ARTURO SEMERARI: TORNARE AL TRATTATO DI ROMAPAC DIVENTATA "SOCIALE". PER IMPRESE DI MERCATO ALTRI STRUMENTI

arturoUna rete europea per avere una rilevazione dei prezzi agricoli e delle dinamiche di mercato. Così da creare una conoscenza base informativa e poter operare a livello creditizio a sostegno delle imprese che fanno mercato. È l’obiettivo di Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, che ha stretto a dicembre un accordo con FranceAgrimer. Proprio con lo scopo di creare un coordinamento europeo sul valore aggiunto delle produzioni all’interno della catena alimentare e riequilibrare il rapporto tra il Primario (agricoltura) – Secondario (industria) e il Terziario. “Dato che i produttori e i trasformatori sono in maggiore difficoltà rispetto al settore della commercializzazione”, vale a dire la Grande distribuzione organizzata. Un esempio virtuoso tutto italiano che i francesi ci hanno chiesto di poter copiare. Ma che presto coinvolgerà anche Spagna e Polonia. E poi altri ancora. “Mentre negli ultimi 30 anni l’Europa ha sofferto il deficit energetico come vincolo limitante della propria crescita, nel prossimo ventennio il problema sarà legato all’acqua e all’approvvigionamento. L’Europa è diventato il maggior importatore di merci agricole seppur consolidando la capacità di trasformazione. Ma la materia prima agricola è un elemento strategico per la sicurezza di un continente”. Arturo Semerari, presidente di Ismea, non ha dubbi: “Occorre recuperare la capacità produttiva”, spiega ad AGRICOLAE. Tornando ai valori dettati dal Trattato di Roma: “Senza grandi interventi nazionali Bruxelles si deve far carico di una legittimazione produttiva come avevano scritto i padri fondatori del Trattato di Roma. Occorre tornare a quello spirito”.

Secondo Semerari, lo sviluppo delle imprese agricole oggi “non si può più basare solo sui fondi della Pac, ma su sistemi assicurativi e sistemi per l’agevolazione dell’accesso al credito. Favorendo i giovani e la capitalizzazione delle aziende”. Un conto è l’azienda di prossimità, un conto l’azienda che fa mercato. “Occorre aiutare le aziende che producono. Sempre di meno con gli strumenti previsti dalla Pac tradizionale che stanno assumendo un ruolo più sociale ed ambientale rispetto a quello per tutelare i mercati”. Ismea, con il fondo di assicurazione, sta cercando di tutelare e di sostenere le aziende che fanno mercato attraverso le garanzie per l’accesso al credito, “quello sussidiario e quello diretto”.

Un ruolo importante deve essere svolto anche dalle associazioni di categoria che devono concentrare le domande di servizio verso sistemi di consorzi fidi e di brokeraggio assicurativo. “Strumenti diretti alle imprese che producono”, insiste Semerari. “Qualche cosa sulle assicurazioni è stato fatto anche nella Pac ma l’accordo con France Agrimere aumenta la sensibilità da parte dei decisori comunitari. Per far capire che le aziende agricole hanno bisogno – oltre alla Pac – di strumenti di intervento”.

Si parla di unione ma sembra di stare davanti a 27 (presto 28) agricolture differenti. “Ci sono agricolture avanzate che vedono con interesse questi strumenti”, precisa il presidente Ismea. “Altre, quelle che vengono dall’ex blocco sovietico, hanno la priorità di accedere ai fondi Ue”. E Italia e Francia sono unite in questa partita, dato che sono i due paesi con le caratteristiche più simili e con l’agricoltura a più alto valore aggiunto.

Poi una battuta sull’articolo 62: Il disequilibrio tra chi produce e trasforma e chi distribuisce e commercializza ha portato all’articolo 62. “Ogni volta che si interviene con norme che hanno l’obiettivo di regolamentare il mercato si rischia di cadere nel dirigismo”, spiega Semerari. Ma era necessario: “gli operatori non sono riusciti a trovare un corretto equilibrio, che dovrebbe partire dalla base”. L’accordo Ismea-FranceAgriMer propedeutico alla creazione di una rete di monitoraggio dei mercati agroalimentari operante a livello Europeo, serve anche a questo.

Altiero Marini

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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