BIRRA, FILIERA CHE VALE 9,2 MILIARDI E 0,52% DEL PIL. LOMBARDIA PRIMA REGIONE

La birra genera ricchezza non solo a chi la produce ma anche a monte e soprattutto a valle della filiera. Questo quanto emerso nel corso del rapporto “La birra crea ricchezza per il Paese” promosso da Heineken.

-4,3 miliardi di euro, la contribuzione fiscale generata dal settore della birra in Italia (pari allo 0,93% nazionale)

-92.190 i dipendenti lungo la filiera della birra nel Paese. (0,4% degli occupati in Italia).

-0,52% il valore condiviso creato dall’industria birraria sul pil italiano nel 2018.

-9,2 miliardi di euro il valore condiviso creato dall’industria della birra, con un +17% rispetto al 2015.

Questi alcuni dei dati snocciolati durante l’incontro da Alessandro Marangoni, amministratore delegato Althesys, fotografando la situazione della filiera in Italia.

“Roma e Milano rappresentano insieme il 20% dei consumi domestici in Italia, con la Lombardia che si attesta come prima regione birraia del Paese” aggiunge Marangoni.

“Non dobbiamo creare un modello unico che valga per tutto il mondo, perché ogni paese ha la propria maniera di fare business” dichiara Søren Hagh, amministratore delegato di Heineken.

“Abbiamo iniziato in Italia 45 anni fa e oggi siamo leader del settore, rappresentando il 30,8% della quota di mercato. Abbiamo 2000 addetti e 5 birrifici, mentre 20 milioni di euro sono gli investimenti annui di Heineken nel paese” prosegue.

“Siamo un’azienda familiare, abbiamo bisogno di creare valore oggi ma è importante avere anche un focus puntato sul domani, ed è questo duplice aspetto che crea il giusto equilibrio ed a cui noi di Heineken puntiamo. Innovazione, collaborazione ed equilibrio sono le tre parole chiave della nostra filosofia di lavoro. ” sottolinea Hagh.

“Dobbiamo attrarre investitori ed essere appetibili a livello di investimenti, specialmente in un momento di grande trasformazione con la riconversione degli impianti produttivi e delle nuove dinamiche europee” afferma Ivo Ferrario, direttore comunicazione e relazioni esterne centromarca.

“Dobbiamo essere in prima fila nell’innovazione, lo siamo nell’agroalimentare ma non ci possiamo fermare perché la competizione tra nazioni sarà sempre più forte. C’è poi il tema della sostenibilità ambientale e sociale, che non è una moda degli ultimi anni, ma è fondamentale adesso che l’industria di marca inglobi questi temi senza andare a influire sui prezzi. L’importanza dell’industria di marca è poi sottolineata dal fatto che solo questa ha la capacità di investire per superare il problema plastica, avendo capacità di ricerca, sviluppo e creazione” conclude Ferrario.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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