CAPORALATO, OLIVERIO, PD: OGGI SI CONTINUA A MORIRE DI LAVORO

"In Belgio a Marcinelle l’8 agosto 1956 morivano 136 italiani, molti dei quali meridionali, in un incendio divampato nella miniera; erano gli emigrati italiani costretti dalla fame a emigrare all’estero.

Oggi si continua a morire di lavoro.

16 immigrati provenienti dai campi del Foggiano, assiepati in sovrannumero nei pulmini che li riportavano all’inferno dei ghetti-dormitorio, hanno trovato la morte sulla strada.

Ieri eravamo noi italiani, costretti a rinunciare alla nostra Terra e ai nostri affetti per il lavoro; oggi sono loro, stranieri in fuga dalle loro terre, a richiedere la stessa accoglienza.

Le imprese agricole e il Made in Italy hanno bisogno di loro per la raccolta nei campi.

Il Governo in massa accorre in Puglia.

Il Presidente del Consiglio chiede che vengano aumentati i controlli e che siano stanziate risorse per aiutare le imprese agricole ad essere in regola.

Il Ministro dell’Interno dice che no, non è un problema di manodopera in nero o di caporalato; si tratta di mafia e occorre svuotare i ghetti.

Di fronte alla morte bisogna solo essere onesti. La legge approvata la scorsa Legislatura, non solo inasprisce le pene per lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, ma delinea una rete di servizi, dal trasporto all’intermediazione tra il lavoratore e l’impresa, che deve essere garantita dallo Stato. L’infiltrazione mafiosa, se esiste, si configura come aggravante rispetto ai reati già inseriti nell’ordinamento dalla legge Martina-Orlando contro il caporalato".

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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