B/OPEN, LE DICHIARAZIONI DEL MONDO BIOLOGICO: AIAB, ANABIO, ANAGRIBIOS, CONFAGRICOLTURA VERONA, FEDERBIO

“L’emergenza Covid ha dimostrato che l’agroalimentare è un settore importante, strutturato ed è stato in grado resistere in un momento molto complicato, uscendone bene” dichiara Giuseppe Romano, ufficio presidenza Aiab.

“Col farm to fork c’è l’importante scelta politica che si indirizza in modo netto verso le produzioni biologiche e sostenibili.

L’accesso al credito e la liquidità sono un problema per circa un terzo delle aziende da noi esaminate e rimane fondamentale il processo di sburocratizzazione.

La pac ha fatto un grosso sforzo in questa emergenza e i pagamenti diretti hanno avuto delle anticipazioni anche importanti. È però mancata l’attenzione sul secondo pilastro, il quale non è andato in anticipazione e il plus del biologico si trova proprio nel secondo pilastro” conclude Romano.

“Le aziende biologiche hanno assorbito il 18% delle erogazioni fatte da Ismea e questo conferma che si tratta di aziende strutturate, di dimensioni in media tre volte superiori a quelle agricole e orientate al mercato.

Queste condizioni sono state messe in difficoltà dal Covid ma lo sviluppo delle vendite online ci deve indurre a fare degli investimenti” sottolinea Antonio Sposicchi, direttore Anabio.

“Le aziende biologiche hanno la difficoltà di affrontare le sfide del mercato perché sono meno presenti nelle strutture economiche, quindi raggiungono i mercati con difficoltà. Crediamo però che sia necessario per il biologico poter accedere alle catene lunghe dove spesso si accresce il valore della produzione e non sfruttare questa occasione può essere una perdita importante.

Uno sforzo grande deve essere compiuto sulla logistica, facendo magari aggregazione con strutture che già distribuiscono con i criteri moderni della distribuzione” conclude Sposicchi.

“In questa fase di sviluppo dobbiamo dire che il biologico non è diverso o un mondo a parte ed è una presa di coscienza da fare altrimenti rischiamo di creare delle riserve.

Le aziende biologiche in Italia oggi sono il 3% ma sono aziende molto attive e innovative che si confrontano con un sistema globale di tutte le imprese agricole” dichiara Francesco Giardina, Anagribios.

“Quando si parla di evoluzione del sistema si parla sempre di soldi ma noi avremmo bisogno oggi di molte riforme che non richiedono soldi. C’è la necessità di fare interventi normativi di semplificazione, sburocratizzazione e di rinnovo che sono senza necessità di risorse.

Sulla pac le sfide che abbiamo di fronte sono enormi ma il mondo biologico è pronto ad affrontarle, importante però è capire quali sino gli strumenti a disposizione” conclude.

“La filiera del cibo ha una azione strategica per il rilancio dell’economia e uno sviluppo sostenibile e a tutela della salute. È tutto questo passa attraverso l’agricoltura e l’agricoltura biologica” evidenzia Roberta Martin, Confagricoltura Verona.

“Il green deal chiede un Europa sempre più sostenibile con l’obiettivo di raggiungere il 25% di superficie agricola bio. In Italia siamo già al 15% e possiamo avere l’ambizione di arrivare al 35% però servono interventi finalizzati e finanziati.

Abbiamo inoltre bisogno di una tracciabilità trasparente, misurata e misurabile dai professionisti, garantendo così anche il credito ottenuto dai finanziamenti perché più tracciati significa più sicuri” conclude Martin.

“Il settore biologico è dinamico e molto attivo, le disponibilità ci sono ma non si riesce a comunicare bene tra aziende agricole e banche. L’agricoltura ha delle difficoltà, specialmente quella italiana e ci sono questioni che il mondo politico deve ancora affrontare come il fondo perduto, misura che durante il Covid è stata messa a disposizione delle imprese ma fare il calcolo sul mese di aprile non ha senso per il comparto agricolo” dichiara Matteo Bartolini, vicepresidente Federbio.

“C’è poi il tema della sburocratizzazione e nonostante i numerosi strumenti digitali che garantiscono la firma ancora ci vuole in molte e troppe occasioni la presenza fisica che rallenta le pratiche. Occorre semplificare i processi tenendo conto delle necessità dell’altra parte” conclude.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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