COMAGRI CAMERA, PESCE RISPONDE A VIVIANI: PREDISPOSTO PIANO ERADICAZIONE TARLO ASIATICO

La Commissione Agricoltura della Camera ha svolto il question time sulla base di interrogazioni a risposta immediata presentate il 18 settembre scorso da Fornari, Gadda, Gagnarli, Viviani, Brunetta e Nevi. A rispondere è stato il sottosegretario Mipaaft Alessandra Pesce.

Interrogazione a risposta immediata. 5-00596 Viviani ed altri: Sulla diffusione in alcune regioni italiane del tarlo asiatico.

VIVIANI, GASTALDI, COIN, GOLINELLI, LIUNI, LO MONTE, LOLINI, VALLOTTO e ZANOTELLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

il «tarlo asiatico del fusto» (anoplophora glabripennis) è un insetto innocuo per uomo e animali. Può attaccare tutte le specie di piante, dagli alberi da frutto come meli, peri e pesche alle piante ornamentali, sia coltivate come gli aceri sia selvatiche come le betulle e i salici. Questo insetto è classificato come «nocivo da quarantena» e appartiene alle cosiddette specie «killer delle foreste»;

la provenienza di questo insetto è incerta, ma si può dire che sia originario dell'Oriente, forse da Cina o Giappone, e quasi certamente è entrato in Italia all'interno di bancali di legno, pedane o altri legnami da imballaggio;

questo insetto è dannoso per il verde urbano, in quanto le larve del tarlo asiatico rovinano il legno e possono provocare la morte degli alberi, scavando profonde gallerie all'interno dei tronchi e delle radici. Gli adulti sono visibili proprio nei mesi estivi e sono riconoscibili per le grosse dimensioni e lunghe antenne. Questi nuovi parassiti grazie ai cambiamenti climatici, trovano anche alle nostre latitudini le condizioni ideali per riprodursi;

il tarlo asiatico ha fatto la sua comparsa in passato anche nelle Marche, in Veneto e in Lombardia, mentre in Piemonte è stato segnalato un primo caso a luglio 2018 in Val di Susa e un secondo, su aceri, e betulle, a metà settembre in provincia di Cuneo;

la regione Piemonte ha già attivato il protocollo previsto dall'Unione europea, infatti sembra che siano state già abbattute le prime piante ed effettuati i trattamenti insetticida;

in caso di espansione del tarlo asiatico su tutto il territorio nazionale, i rischi riguarderebbero non solo le imprese agricole, ma anche, indirettamente, la popolazione, poiché le piante colpite dal tarlo, debilitate e fragili, sotto la pressione di eventi atmosferici rilevanti rischierebbero di crollare;

visto che è stata scoperta in tempo la presenza del tarlo asiatico e il focolaio è ancora abbastanza ristretto è necessario debellare sul nascere quella che potrebbe trasformarsi in una pericolosa infestazione sia per il territorio piemontese che per altre zone del nostro Paese;

è importante che si intensifichino i controlli sulle importazioni dall'estero di piante ed essenze vegetali, per scongiurare che diventino il vettore di diffusione per insetti alieni –:

quali iniziative intenda mettere in atto affinché il tarlo asiatico non si diffonda su tutto il territorio nazionale, in quanto potrebbe causare danni incalcolabili al comparto agricolo e forestale, se non adeguatamente confinato e debellato.

(5-00596)

Risponde il sottosegretario Pesce:

Premetto che questo ministero, conscio dei danni che possono colpire il comparto produttivo agricolo a causa della presenza del coleottero cerambicide anoplophora glabripennis, segue costantemente gli eventi con l’intendimento di privilegiare ogni tempestiva linea di azione che risulti utile ad evitare la diffusione del problema. Il coleottero cerambicide conosciuta anche come tarlo asiatico del fusto, è un insetto da quarantena per l’Unione europea che, con la decisione della commissione 893 del 9 giugno 2015 ha stabilito specifiche misure obbligatorie per impedirne l’introduzione e la diffusione. I servizi fitosanitari regionali effettuano monitoraggi annuali per individuare alberi e arbusti attaccati dal tarlo asiatico e nel caso di focolai accertatii vengono predisposti interventi di lotta quali trattamenti insetticidi sulle piante infestate seguiti da estirpo e distruzione nel periodo autunno invernale. La precoce individuazione dei focolai di infestazione è fondamentale per il contenimento e la possibile eradicazione dell’insetto nocivo evitando danni ingenti negli anni successivi ad alberi e arbusti di giardini, parchi, viali, frutteti e boschi. In data 18 settembre 2018 è stata riscontrata la presenza del patogeno, da parte del settore fitosanitario e servizi tecnico scientifici della regione Piemonte in collaborazione con i carabinieri forestali della sezione di Cuneo, nella frazione Madonna dell’Olmo del comune di Cuneo. Per ora il patogeno è presente in tre aree, nella stessa frazione di Cuneo, i cui due punti più lontani distano 900 metri circa. Allo stato attuale sono stati riscontrati segni di infestazione su aceri e su betulle. Si ipotizza che l’introduzione sia avvenuta con lo spostamento di imballaggi in legno e di pedane di carico, considerando la presenza di attività commerciali di detti materiali. La regione Piemonte ha già avviato i monitoraggi e i controlli nel vivaio presente a circa un chilometro dal punto infestato pià vicino nonche iniziative di informazione e di predisposizione del piano di intervento coinvolgendo l’amministrazione comunale di Cuneo. In data 21 settembre 2018 il ritrovamento è stato comunicato al servizio fitosanitario centrale di questo dicastero e in data 24 settembre notificato alla commissione Ue tramite il sistema Europhyt Outbreak. La problematica legata ai focolai in Piemonte è stata già oggetto di trattazione nel comitato fitosanitario nazionale del 18 e 19 settembre e questo ulteriore ritrovamento sarà discusso nella prossima riunione in programma per il 9 e 10 ottobre. Il comitato fitosanitaria nazionale ha già concordato di predisporre un piano di eradicazione dell’insetto per chiedere la contribuzione dell’Unione europea in applicazione del regolamento 652/2014 che finanzia le misure fitosanitarie di eradicazione fino al 50 per cento dei costi. Solo con la fattiva collaborazione della popolazione dell’area infestata è possibile intervenire con elevate probabilità di chiedere e ottenere eradicazione dell’insetto nell’arco di pochi anni riducendo danni economici e disagi per i cittadini coinvolti.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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