AGRICOLTURA: CORTE UE, CONCERTAZIONE SU PREZZI TRA PIÙ OP E AOP NON SFUGGE A DIVIETO INTESE

AGRICOLTURA: CORTE UE, CONCERTAZIONE SU PREZZI TRA PIÙ OP E AOP NON SFUGGE A DIVIETO INTESE

AGRICOLTURA: CORTE UE, CONCERTAZIONE SU PREZZI TRA PIÙ OP E AOP NON SFUGGE A DIVIETO INTESE

La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che “Una concertazione sui prezzi e sui quantitativi tra più organizzazioni di produttori agricoli e associazioni di tali organizzazioni può costituire un'intesa ai sensi del diritto della concorrenza”. Per la Corte tale pratica è invece “consentita all'interno di una medesima organizzazione di produttori o di una medesima associazione di organizzazioni di produttori se risponde in maniera proporzionata agli obiettivi assegnati a tale organizzazione o associazione”.

“Nel 2012 – ricordano i giudici -, l'autorità francese garante della concorrenza ha sanzionato alcune pratiche giudicate anticoncorrenziali nel settore della produzione e della commercializzazione dell’indivia. Tali pratiche, poste in essere da organizzazioni di produttori (OP), da associazioni di organizzazioni di produttori (AOP), nonché da diversi organismi e società, consistevano essenzialmente in una concertazione sul prezzo dell’indivia e sui quantitativi immessi sul mercato nonché in uno scambio di informazioni strategiche.

Per contestare l’ammenda di quasi 4 milioni di euro che era stata loro inflitta, le organizzazioni di produttori e gli altri enti sanzionati si sono rivolti alla giustizia francese sostenendo che le loro pratiche non rientrano nel divieto delle intese sancito dal diritto dell’Unione in quanto si collocano nell'ambito della politica agricola comune (PAC). Essi sostengono, in particolare, che le organizzazioni di produttori e le loro associazioni hanno, in forza del diritto dell’Unione1 , il compito di stabilizzare i prezzi alla produzione e di adeguare la produzione alla domanda.

La Corte di cassazione francese, investita di tale questione, chiede alla Corte di giustizia chiarimenti in merito. Con l’odierna sentenza, la Corte ricorda, innanzitutto, che, in forza del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), la PAC ha la preminenza sugli obiettivi della concorrenza, e pertanto il legislatore dell’Unione può escludere dall’ambito di applicazione del diritto della concorrenza alcune pratiche che, al di fuori della PAC, dovrebbero essere qualificate come anticoncorrenziali. In particolare, nel settore degli ortofrutticoli, le pratiche necessarie affinché le OP e le AOP raggiungano uno o più degli obiettivi loro assegnati dal diritto dell’Unione (ossia assicurare che la produzione sia pianificata e adeguata in funzione della domanda, concentrare l’offerta e immettere sul mercato la produzione, ottimizzare i costi di produzione e stabilizzare i prezzi alla produzione) possono sfuggire al divieto delle intese previsto dal TFUE.

La Corte ricorda, tuttavia, che le organizzazioni comuni dei mercati dei prodotti agricoli non costituiscono uno spazio senza concorrenza.

La Corte ne deduce, anzitutto, che le pratiche adottate all’interno di un ente non riconosciuto da uno Stato membro per perseguire uno degli obiettivi assegnati alle OP e alle AOP non possono sfuggire al divieto delle intese (solo gli enti debitamente riconosciuti dagli Stati membri sono, infatti, legittimati ad attuare gli obiettivi dell’organizzazione comune del mercato interessato).

La Corte dichiara, poi, che, nel caso in cui le pratiche siano attuate da un'OP o un'AOP debitamente riconosciuta da uno Stato membro, esse devono rimanere interne a tale sola OP o AOP per poter sfuggire al divieto delle intese. Infatti, i compiti affidati alle OP e alle AOP possono giustificare talune forme di coordinamento o di concertazione soltanto tra produttori membri della medesima OP o AOP riconosciuta da uno Stato membro.

Ne consegue che gli accordi o le pratiche concordate che siano convenuti non all’interno di un’OP o di un’AOP, ma tra più OP e/o AOP, eccedono quanto necessario per l’assolvimento di tali compiti. La Corte conclude che le pratiche in essere tra più OP o AOP e, a maggior ragione, le pratiche che coinvolgono, oltre a tali OP o AOP, enti non riconosciuti da uno Stato membro nell’ambito dell’attuazione della PAC nel settore di cui trattasi, non possono sfuggire al divieto delle intese.

Per quanto riguarda le pratiche concordate tra i produttori membri di una medesima OP o AOP riconosciuta da uno Stato membro, la Corte precisa che solo le pratiche che rientrano effettivamente e rigorosamente nel perseguimento degli obiettivi assegnati all'OP o all'AOP considerata possono sfuggire al divieto delle intese.

Può essere questo il caso, in particolare, degli scambi di informazioni strategiche, del coordinamento del volume di prodotti agricoli immessi sul mercato, nonché del coordinamento della politica tariffaria dei singoli produttori agricoli, qualora tali pratiche mirino effettivamente a realizzare gli obiettivi assegnati alle OP/AOP considerate e siano strettamente proporzionate agli stessi.

Per contro, la fissazione collettiva di prezzi minimi di vendita all’interno di un’OP o di un’AOP non può essere considerata proporzionata agli obiettivi di stabilizzazione dei prezzi o di concentrazione dell’offerta, qualora non consenta ai produttori che provvedono essi stessi a smaltire la propria produzione di praticare un prezzo inferiore a tali prezzi minimi e abbia l’effetto di abbassare il livello già ridotto di concorrenza esistente sui mercati di prodotti agricoli.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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