CONSORZI TUTELA, ODG E EMENDAMENTO SCAVALCANO MIPAAFT. TRA CHI E’ A FAVORE E CHI CONTRARIO. MENTRE I DEBITI DEI CONSORZI AGRARI NEL 2015 SFIORANO IL MILIARDO. I BILANCI

Ci si riprova. Prima in Commissione Agricoltura: presentato, ritirato, ripresentato con ricorso e 'bocciato'. Poi in aula, entro le 13 di oggi, un emendamento a firma Forza Italia e un ordine del giorno firmato Lega. Obiettivo: destrutturare il sistema della rappresentanza dei Consorzi di tutela delle eccellenze Dop e Igp del Made in Italy concendendo più spazio agli agricoltori. Ed è caos tra chi sostiene che è giusto per 'dare una rappresentanza equa e proporzionale" e chi è contrario e vuole aspettare il testo ad hoc del Mipaaft.

Un 'blitz' al decreto emergenze che ha allarmato il mondo agricolo tutto e buona parte di quello politico. E che darebbe spazio all'organizzazione degli agricoltori diretti per eccellenza, a scapito del sistema cooperativo.

Proprio quando il ministero delle Politiche agricole e del Turismo è al lavoro per redigere un testo ad hoc deputato a semplificare e riorganizzare il sistema attraverso la condivisione di tutti gli operatori della filiera.

Un 'tesoretto', quello dei consorzi tricolore che rappresentano di fatto per eccellenza il marchio made in Italy, che assume un peso significativo a livello economico e organizzativo.

Qui di seguito AGRICOLAE pubblica il testo dell'emendamento:

AC 1718

Emendamento

Dopo l’articolo ……. aggiungere il seguente:

Art………

(Disposizioni in materia di consorzi di tutela delle DOP e delle IGP)

 

  1. I consorzi di tutela dei prodotti appartenenti alle filiere del settore lattiero-caseario nonché della preparazione delle carni suine di cui all’articolo 53, comma 15, della legge 24 aprile 1998, n. 128, come modificato dalla legge 21 dicembre 1999, n. 526, devono assicurare una effettiva rappresentanza degli imprenditori agricoli negli organi amministrativi qualora il disciplinare del prodotto tutelato preveda che la zona di produzione dello stesso abbia estensione interregionale o regionale, ovvero comprenda almeno cinque province.
  2. La rappresentanza di cui al precedente comma si intende garantita qualora almeno un quarto degli amministratori sia nominato tra gli imprenditori agricoli soggetti al sistema di controllo e che non siano soci di cooperative o di altre forme associative già rappresentate.
  3. Non possono essere nominati amministratori dei consorzi di tutela:
  4. a) coloro che hanno riportato, con sentenza passata in giudicato, una condanna per reati contro l'igiene e la sanità pubblica, compresi i delitti di cui al libro II, Titolo VI, VII e VIII capo II del codice penale;
  5. b) coloro che siano stati sottoposti alle sanzioni amministrative di cui al decreto legislativo 11 novembre 2004, n. 297 e alle sanzioni alla legge 30 aprile 1962, n. 283.

Il divieto di nomina permane per la durata di cinque anni a decorrere dal giorno in cui la pena è stata scontata. Qualora la pena si sia estinta in altro modo, il termine di cinque anni decorre dal giorno del passaggio in giudicato della sentenza, salvo riabilitazione.

  1. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano ai consorzi di tutela
  2. Entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto i consorzi di tutela già riconosciuti sono tenuti ad adeguarsi alle disposizioni di cui ai precedenti commi. Il mancato adeguamento comporta la sospensione del riconoscimento di cui al citato articolo 53, comma 15.

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

La proposta è finalizzata a prevedere che nei consorzi costituiti per la tutela del prodotto DOP o IGP la cui zona di produzione, in virtù di quanto previsto dal disciplinare, comprenda cinque o più province ovvero sia estesa in ambito regionale o interregionale, risulti assicurata una rappresentanza degli imprenditori agricoli. Si ritiene opportuno, inoltre, circoscrivere l’ambito applicativo delle disposizioni alle filiere del settore lattiero-caseario nonché della preparazione delle carni suine.

A tal fine, si ritiene opportuno che almeno un terzo degli amministratori sia nominato tra gli imprenditori agricoli soggetti al sistema di controllo e che non siano soci di cooperative o di altre forme associative già rappresentate.

Attraverso le disposizioni oggetto di proposta si intende dar peso alla volontà di tali imprenditori in relazione alle decisioni assunte dai Consorzi di tutela che abbiano ricadute per il settore della produzione primaria.

