CAMERA, INTERROGAZIONE M5S SU COOPERATIVA ALLEVATORI PUTIGNANO: PREDISPORRE ISPEZIONI STRAORDINARIE

Interrogazione a risposta in commissione 5-03177 presentata da Giuseppe L'Abbate del Movimento Cinque stelle lunedì 7 luglio 2014, seduta n. 258 al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

L'ABBATE, GAGNARLI, LUPO, MASSIMILIANO BERNINI, GALLINELLA, PARENTELA, DE LORENZIS, SCAGLIUSI, BRESCIA, CARIELLO e D'AMBROSIO.

Per sapere – premesso che:

la cooperativa allevatori Putignano nasce nel 1966 per volere del cavaliere Giovanni Laera, con lo scopo di raccogliere il latte prodotto nella zona della murgia barese e tarantina. Inizialmente è divisa in due rami produttivi: il primo costituito dal conferimento dei soci del latte che viene trasformato per la vendita sottoforma di prodotti (mozzarelle e formaggi freschi e stagionati di diverso genere) ed attraverso l'imbottigliamento dello stesso che viene venduto come prodotto fresco; il secondo costituito da acquisto, lavorazione, trasformazione e distribuzione tra i soci di cereali e di mangimi da utilizzare nel settore zootecnico ed agricolo;

negli anni ’80 e ’90, sotto la presidenza Laera (durata dal 1978 al 2007) si possono contare circa 700 soci e 130 lavoratori che, direttamente o indirettamente, erano coinvolti nel ciclo produttivo e distributivo della CAP;

in data primo novembre 2008, la gestione della rete vendita viene affidata, tramite contratto, al signor Lorenzo Battista. La CAP, infatti, da qualche anno aveva deciso di mutare la rete vendita passando dal canale “retail” (con numerosissimi punti vendita di prodotti di medio-alta qualità) alla «grande distribuzione», con il conseguente affidamento delle forniture ad una rete di grossisti nonché il relativo aumento dei rischi da una parte ed un prezzo di vendita ridotto dall'altra. Durante la presentazione della stesso bilancio viene portata a conoscenza dei soci la grave situazione di insolvenza di alcuni commessi che forniscono il prodotto con mezzi propri (in gergo denominati «padroncini») verso cui sono state avviate azioni legali atte al recupero dei crediti vantati. Nell'autunno dello stesso anno, alcuni assegni ricevuti da clienti a copertura di forniture di prodotti per importi consistenti, ma non meglio specificati, risultano scoperti e ciò comporta il mancato pagamento di oltre euro 500.000 ai soci quale ricavo derivato dal conferimento del latte. Le perdite di bilancio, ammontanti ad oltre euro 183.000, vengono appianate facendo accesso al Fondo di riserva straordinario;

nel 2009 viene presentato un «Progetto Integrato di Filiera» denominato «Latte della Murgia e dei Trulli» che vede la CAP capofila, con l'obiettivo del miglioramento delle sinergie tra operatori economici della filiera per accrescere la competitività sui mercati, incidendo sulla qualità dei prodotti. La spesa prevista per il progetto ammonta a euro 1,5 milioni. Giunge all'attenzione dei soci CAP, inoltre, la ricerca di un ulteriore collaboratore a cui affidare l'incarico di responsabile della rete commerciale. Il bilancio presenta una perdita di esercizio pari a circa euro 33.600, a cui viene fatto fronte attraverso l'accesso al Fondo di riserva straordinario;

