COMAGRI CAMERA. LE DICHIARAZIONI DEL GOVERNO IN VISTA DEL CONSIGLIO UE. MANZATO: “GARANTIRE QUALITÀ E SOSTENIBILITÀ AD AGRICOLTORI. RUOLO REGIONI FONDAMENTALE”

Questa mattina, le Commissioni riunite Agricoltura e Politiche Ue di Camera e Senato, presso l'Aula della Commissione Trasporti della Camera, hanno ascoltato le comunicazioni del Governo in vista del Consiglio dell’Unione europea in materia di agricoltura e pesca previsto per il 15 luglio 2019.

E' intervenuto il sottosegretario all'Agricoltura, Franco Manzato, di cui riportiamo le dichiarazioni:

“Abbiamo espresso contrarietà ad un approccio generale in consiglio per l’incertezza del contesto generale, in particolare sulle risorse finanziare, il cui dibattito è ancora in alto mare, e per le difficoltà dell’impianto strategico che non consente ancora un pieno riconoscimento del ruolo delle nostre regioni.

Per tanto è stato presentato un progress report che riporta lo stato dell’arte per le diverse tematiche sui lavori fin qui svolti. I lavori proseguiranno sotto la presidenza finlandese e si è posta l’obiettivo di pervenire ad un accordo politico in consiglio entro dicembre 2019.

A seguito dell’importante lavoro effettuato in quest’ultimo anno sono state effettuate notevoli migliorie ai testi originali, come sulla questione dell’agricoltore genuino, consentendo la flessibilità per un’adeguata implementazione a livello nazionale. Progressi importanti sono stati realizzati anche garantendo maggiore sussidiarietà e semplificazione sulla riduzione dei pagamenti, il sostegno ridistribuivo, i piccoli agricoltori e la disciplina finanziaria. Ulteriore flessibilità anche sulla definizione di pascoli permanenti. Per quanto riguarda l’architettura verde, il progress report contiene notevoli miglioramenti, anche se serve maggiore semplificazione sulla condizionalità e l’esenzione dei piccoli agricoltori.

Siamo tutti d’accordo su una pac più ambiziosa dal punto di vista ambientale, ma riteniamo necessario evitare maggiori oneri e complicazioni per gli agricoltori. In particolare sulla condizionalità i nuovi impegni non sono coerenti con i tagli proposti al budget.

Sull’ecoschema obbligatorio continuiamo ad essere fortemente critici perché riteniamo prioritario semplificare il sistema ed evitare ogni rischio di sovrapposizione con lo sviluppo rurale, e su questo punto si registrano posizioni molto divergenti in consiglio. Fondamentale resta assicurare la necessaria sostenibilità economica agli agricoltori, sono infatti innegabili i maggiori costi per i produttori, che non possono essere compensati con gli incentivi di una pac il cui budget viene sistematicamente messo sotto attacco.

Abbiamo lavorato inoltre per una maggiore semplificazione e flessibilità soprattutto per i settori dell’ortofrutta, del vino e dell’olio d’oliva.

Rimane tuttavia un aspetto molto complicato che non ha trovato una soluzione adeguata, e si tratta della complessità gestionale del nuovo delivery model che costituisce il principale punto debole della nuova pac. Dovremo quindi lavorare con la presidenza nei prossimi mesi per cercare il giusto punto di equilibrio, senza imporre agli Stati membri e agli agricoltori inutili oneri amministrativi.

Stiamo cercando di individuare i punti di comune interesse con gli altri stati membri, come Spagna, Germania, Belgio in modo da presentare alla commissione una soluzione condivisa, con l’obiettivo di assicurare la convivenza tra strategia nazionale e la necessaria autonomia delle regioni.

Il budget è una questione puramente politica e stiamo cercando di fare accordi a livello di capi di stato. L’Italia sta dialogando con quegli stati che hanno interesse a mantenere il budget invariato, come Spagna, Francia e Germania, consapevoli che l’agricoltura deve essere sostenuta in maniera forte, e le alleanze si stanno definendo.

Il piano strategico nazionale deve tenere conto per costituzione del ruolo delle regioni e l’idea del governo è quella di riconoscere un ruolo fortissimo e di primo piano alle regioni, perché la diversificazione e la qualità dei prodotti è garantita solo se le regioni sanno gestire le risorse, investendo in maniera efficace.

L’Italia fa della qualità e della tracciabilità del prodotto tipico un elemento fondamentale, mentre molti paesi del mercosur non hanno questa esigenza. Per noi si tratta di un argomento vitale, perché l’Italia quantitativamente conta poco e niente nel mercato mondiale, mentre qualitativamente siamo il top.”

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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