COVID 19, L’EDITORIALE DI COMEGNA: STRUTTURA UE INADEGUATA. UNICO STRUMENTO DI EMERGENZA, LA RISERVA DI CRISI PER FRONTEGGIARE SITUAZIONI INATTESE (ART 219-222 OCM UNICA), NON E’ STATA MOBILITATASI RESTI RAZIONALI E NON EMOTIVI

L’Unione europea si è mobilitata, seppur in ritardo, per dare una propria risposta alle difficoltà che il settore agricolo sta incontrando per effetto dell’emergenza sanitaria in corso. C’è stata una fase iniziale di inerzia, durata circa due settimane, durante la quale le istituzioni comunitarie hanno manifestato una certa indifferenza rispetto al problema, ritenendolo di interesse circoscritto al nostro paese.

Dopo alcuni giorni, quando si è compreso che l’epidemia si diffondeva ovunque, l’approccio è mutato ed è iniziata una mobilitazione comunitaria su diversi fronti, in particolare sulle regole che sovraintendono al funzionamento del mercato interno, della politica agricola e dei fondi strutturali.

C’è però una questione che deve essere messa in evidenza. Cosi come è oggi impostato, il funzionamento del bilancio dell’Unione europea, non è in grado di affrontare situazioni gravi di emergenza come quella che si sta vivendo in questo momento. Non dispone degli strumenti necessari a mobilitare risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quelle ordinarie del bilancio pluriennale, in modo da mettere in campo delle politiche davvero efficaci.

Quanto accaduto con l’intesa sancita a livello di Eurogruppo è una testimonianza delle difficoltà ad agire in linea con le diffuse ambizioni. I cosiddetti quattro pilastri dell’accordo tra i ministri dell’area economica sono sostanzialmente strumenti finanziari e quindi prestiti per i Paesi membri e non interventi che si concretizzano nell’erogazione di contributi pubblici a fondo perduto per l’indennizzo dei danni e per favorire la ripresa economica.

Quello che vale per l’Unione europea in generale è vero anche quando si osserva ciò che avviene per il settore agricolo. Finora, sono state varate delle misure, ma senza aggiungere nuove risorse finanziarie a quelle già disponibili all'interno della PAC. Anzi, l’unico strumento di emergenza che è la riserva di crisi per fronteggiare situazioni inattese (articoli 219-222 dell’ocm unica), non è stata mobilitata.

Di conseguenza l’onere di contrastare gli effetti dannosi dell’emergenza sanitaria ricade esclusivamente sui Paesi membri, i quali a loro volta non sempre hanno una solidità economica e finanziaria tale da poter intervenire in modo adeguato mobilitando risorse proprie. È questo il caso dell’Italia, nonostante la buona volontà da parte della classe politica a ricercare tutte le modalità possibili per fornire una risposta adeguata.

Ci sono alcune proposte in campo che si basano su una forte e immediata iniezione di liquidità a favore delle imprese agricole. Purtroppo, per questo tipo di operazioni è necessario ricorrere a enormi risorse finanziarie: si parla di alcuni miliardi di euro da trovare entro la fine del corrente anno.

Quando osserviamo con realismo la situazione del bilancio nazionale e dell’Unione europea, sia quello corrente che quello futuro, ci si rende conto come difficilmente tali cifre potranno essere rese disponibili.

Molti invocano la decisione di ricorrere alle risorse non ancora utilizzate della politica di sviluppo rurale 2014-2020. Purtroppo, sia le Regioni con i propri PSR che il Ministero con il programma nazionale, hanno impegnato una quota maggioritaria dei fondi disponibili e resta una piccola porzione, la quale non può essere del tutto distolta dalle attuali destinazioni.

Un ragionamento analogo si può fare per le nuove risorse della PAC contenute nel bilancio pluriennale 2021-2027 che inizieranno ad essere utilizzate dal prossimo 16 di ottobre che, come noto, segna l’inizio dell’anno finanziario 2021, le cui risorse serviranno a pagare le domande di pagamento che gli agricoltori e gli altri beneficiari presentano nel 2020.

Anche in questo caso i margini di manovra sono circoscritti, in quanto circa il 60% dei fondi della PAC (quota europea e cofinanziamento nazionale) dovrà essere utilizzata per i pagamenti diretti annuali e per le altre misure del primo pilastro. Il rimanente 40% è disponibile per la fase transitoria dei programmi di sviluppo rurale, con una buona fetta di tali risorse che non può essere distolta, perché da utilizzare per dare continuità ad alcune importanti misure della politica di sviluppo rurale (impegni agroambientali, gestione del rischio).

Pertanto, la speranza nutrita da chi propone delle ricette del tipo “helicopter money” è destinata ad essere disattesa, a meno che non dovessero intervenire clamorose decisioni con le quali si decidono nuovi stanziamenti sul bilancio comunitario o su quello nazionale, ma la probabilità che ciò avvenga è realisticamente molto bassa.

Tutto ciò considerato, la migliore soluzione che può essere messa ragionevolmente in campo è quella di indirizzare i limitati fondi disponibili laddove si avvertono le necessità più impellenti. Del resto, l’esperienza di queste prime settimane ha dimostrato come gli effetti economici non siano omogenei, ma cambiano in base alle specifiche situazioni concrete: gli economisti parlano di impatto economico asimmetrico.

Non manca in questo momento di grave difficoltà economica e sociale, chi registra vantaggi economici, anche di non trascurabili proporzioni, a fronte di soggetti imprenditoriali che invece stanno subendo perdite molto gravi. Una indiscriminata iniezione di liquidità, oltre che essere di difficile attuazione, sarebbe anche poco selettiva e con effetti imparziali.

In conclusione, in questo momento, sarebbe opportuno evitare la smania di utilizzare le poche risorse pubbliche disponibili nel più breve tempo possibile e convertirsi verso un approccio meno emotivo e più razionale.

 

Ermanno Comegna

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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