'alto (top down) ad una costruita su misura (tailor made). Le proposte legislative del primo giugno 2018, dimostrano come l'esecutivo comunitario abbia mantenuto le promesse, con scelte coerenti come il nuovo modello di gestione, il piano strategico della Pac, l'orientamento ai risultati, la riduzione delle tipologie di intervento (in particolare per lo sviluppo rurale) e la rinuncia a stabilire norme comuni europee sui minimi dettagli.

Ora il ministro dell'agricoltura, gli assessori regionali, il Parlamento si trovano ad affrontare una enorme responsabilità e cioè interpretare nella maniera giusta il cambiamento e le opportunità che offre.

Dopo qualche mese di disorientamento, nel corso del quale si è cercato di mantenere lo status quo, sottovalutando la forza e la lucidità della Commissione europea che, nel frattempo, ha acquisito il consenso di massima del Consiglio dei ministri e del Parlamento sui pilastri della propria proposta, sono maturi i tempi per mettersi a lavorare seriamente, in modo da cogliere i frutti insiti nella Pac che cambia.

A differenza di ciò che solitamente si ritiene, le proposte della Commissione Ue consegnano maggiore libertà di azione politica alle Regioni, le quali perderanno l'interlocuzione diretta con Bruxelles, ma potrebbero acquisire la possibilità di compiere scelte tali da orientare in modo originale, specifico e virtuoso il settore agricolo.

Nel definire il piano strategico nazionale della Pac, si potrà tenere conto delle differenze e delle peculiarità del territorio. Ci sarà finalmente l'occasione di chiudere il sipario su tanti anni di non esaltante esperienza con PSR standardizzati, pressoché uguali l'uno con l'altro e con l'autonomia regionale che si è esercitata su questioni di tipo tattico. Facendoci bene caso, la discrezionalità decisionale delle autorità regionali ha riguardato finora aspetti secondari, come, ad esempio, la scelta sul massimo aiuto concedibile ai giovani di primo insediamento, oppure il limite della spesa ammissibile per gli investimenti aziendali.

E' questo il momento di iniziare a lavorare a livello nazionale per decidere in che modo l'Italia utilizzerà gli ampi margini di autonomia concessi dall'Unione europea in materia di programmazione degli interventi in agricoltura.

C'è bisogno di dialogo tra le istituzioni ed i portatori di interesse. Servono lucidità, determinazione, creatività per disegnare un nuovo modello per la programmazione e la gestione della politica agraria a livello nazionale. Si avverte il bisogno di qualcuno che si assuma la responsabilità di guidare tale processo: serve un architetto che ridisegni lo schema di funzionamento dell'intervento pubblico nel settore.

 

Ermanno Comegna

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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