nel 2010, la cooperativa allevatori Putignano propone ai propri soci di    mettere al centro delle azioni strategiche la valorizzazione dei reflui da caseificio, con l'intento di ottenere energia da fonti rinnovabili così da abbattere i costi relativi all'energia elettrica ed al metano. A tal proposito, risulta essere in fase avanzata lo studio per la realizzazione di una centrale a biomassa ed un impianto fotovoltaico. Viene, inoltre, proposto un tavolo di concertazione tra rappresentanze sindacali dei dipendenti e direttivo CAP al fine di stilare un piano di riorganizzazione del personale, attraverso mobilità, riqualificazione e formazione. Intanto, il PIF «Latte della Murgia e dei Trulli» entra nella fase di avvio dell'investimento e viene comunicato che ci si avvarrà di una collaborazione con soggetti pubblici e privati (organismo inizialmente costituito da 66 componenti, ad oggi ridottosi a 40). I costi del progetto sono pari a circa euro 1,4 milioni: per circa euro 702.000 attraverso contributo pubblico garantito dai 40 soggetti e, per la restante parte, a carico della CAP, attraverso mezzi propri (circa euro 215.000) e attraverso finanziamento bancario non inferiore ai 10 anni (circa euro 494.000). In data 29 dicembre 2010, il 50 per cento del contributo pubblico viene anticipato da AGEA. Viene, inoltre, comunicato ai soci che è stato sottoscritto mandato ad una agenzia (il cui nome non viene menzionato nei documenti di chiusura bilancio), specificando che i compiti sono quelli di rivedere la struttura commerciale della CAP. Avendo optato per spostare la rete vendita verso la «GDO», viene fatto notare come il fatturato sia concentrato verso i grossisti, i quali propongono pagamenti dilazionati a volte superiori anche a 90 giorni: un rischio da correre per restare sul mercato secondo il parere del direttivo CAP. La perdita di bilancio corrente, di oltre euro 40.000, viene appianata dal Fondo di riserva straordinario;

la relazione di bilancio 2011 espone i soci a difficoltà    economiche crescenti, dovute anche all'aumento del costo del latte. Il progetto «energie rinnovabili» risulta, di conseguenza, congelato in attesa di congiunture più favorevoli. Il tavolo di concertazione per la riorganizzazione del personale prosegue con la mobilità di 4 unità a decorrere dal febbraio 2012 e la possibilità di contratti di solidarietà quando le nuove linee di produzione entreranno a regime. Il monitoraggio della spesa PIF riporta una percentuale raggiunta pari al 50 per cento mentre il progetto risultato ad uno stato di avanzamento dell'80 per cento. Anche in funzione di ciò, AGEA conferisce un ulteriore 34 per cento di fondi sulla quota prevista a carico regionale (circa euro 240.000) che, sommati al precedente 50 per cento, portano l'anticipo all'84 per cento sulla spesa totale prevista come partecipazione regionale. Per la prima volta viene presentata ai soci la possibilità che, nel breve periodo, possa essere riconosciuto un marchio DOP per la denominazione «Treccia della Murgia e dei Trulli». Viene, inoltre, resa pubblica l'intenzione di voler sgravare il presidente dai ruoli di responsabilità manageriali, quali rapporti con i clienti, fornitori e banche. A tal proposito, CAP è alla ricerca dell'individuazione di un profilo che possa subentrare nella gestione delle predette funzioni. Intanto, grazie al lavoro dei responsabili della rete vendita è mutata la tipologia di cliente: la «GDO» passa dal 7 per cento al 33 per cento, il «normal trade» dall'80 per cento al 60 per cento e la ristorazione e gli altri canali dal 13 per cento al 7 per cento. Per il quarto anno consecutivo, il bilancio viene chiuso con una perdita che, per questo esercizio, ammonta ad oltre euro 148.000 a cui viene fatto fronte, nuovamente, attraverso l'accesso al Fondo di riserva straordinario per il 94 per cento e dal Fondo contributivo C/C legge regionale 7/75 per il restante 6 per cento;

