CORONAVIRUS, TARRO: APPLICAZIONE VACCINO CI DIRÀ SE VALIDO SU POSSIBILI VARIANTI. OMS DICE CHE ITALIA HA DIMEZZATO POSTI TERAPIA INTENSIVA, FRANCIA RADDOPPIATIDAI MEDIA EVITARE ANSIA E PANICO, NEL 2019 10.000 MORTI DA INFLUENZA

“Un vaccino specifico che prevenga la diffusione di questa epidemia da COVID-19 deve essere preparato con tempi minimi che tengano presente la sicurezza del suo uso e quindi una etica di somministrazione con tempi indicati dall'OMS fino a 18 mesi, ma soltanto l'applicazione del vaccino, che verrà prodotto nei riguardi dell'originale Covid-19, ci potrà dare una risposta sulla sua efficacia. Solo successivamente sapremo se sarà altrettanto utile per le sue possibili varianti. Per l'acquisto non credo che ci saranno problemi, per la sua utilizzazione ed efficacia sarà un altro aspetto”. Così ad AGRICOLAE Giulio Tarro, già professore di virologia oncologica dell’Università di Napoli e primario emerito dell’Ospedale “D. Cotugno”. Numerosi invece i farmaci che possono rivelarsi utili a contrastare il virus: “Il Remdevisir usato per l’Ebola, la Clorochina (Plaquenil) già come antimalarico adesso di routine in Francia, inibitori delle proteasi del virus dell’AIDS come Ritonavir e Lopinavir, Vit C a grammi e in particolare l’Avigan, che ha avuto un riscontro positivo in Giappone dove è stato prodotto. Adesso in Italia verrà utilizzato nella regione Veneto e quella della Lombardia” dichiara Tarro. “L'ultima sperimentazione clinica con il TOCILIZUMAB l’immunosoppressore dell’artrite reumatoide, mi lascia perplesso perché è un prodotto poco malleabile e non può certo risolvere il 98% dell’epidemia. Non stimo perciò che ne valga la pena, riducendo ulteriormente la risposta immune al virus del paziente e lasciandolo scoperto alla reinfezione” sottolinea. Per stabilire una data che segni la fine della fase emergenziale nel nostro paese e un progressivo ritorno alla normalità bisogna confrontarsi con l’esperienza cinese, sottolinea il virologo. “In Cina l’epidemia è iniziata a novembre-dicembre, ed è stata comunicata ufficialmente il 31 dicembre dall’Organizzazione mondiale della sanità. Abbiamo avuto un picco sicuramente che è stato a gennaio, sempre a crescere, e a febbraio. Poi è cominciata a scendere, e ora in Cina l’epidemia non c’è più. Perché noi dovremmo avere un aspetto diverso? Le misure restrittive imposte alla popolazione daranno il loro effetto quando questo picco comincerà la sua discesa come sembra avvenire dal 22 marzo e poi dal 28. D'altra parte l'epidemia in Cina è già terminata” evidenzia Tarro. “Abbiamo un bollettino di guerra. Anziché dire cosa è successo e perché è successo, perché non hanno detto che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il nostro Paese ha dimezzato i posti letti per la terapia intensiva, passati da 575 per 100.000 abitanti, a 275 attuali? Questo per una politica che ha sbagliato, a livello sanitario, dal 1997 al 2015. Nemmeno quando è scoppiata l’epidemia attuale in Cina abbiamo fatto niente per raddoppiare i posti letto, come hanno fatto i francesi. Non è stato fatto niente. La Cina ha fatto tre ospedali in due settimane, noi stiamo ancora facendo distinzioni se dobbiamo soccorrere prima i giovani o gli anziani, che sono pieni di problemi. Abbiamo delle situazioni a livello non solo culturale, ma etico, proprio indecenti” prosegue. “Fino a meno di 20 anni addietro i coronavirus rappresentavano una famiglia virale che durante il periodo invernale causava dal 10 al 30% dei raffreddori. L’epidemia da Covid-19 in Cina è terminata e adesso spetterà a noi, purtroppo pagando un tributo maggiore di vittime soprattutto basato sulla confusione che regna tra i governanti, i tuttologi e l’informazione che non distingue la verità dalle fake news. Se guardiamo a Milano che è sempre stata il fiore all’occhiello della sanità italiana, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli” continua il virologo. “Noi dobbiamo sperare da una parte nell’ambiente, sicuramente migliore e quindi contrario al virus. E poi alle esperienze precedenti, come a Napoli, in cui siamo riusciti a passare il colera, il male oscuro, la salmonellosi e le varie influenze recenti, l'aviaria e la suina quando i valori dei contagiati e le stesse mortalità ne hanno fatto la prima regione italiana, distinguendosi però per la buona sanità, ossia una diagnosi vera rispetto al resto dell'Italia”. “Per permettere alle strutture sanitarie interventi mirati dobbiamo fare a meno di una informazione che provoca ansia e piena di falsi appelli "a non farsi prendere dal panico", perché, ad esempio, l’anno scorso abbiamo avuto un’influenza per sei milioni di italiani, con 10.000 morti. E lo stesso Istituto superiore di sanità dice che praticamente il 98% dei morti sicuramente non muore per il coronavirus, sebbene ci sia stato un concentrato di pazienti che hanno avuto bisogno di terapie intensive, facendo scoppiare il problema sanitario”.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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