CONSUMI ITTICI NATALIZI, L’ANDAMENTO DEL MERCATO IN RICERCA SWG /LEGA PESCA

Il picco natalizio di consumi ittici si colloca nel quadro di un mercato in riduzione, in cui calano i consumi domestici, si riducono le vendite in pescheria, e si consuma più pesce solo al ristorante, ma solo nelle occasioni speciali, come quelle di fine anno. E' quanto emerge da una nuova indagine SWG commissionata da Lega Pesca (Progetto FEP Puglia). Se nel 2010 la maggioranza degli italiani si recava al ristorante per mangiare prodotti ittici in modo costante, ora la maggior parte dichiara un consumo stagionale, concentrato nei mesi estivi e per le tavole delle feste.

I consumi domestici sono in riduzione. Sale dal 2% al 4% la percentuale di famiglie che hanno eliminato il pesce dalla lista della spesa nel 2013, e il consumo stabile nell'arco dell'anno risulta penalizzato a favore di un consumo più stagionale, concentrato nelle occasioni speciali o in una parte dei mesi estivi. Calano anche nell'ultimo triennio i valori della spesa media mensile a famiglia, sia nel caso di un consumo costante ( da € 79 a € 61) che stagionale, da € 61 a € 41). Tra i canali d'acquisto, il 28% delle famiglie ha iniziato ad approvvigionarsi direttamente dai pescatori, con punte nel Nord-Est e nelle Isole. Nel complesso, il 49% del pesce è acquistato presso la GDO, 30% in pescheria, 13% mercati rionali o bancarelle, 5% direttamente dai pescatori a miglio O. Anche le prospettive non sono ottimistiche: sale dal 6% al 14% la percentuale di famiglie che prevedono di diminuire i consumi nel prossimo anno.

Il calo delle vendite in pescheria. Rispetto al 2010 la situazione del mercato appare pesantemente inficiata dalla crisi: L'’88% dei gestori/titolari di pescherie dichiara di aver subito un calo delle vendite, trainate principalmente dal prezzo. La distribuzione delle vendite, rispetto al 2010, vede un aumento del sell in del prodotto nazionale, in particolare aumenta nei punti vendita specializzati la quota di fresco nazionale ( dal 54% del 2010 al 65% del 2013) i cui punti di forza risultano la freschezza e la qualità degli allevamenti un miglior rapporto qualità/prezzo. Sale dal 12% al 19% l'approvvigionamento diretto dai pescatori. I prodotti ittici italiani, confermando il dato del 2010, hanno un costo che incide meno sulla spesa totale e crea la parte dominante del fatturato.

Il consumo fuori casa, più ridotto rispetto al consumo domestico, ha mostrato una diffusione in aumento (+ 8%) rispetto al 2010. In aumento però solo il consumo stagionale (53%) e con una frequenza ridotta. Sembra quindi che le famiglie non vogliano rinunciare a consumare prodotti ittici fuori casa, ma cercano di tagliare le spese riducendo le occasioni, in molti casi circoscrivendolo nel periodo delle festività/ferie/vacanze. Le previsioni di consumo sono di segno negativo, il saldo tra la previsione di aumento (7%) e quella di riduzione dei consumi ( 31%) è a netto vantaggio dell’ultimo. Anche tra i ristoratori, le previsioni per il prossimo futuro sono per il 57% dei titolari di segno negativo. Inoltre, la categoria si aspetta un aumento dei prezzi dei prodotti ittici. Tendenzialmente, negli esercizi di ristorazione è cresciuto il consumo di pesce di mare (+10%) , seguito dai molluschi – anch’essi in crescita (+18%) dai crostacei (+17%) e da ultimo, dai pesci d’acqua dolce (+15%).

Il 59% dei titolari/gestori di esercizi di ristorazione conosce e serve il cosiddetto ‘pesce povero’, chi non lo utilizza dichiara una resistenza da parte della clientela che potrebbe celare anche una certa difficoltà nella preparazione. Le specie ittiche pregiate appaiono in recessione: tendenzialmente si riduce l’acquisto di prodotti in fascia di spesa alta. Aumenta la diffusione dei ristoratori che acquistano presso punti vendita al dettaglio e direttamente dai pescatori (anche se la quantità di prodotto è ridotta). Costante e prioritario il canale dell’ingrosso. Aumenta dell'11% l’impiego di prodotti importati, cui corrisponde anche un accresciuto livello di fiducia. Aumenta l'offerta di fresco ( +16%) e di pescato (+9%) e si estende la fiducia nei prodotti provenienti da allevamenti.