Al fine di assicurare che il consorzio sia amministrato nell’interesse degli operatori della filiera e a garanzia della qualità e della reputazione dei prodotti, si ritiene opportuno individuare i casi in cui gli amministratori siano interdetti dall’attribuzione di cariche sociali.

Quella dei consorzi, in un modo o nell'altro o che siano agrari o di tutela del made in Italy, resta sempre una partita aperta. E non sempre va a finire bene.

Per saperne di più era stato scritto:

FEDERCONSORZI, BILANCI ALLA MANO I NUMERI DEI ‘GRANDI’: 989,3 MLN DI DEBITO E 20 MLN DI EURO DI INTERESSI PASSIVI ANNUI

Quanto valgono i consorzi agrari, oggi?

Stando alle visure camerali relative al 2015 e le analisi dei bilanci, sembrerebbe che quella dei consorzi sia una partita a perdere. La perdita complessiva si aggira a 989 milioni di euro per interessi bancari da pagare all’anno – fra tutti i consorzi – di circa 20 milioni di euro.

Per quanto riguarda il Cap Emilia, nel 2013 i crediti verso i clienti erano di 60,9 milioni di euro, nel 2014 62,8 mln, e nel 2016 57,3 milioni. Ma al contempo i debiti verso le banche risultavano essere 57,6 nel 2013; 63,5 nel 2014; e 64,6 nel 2015. Per un utile/perdita che passa da -1,9 nel 2013 a -5,3 nel 2015. Anche il valore della produzione cala: passa da 244,9 milioni nel 2013 a 227,2 mln nel 2015 per costi di produzione che si aggirano, nello stesso anno, a 228,3 milioni di euro. Con 3 milioni di euro di interessi e oneri finanziari.

Simile situazione quella del Calve: nel 2014 passa da 122 milioni di crediti verso i clienti a 171. ma il totale crediti passa da 141,4 a 126,4 mln. In aumento i debiti verso le banche: da 185,6 milioni di euro nel 2014 passa a 191,9mln nel 2015. Per un totale debiti, nel 2015 che ammonta a 329,2 milioni di euro. Gli interessi e oneri finanziari sono pari a 7,4 milioni di euro nel 2015.

Il Cap Friuli passa da 39,5 milioni di euro di crediti verso i clienti nel 2013 a 40,2 milioni nel 2014. Per un totale debiti di 89,5 milioni. E un milione di interessi.

Anche il Cap Adriatico sembra non passarsela bene: anche se i crediti verso i clienti passano da 58,2 mln nel 2013 a 60 mln nel 2014, il totale dei debiti sale  da 114,3 a 120,9 milioni di euro. Il valore della produzione è poco superiore ai costi: 179,6 mln contro 170,5 mln.

Se la passa meglio il Pastificio Chigi, che ha diminuito i debiti: da 41,1 mln nel 2015 passa a 39,5 mln nel 2016. Dimezzando gli oneri e interessi: da 1,5 mln a 764mila euro. Il Cap Siena è invece piuttosto stabile, il totale debiti passa da 75,5 mln a 78,3 mln nel 2015 per un totale di interessi annui pari a 1,3 mln. Il Cap Sardegna presenta al 2015 un totale debiti di 63,8 milioni di euro. Per interessi finanziari pari a 2,7 milioni di euro l’anno. Poi il Cap Cremona, che passa da 93,8 milioni di euro di debiti nel 2013 a 87,9 milioni di euro nel 2104 per interessi pari a 1,8 milioni all’anno. E infine il Cap Ancora presenta nel 2015 debiti per 45,8 milioni (nel 2014 erano 49,1) per interessi annui apri a 1,5 milioni di euro.

Quello che stupisce – analizzando i bilanci – è l’equazione tra valore della produzione e costi: in quasi tutti i casi si equiparano o è a perdere:

il Cap Emilia ha valori di produzione nel 2015 di 227,2 mln contro costi pari a 228,3; il Calve ha un valore di produzione di 467,9 milioni contro 453,7 di costi; il Cap Friuli ‘vale’ in termini di produzione 149,6 per costi di 149,6; Il Cap Adriatico ha un valore di produzione di 170,9 mln contro costi per 170,5 mln; il Pastificio Chigi a un valore di 4 mln di produzione a fronte di 6,1 mln di costi; il Cap Siena 97,1 milioni contro 100,6 mln di costi; il Cap sardegna 74,2 mln di valore contro 70,9 mln di costi; il Cap Cremona ha un valore di 188,5 mln contro 186,3 milioni di costi; e infine il Cap Ancona ha un valora di 73,8 mln contro 72,6 mln di costi.

Agricolae pubblica di seguito alcuni dei bilanci e la tabella delle stime

LA SCHEDA Quadro cap

bilancio consorzio adriatico

bilancio consorzio friuli

calve3

capemilia

chigi

Bil2015 CAP Si

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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