dal bilancio 2012 emergono 348 soci, detentori delle 2.625 azioni che costituiscono il capitale sociale ammontante pari a euro 65.265: con un crollo del valore della CAP rispetto al potenziale di produttività e vendita. Vengono edotti i soci sulle grandi difficoltà che comportano i gravi ritardi nell'incasso delle fatture, tali da inasprire i rapporti con i soci stessi che non ricevono il pagamento del prodotto conferito in tempi ragionevoli di 60 giorni. Gli unici soci che risentono meno di questa grave situazione sono coloro che si avvalgono dei mangimi prodotti dallo specifico ramo aziendale, i quali vanno in compensazione prelevando dallo stesso il nutrimento dei bovini. Il 23 novembre 2012 il presidente Costa lascia la carica per problemi di salute, sostituito dal vicepresidente Vito Campanella. La situazione si è resa talmente grave che, nello stesso mese, viene chiuso il mangimificio e viene resa ai soci l'informazione che, dall'aprile 2013, partirà la cassa integrazione per 26 dipendenti. Nell'anno si è prima cercata una aggregazione o collaborazione con un gruppo cooperativo di primo piano a livello nazionale (tentativo non andato a buon fine) ed è poi stato dato mandato tramite il consiglio di amministrazione, sotto la guida dell'allora vicepresidente Campanella, a poter cercare forme di collaborazione con società con spiccata specializzazione in trasformazione del latte e commercializzazione/distribuzione. Nasce così la collaborazione con Carmelo Quattrone per la parte amministrativa/finanziaria e del dottor D'Oria (per alcuni mesi) relativamente ai costi di gestione e produttività. Dagli studi svolti, il consiglio di amministrazione decide di sospendere i pagamenti per il conferimento del latte del quadrimestre luglio-ottobre 2012. Nell'anno 2012, il PIF rimane bloccato ad un avanzamento al 50 per cento della spesa, stornando le voci previste a bilancio in altre per far fronte a gestione ordinaria. A fronte di continui solleciti di pagamento da parte delle ditte fornitrici, inoltre, si opta per un ridimensionamento del PIF, con eventuale riconsegna di macchinari già installati, previa autorizzazione della regione alla variante. Il bilancio viene chiuso con una perdita di esercizio pari a euro 936.142, a cui viene proposto di far fronte mediante fondi di rivalutazione, contributo conto capitale enti pubblici, contributo conto capitale legge regionale n.7 del 1975, 185 del 2008, Fondi iniziative Fondi di rivalutazione decreto-legge n. mutualistiche e Fondo di Riserva;

in data 16 novembre 2013, viene arrestato Carmelo Quattrone, componente dell'agenzia che aveva ricevuto precedentemente mandato di vendita per conto CAP, nell'ambito dell'imponente operazione «Araba Fenice», condotta dalla guardia di finanza di Reggio Calabria su mandato della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che avrebbe portato alla «disarticolazione di un'associazione di stampo mafioso composta da imprenditori e professionisti», ritenuti essere affiliati alle più importanti cosche della «ndrangheta». I reati contestati sono «associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, abusiva attività finanziaria, utilizzo ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, favoreggiamento, peculato, corruzione, illecita concorrenza ed estorsione», tutti aggravati dalle modalità «mafiose». Carmelo Quattrone, indicato dagli investigatori come «dottore e commendatore» è stato prelevato dalla propria abitazione, sottoposta anche a perquisizione, nel comune di Putignano. Per gli inquirenti, Quattrone, inserito nella «zona grigia della ndrangheta» era ritenuto una figura di rilievo dell'organizzazione tanto che, unitamente al collega Francesco Creaco, nel rapporto con il boss Giuseppe Stefano Tito Liuzzo (capo dell'organizzazione criminale) non si sarebbe limitato a svolgere solamente la sua attività di consulente, ma si poneva come un vero e proprio consigliere del pregiudicato, tanto che avrebbe indotto Liuzzo ad effettuare una rivisitazione della società Euroedil in modo da evitare eventuali provvedimenti di sequestro. In conseguenza di questi accadimenti, in data 18 gennaio 2014, si è dimesso Vito Campanella dalla carica di presidente della CAP, che intanto ha visto allargare il proprio debito di bilancio a euro 5 milioni, di cui euro 2 milioni nei confronti dei soci conferitori. A febbraio 2014, sono iniziati gli stati di agitazione indetti dai 40 dipendenti che non percepiscono stipendi da 7 mesi: dopo 48 ore di scioperi hanno ottenuto una bozza di impegno sottoscritto tra le sigle sindacali ed i rappresentanti della cooperativa, innanzi alla responsabile dell'ufficio provinciale del lavoro. L'accordo prevede un riconoscimento di 15.000 euro da dividersi tra i dipendenti (a malapena circa 400 euro a persona)

se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda e se, a fronte della mancanza di chiarezza nelle scritture contabili e nella gestione degli ultimi anni della CAP, al fine di tutelare l'intera economia legata al mondo agricolo murgiano minacciata dalle possibili azioni fraudolente, non ritengano opportuno, ognuno per le proprie competenze, predisporre proprie ispezioni straordinarie ai sensi degli articoli 8, 9 e 10 del decreto legislativo 2 agosto 2002, n. 220.

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