CONFEURO: CASO BAYER, IL MODELLO AGROINDUSTRIALE CERTIFICA IL SUO FALLIMENTO

La decisione della Bayer di patteggiare il 75% delle cause contro la sua controllata Monsanto, certifica in modo chiaro il fallimento di un modello di agricoltura che non valorizza e non rispetta l’ambiente, ma persegue soprattutto il profitto a breve termine – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Al di là dei tecnicismi giuridici, mettendo sul tavolo una somma di oltre 10 miliardi di dollari la Bayer ha riconosciuto sostanzialmente i danni provocati all’ambiente e alle persone dal diserbante Roundup della Monsanto. La multinazionale ha quindi preferito correre ai ripari prima che i processi avviati nei tribunali statunitensi facessero il loro corso.

Riesce difficile comprendere il senso di un modello di sviluppo che causa gravi danni a tutti i soggetti coinvolti ed un enorme spreco di risorse pubbliche e private – continua Tiso. Alla radice della scelta agroecologica non c’è solo una nuova coscienza ambientale, ma anche la consapevolezza che il bilancio finale dell’attuale sistema produttivo agroindustriale è sicuramente negativo per l’economia e la società nel suo complesso.

L’uso indiscriminato dei pesticidi di sintesi può causare non solo danni irreversibili all’ambiente e alla biodiversità, ma anche gravi patologie alle persone. In questo campo, esistono ormai studi a sufficienza per indurre amministratori e politici a prendere le giuste decisioni a tutela dei consumatori. Nonostante ciò, l’utilizzo del glifosato, principio attivo del Roundup di Monsanto, è ancora consentito nell’Unione europea e lo sarà almeno fino al 15 dicembre 2022. Ci auguriamo che in questa fase di rilancio l’Italia e l’Europa abbiano finalmente il coraggio di scegliere un'altra via per l’agricoltura del futuro.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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