CONFAGRICOLTURA BRESCIA, ANNATA AGRARIA 2019: BENE SETTORE LATTE (+11%) MA CALANO IMPRESE AGRICOLE. NEL 2020 AVREMO DATI STRAVOLTI DA PANDEMIA, NO AI TAGLI PAC

“Il 2019 è stato un anno particolarmente positivo, ma avremo un quadro stravolto per quanto riguarda l’annata in corso. Abbiamo però dei dati che possono far riflettere sulle potenzialità della nostra provincia e del nostro modello di produzione. La nostra agricoltura dovrà essere supportata, non si può pensare con la nuova pac di tagliare fondi ad un settore strategico come il nostro”.

Così il Presidente di Confagricoltura Brescia, Giovanni Garbelli, presentando i dati dell’annata agraria 2019.

“Il 2019 si è chiuso con un valore della produzione lorda vendibile ancora in crescita rispetto all’anno precedente, attestandosi a 1,55 mld di euro (+1,38%). Incremento realizzato soprattutto grazie all’ottimo rendimento del settore del latte salito di quasi l’11% rispetto al 2018, con un valore passato da 527 mln a 584 mln di euro.

I settori zootecnici si sono mantenuti sui valori del 2018 con un leggerissimo calo per i bovini ed un +0,44% per i suini. Positivo il settore avicolo che cresce del +3% con un valore di 287 mln, diventando il settore agricolo più importante nella nostra agricoltura dopo quello del latte” prosegue.

“Il mercato florovivaistico e orticolo si attesta sugli stessi livelli del 2018 ma preoccupano le produzioni vegetali con un pesante -27% nei confronti della scorsa stagione. Abbiamo lavorato per portare all’attenzione del ministero alcune misure concrete per rispondere alla crisi del mais ed è di recente firma l’accordo di filiera per la valorizzazione del mais che prevede uno stanziamento di circa 30 mln dal ministro Bellanova” sottolinea Garbelli.

“Il settore olivicolo ha visto la produzione quasi azzerata mentre il settore vitivinicolo ha visto una contrazione nonostante il comparto rimanga tra i più vivaci dell’agricoltura bresciana. Cresce il settore dell’agroenergia.

Non si ferma il calo del numero delle imprese nella nostra provincia che si attestano a 9.804, quasi mille aziende in meno negli ultimi cinque anni. Stabile il numero degli occupati che sono circa 16.000” prosegue.

“Con l’inizio della pandemia alcuni settori sono stati colpiti in maniera particolarmente grave, ovvero l’agriturismo e il florovivaismo. Crisi importante anche quella del comparto vitivinicolo, per il quale si stanno cercando delle forme di flessibilità economica.

Stiamo inoltre lavorando con la filiera dei suini e del latte in modo da evitare speculazioni sui prezzi che andrebbero a colpire gli anelli più deboli, cioè i fornitori di materie prime”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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