DAL CDM OK AL COLLEGATO AGRICOLO. MARTINA E CASTIGLIONE: NASCE BRAND MADE IN ITALY. POI RETE DI IMPRESE, SEMPLIFICAZIONE, E SBUROCRATIZZAZIONEAGEACONTROL “MUORE” SOSTITUITA DA POTENZIAMENTO NAC. ISA IN ISMEA E INEA NEL CRA. ECCO IL TESTO

valagro_biostimolanti_fertilizzanti_concimiSemplificazione, sburocratizzazione, rete di impresa, internazionalizzazione e accesso al credito. Ma anche un riordino degli enti vigilati dal ministero delle Politiche agricole - a partire dall'Agea - e la creazione di un brand made in Italy. Tutto e questo e non solo nel Collegato relativo a misure per l'agricoltura e l'agroalimentare e la pesca alla Stabilità approvato in Consiglio dei ministri. “Grazie al presidente per il lavoro che ha svolto il ministro De Girolamo e il premier Letta. I provvedimenti seguono il tema della sburocratizzazione, della semplificazione, internazionalizzazione e dell’accesso al credito. Segnali molto importanti”, spiega il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione in conferenza stampa di Palazzo Chigi nel presentare il Collegato all’agricoltura e all’agroalimentare. “Uno degli articoli più importanti è quello relativo alla semplificazione. Esempio ne è la riduzione da 180 a 60 giorni per l’assenzio/assenzio sui procedimenti amministrativi”. Se questa misura “la uniamo alle nuove risorse della Pac destinate ai giovani – spiega Castiglione - è un mix molto significativo”. Tante le novità sul tema della semplificazione dei controlli: “gli organismi deputati ai controlli nel mondo agricolo purtroppo sono molti”, spiega. “Con la norma prevista nel Collegato si prevede un rafforzamento del coordinamneto al fine di evitare le sovrapposizione e la duplicazione dei contorlli. Con tanto di verbale per evitare la duplicazione dei controlli”.

Conferenza stampa UPI su diminuzione costi politicaPrevista poi anche l’introduzione di un interscambio di dati informatici. “Le amministrazioni avranno la possibilità di scambiarsi i dati su base informatica”, spiega ancora Castiglione. Poi un settore strategico è quello dell’agricoltura biologica “per la quale abbiamo previsto una semplificazione delle procedure seguendo i dettami comunitari. Con un sistema informativo per il biologico il settore avrà un informatizzazione per ridurre gli adempimenti burocratici”.

Altro tema centrale la riorganizzazione degli enti vigilati dal Mipaaf. “Con una delega apposita se ne fissano i principi dando – entro 12 mesi - una maggiore efficienza agli enti. E prevista una valorizzazione delle risorse interne dei vari enti e la destinazione del 50 per cento delle risorse recuperate dalla razionalizzazione saranno destinate al comparto agroalimentare”, prosegue il sottosegretario. Anche per favorire l’internazionalizzazione e il made in Italy”.

Tra gli enti “riorganizzati” protagonista sarà Agea. “Si concentreranno le attività in capo al ministero delle Politiche agricole e si prevede la soppressione di Agecontrol potenziando il nucleo dei carabinieri delle Politiche agricole”, prosegue ancora. “In un ottica di riordino sarà prevista anche la soppressione dell’Inea le cui funzioni saranno trasferite al Cra. Mentre l’Isa confluirà nell’Ismea”.

Poi il credito di imposta fino a un massimo del 40 per cento per i nuovi investimenti guardando ai mercati esteri. “Destineremo 12,5 milioni di euro, 5 per i primi due anni e 2,5 per il 2016 per favorire ulteriormente l’espansione delle nostre imprese agricole all’estero”.

ma“Tra i provvedimenti – spiega invece il sottosegretario con delega all’Expo Maurizio Martina – c’è l’avvio di un percorso “molto ambizioso legato alla creazione di un tavolo al Mipaaf con tutte le organizzazioni per l’identificazione di un brand per il made in Italy italiano per portare a sistema uno dei patrimoni dell’economia italiana che si sviluppa intorno al settore agricolo e agroalimentare che produce più di 250 miliardi di euro di fatturato l’anno e rappresenta il 17 per cento del Pil”. Processo che sarà fatto “nel pieno rispetto della Comunità europea senza rinunciare a costruire un punto di originalità dei prodotti italiani”.

Per quanto riguarda le Calamità naturali nel provvedimento – prosegue Martina, “identifichiamo con una delega al governo un provvedimento per innovare gli strumenti di sostegno al reddito per gli agricoltori in particolare per la gestione del rischio lavorando anche sulle nuove opportunità che la Pac ci offre sulla stabilizzazione del reddito delle imprese agricole”. Una delle linee fissate è quella scaturita dall’accordo con le regioni per quanto riguarda il Psr: si tratta, spiega, “di risorse potenziali per 1,6 miliardi di euro per i prossimi 7 anni”.