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pesca-trainaAumenta nel 2013 il consumo fuori casa ma con frequenza e capacità di spesa inferiore rispetto al 2010, cresce l'interesse verso i prodotti e le preparazioni nuove, "etniche" o "tipiche", mentre arretra la preferenza accordata al prodotto italiano, anche se l'estesa ricerca della convenienza stimola l'avvicinamento al "pesce povero". Unico gruppo rimasto invariato (16%) è quello dei gourmand che consumano senza badare a spese, seguendo l'unico criterio del proprio gusto. Queste le principali novità nelle tendenze del consumo dei prodotti ittici emerse in una nuova indagine SWG commissionata da Lega Pesca (Progetto FEP Puglia), che aggiorna rilevamenti del 2010.

A prescindere dal plebiscitario riconoscimento dell’importanza del pesce per salute e forma fisica, risulta in calo dal 76% al 67% la quota di responsabili degli acquisti che dichiarano di preferire prodotto italiano. Si riduce la distanza tra percepito di qualità dei prodotti ittici italiani e quello dei prodotti ittici provenienti dall’estero: sale dal 15 al 25% la percentuale di consumatori che li considera entrambi sicuri, scende dal 68% al 57% quella di chi considera più sicuro il prodotto italiano.

Un dato tendenziale che registriamo con preoccupazione - dichiara Ettore Ianì, presidente di Lega Pesca, rilevando che il settore produttivo, per tutelare il lavoro e fornire garanzie ai consumatori, sarà chiamato a valorizzare sempre più il prodotto nazionale sui mercati, arricchendo le informazioni volontarie in etichetta (area di cattura, attrezzo), le certificazioni, come il biologico per l'acquacoltura, o le politiche di marchio. Ai consumatori, d'altra parte, che emerge gradirebbero in etichetta anche la data di congelamento, rimane la responsabilità di pretendere sempre la carta di identità del pesce che consumano, come prima regola per evitare truffe e raggiri.

Siamo evidentemente di fronte agli effetti di una crisi economica, che oltre ad alterare la frequenza di consumo e la spesa sta modificando anche le scelte e genererà nuove abitudini e gusti, anche se non certo quella che renderà nelle prossime settimane i prodotti ittici protagonisti delle tavole natalizie. Un'analisi condotta dal Centro Studi di Lega Pesca prevede confermato il sensibile aumento di consumo stagionale, con un approvvigionamento nazionale che sarà agevolato dall'autorizzazione ministeriale all'esercizio della pesca arrivata oggi per i giorni 21 e 22, 28 e 29 dicembre. Un via libera dettato da una eccezionale domanda del mercato, sottolinea Lega Pesca, che non deve, però, preoccupare gli ambientalisti, perché entro il 28 febbraio 2014 i pescherecci dovranno recuperare questi giorni di attività con altrettanti giorni di fermo.

Il carrello natalizio segnerà le consuete, ma sempre più contenute, oscillazioni di prezzo per prodotti più richiesti, come capitoni, baccalà e stoccafissi, crostacei e specie pregiate di cattura, anche se, sottolinea Lega Pesca, come al solito i ricarichi sono imputabili alla lunga serie di intermediazioni commerciali che gravano sul prezzo del prodotto e di cui i produttori non beneficeranno che in maniera molto contenuta.

Consumo domestico. Nel confronto tra pescato e prodotti di allevamento continua ad ottenere maggiori preferenze il primo ma il livello di fiducia del secondo sta crescendo ( dal 14% al 23% l'aumento di consumatori che considera più sicuro il pesce di allevamento). Fatta eccezione per i giorni delle festività, aumenta la necessità di risparmiare tempo in cucina. I preferiti sono sempre i pesci di mare (soprattutto tonno, orata, nasello e alici), ma è in aumento il consumo di molluschi e frutti di mare, crostacei, particolarmente apprezzati nel periodo natalizio, i pesci di acqua dolce (salmone al primo posto – che attualmente è presente in modo continuativo e diffuso nella GDO). Il primato del fresco viene eroso da un aumento del consumo di pesce in scatola ( +3%), di surgelato (+ 14%) e surgelato già pronto ( + 9%). Il 36% delle famiglie, maggiormente nel Centro, Sud e Isole, conosce e consuma pesce povero (aguglia, melù, palamita, razza, pesce sciabola, sugarello, etc.). Il 26% delle famiglie non lo conosce, il 38% lo conosce ma non lo consuma. Risulta pari al 15% delle famiglie il mercato potenziale, inespresso per l'assenza di prodotto nei punti vendita di riferimento. E' risultato in aumento rispetto al 2010 il consumo di tonno (+10%) , salmone (+15%) , merluzzo e nasello (+7%) , baccalà (+ 6%) , spigola e branzino (+8%) , pesce spada (+7%) Tra i crostacei, gamberi (+8%) e scampi (+4%). Tra i molluschi cozze (+10%) e vongole (+7%).

 

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