Poi sostegno all’imprenditorialità agricola ai giovani sotto i 40 anni attraverso una misura che agevola mutui a tasso zero per dieci anni per investimenti fino a un milione e mezzo.

“Sosterremo le reti di impresa”, spiega infine Martina. “Decideremo di lavorare con le imprese che sviluppano i contratti di rete per aggregare ed evitare lo spappolamento in mille rivoli. Anche andando alla ricerca dell’innovazione”. Ultimo punto, conclude, “il sostegno all’agricoltura sociale e ai prodotti a filiera corta”.

 

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Qui di seguito Agricolae riporta il Collegato alla data del 24 gennaio, quando doveva entrare in Cdm

 

 COLLEGATO STABILITA PER AGRICOLTURA, AGROALIMENTARE E PESCA

 

Qui di seguito Agricolae riporta la relazione illustrativa

 

TITOLO I

Disposizioni in materia di semplificazione

 

Art. 1.

(Semplificazioni in materia di controlli).

 

Il complesso sistema dei controlli che caratterizza il settore agricolo, pur necessario per garantire il rispetto delle regole che governano l’attività imprenditoriale del settore, si caratterizza per la presenza di una pluralità di organi di vigilanza nella maggior parte dei casi completamente autonomi uno dall’altro ed appartenenti ad amministrazioni diverse ma con competenze in alcuni casi analoghe o sovrapponibili. Questa situazione comporta di fatto che le aziende agricole siano sottoposte in momenti diversi, ma con riferimento agli stessi periodi e alle stesse materie, a controlli da parte dei vari organi di vigilanza (INPS, INAIL, DPL, ASL, Agenzia delle Entrate, ICQRF, Comando Carabinieri Politiche agricole e alimentari, Corpo forestale dello Stato, AGEA e altri Organismi pagatori) che distolgono l’imprenditore dalla sua attività economica e che talvolta si concludono addirittura con esiti difformi.

La disposizione di cui al comma 1 prevede, da un lato, che le attività degli organi di vigilanza debbano essere sottoposte ad una forma di coordinamento al fine di evitare sovrapposizioni e duplicazioni di accertamenti e, dall’altro, che i periodi e le materie oggetto di accertamento non possano essere successivamente sottoposti ad ulteriori controlli. La misura descritta non comporta maggiori oneri per la casse dello Stato, realizzando anzi una razionalizzazione dell’attività ispettiva che potrà comportare un risparmio di risorse.

Con il comma 2, in applicazione dell’articolo 14 del decreto-legge n. 5 del 2012, si propone l’introduzione di modalità di interscambio informatico dei dati relativi alle ispezioni e verifiche sotto il coordinamento dell’Ufficio territoriale di Governo. Si ricorda che le linee guida per l’applicazione del citato articolo 14 sono state approvate dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Autonomie locali nella seduta del 24 gennaio 2013.

Il comma 3 è volto a considerare assolto l’obbligo di registrazione presso l’autorità territorialmente competente in materia igienico-sanitaria previsto dal Regolamento (CE) n. 852/2004, sull’igiene dei prodotti alimentari, impone, nell’ipotesi in cui le imprese agricole siano già in possesso per l’esercizio dell’attività di autorizzazioni sanitarie ovvero siano registrate in pubblici registri o, ancora, abbiano assolto ad altri obblighi dichiarativi necessari per l’inizio dell’attività d’impresa. Tale soluzione, peraltro, è coerente con le Linee guida all’applicazione del citato Regolamento adottate con Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni da ultimo nel 2010.

Il comma 4 è volto a chiarire che per i depositi di prodotti petroliferi impiegati nell’esercizio delle attività agricole trova tuttora applicazione la disciplina di cui ai decreti ministeriali 27 marzo 1985 e 31 marzo 1990, espressamente richiamati dall’articolo 14 del decreto legislativo n. 99 del 2004, che prevedono semplificazioni amministrative qualora i suddetti depositi abbiano una capienza non superiore a 25 metri cubi, anche a seguito dell’emanazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 151 del 2011, risolvendo in tal modo un dubbio di carattere interpretativo ed evitando in tal modo che le aziende agricole siano costrette a sopportare ingiustificati aumenti dei costi per l’adeguamento dei depositi non proporzionati alla esigua capacità ed al valore economico degli stessi.

Il comma 5 reca una modifica alla legge n. 9 del 2013 volta ad esentare dall’obbligo di tenere e aggiornare il fascicolo aziendale coloro che producono olio destinato all’autoconsumo o comunque in quantità inferiore ai 200 kg all’anno.

 

Art. 2.

(Abilitazione all’utilizzo di macchine agricole).

 

La proposta è finalizzata ad esonerare dall’obbligo dell’abilitazione all’utilizzo di macchine agricole, ai sensi dell’articolo 73 del decreto legislativo n. 81 del 2008, coloro che abbiano conseguito la patente di guida per detti veicoli da un periodo di tempo tale da far presumere in capo a tali soggetti il possesso di idoneità all’utilizzo di detti veicoli.

 

Art. 3.

(Disposizioni in materia di assistenza alle imprese agricole).

 

Il comma 1, è volto a consentire, nell’ambito del generale processo di attuazione del principio di sussidiarietà, alle organizzazioni professionali agricole ed agromeccaniche di attivare lo sportello telematico dell’automobilista di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 358 del 2000, al fine di semplificare l’attività di consulenza, già esercitata, relativamente alla circolazione delle macchine agricole.

I commi da 2 a 4 sono finalizzati ad evitare aggravi procedurali ai Centri di assistenza agricola, considerati soggetti sussidiari all’amministrazione in grado di snellire la burocrazia a carico delle imprese, definendo un percorso più diretto per l’autorizzazione a svolgere attività di Agenzia per le imprese, in virtù del riconoscimento, verifica e vigilanza cui sono già assoggettati da parte delle Regioni e delle provincie autonome nell’ambito delle quali svolgono la propria attività.

Il comma 5 è volto ad adottare per i Centri di assistenza agricola (CAA) un criterio similare a quello adottato per le Agenzie per le imprese di cui all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 159 del 2010, in base al quale l’intervento dei CAA è limitato a verifiche o riscontri di ordine tecnico di dati o elementi certi, senza esercitare poteri discrezionali, affidati agli enti amministrativi. Questi ultimi risponderanno degli esiti del procedimento.

 

Art. 4.

(Disposizioni in materia di servitù).

 

Il nostro ordinamento non prevede l’obbligo di dare passaggio, analogo a quanto dovuto alle condotte d’acqua, a tubi o altri condotti per la fornitura del gas metano. La servitù coattiva di metanodotto non è, infatti, prevista fra le figure del codice civile né in leggi speciali, pur essendo l’energia termica un bisogno fondamentale della vita al pari dell’acqua e pur mancando qualsivoglia componente di maggiore pericolosità nel trasporto, attesa l’elevata tecnologia e le specifiche disposizioni legislative di sicurezza per le condutture di metano e dei relativi impianti. Con la disposizione di cui al comma 1 si intende, pertanto, modificare la situazione descritta a fronte della diffusione sempre maggiore del gas metano e della molteplicità degli impieghi di cui tale fonte di energia è suscettibile, sia per quanto concerne le utenze domestiche, sia per quanto attiene alle attività imprenditoriali. Con la presente proposta, anche al fine di eliminare il contenzioso dovuto all’attraversamento di fondi altrui, si intende limitare l’obbligo di attraversamento alle sole strade private, comprese quelle vicinali, interpoderali o di bonifica, che meglio si prestano, per la loro natura, a differenza dei fondi, a lavori di scavo, alla posa delle tubazioni, all’effettuazione delle opere accessorie ed ai ripristini necessari all’ampliamento della rete di distribuzione del gas ed ai relativi impianti di derivazione di utenza. Si propone, inoltre, al fine di evitare i lunghi tempi dovuti agli eventuali contenziosi, la possibilità di procedere comunque ai lavori di allacciamento alla rete del gas, che interessino le strade private, con ordinanza del sindaco del comune territorialmente competente: in tal modo, le legittime esigenze delle famiglie e delle aziende interessate trovano in questa tutela uno strumento che permette la pronta effettuazione dei lavori. Non sussistono oneri a carico del bilancio dello Stato, in quanto la disposizione non prevede l’indennizzabilità derivante dagli atti conseguenti, lasciando all’iniziativa dei soggetti interessati la richiesta di eventuali danni risarcibili.

 

Art. 5.

(Riduzione dei termini per i procedimenti amministrativi).

 

Nell’ottica dello snellimento burocratico la disposizione in commento prevede la riduzione dei termini per la formazione del silenzio assenso previsto – in rapporto di specialità rispetto alla previsione generale della legge n. 241 del 1990 – dall’articolo 14, comma 6, del decreto legislativo n. 99 del 2004, relativo alle istanze per l’esercizio dell’attività agricola.

 

Art. 6.

(Disposizioni in materia di contratti agrari).

 

Il comma 1. al fine di riaffermare l’importanza di una efficace assistenza delle parti contraenti in ipotesi di sottoscrizione degli affitti di fondo rustico di cui all’articolo 45 della legge n. 203 del 1982, introduce un criterio in grado di consentire agli interessati di avvalersi, ai fini della predisposizione e sottoscrizione di tali accordi in deroga, di Organizzazioni effettivamente rappresentative degli interessi del settore agricolo e che siano qualificate anche in virtù del fatto di poter contare su un sistema organizzato di società di servizi dalle stesse costituito.

Il comma 2 è finalizzato a limitare l’ambito soggettivo di applicazione degli istituti della prelazione e del riscatto agrari, introducendo quale requisito qualificante in capo ai coltivatori diretti che intendano far valere detti diritti potestativi l’iscrizione nel registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio da almeno due anni dal momento in cui tali diritti possono essere fatti valere.

 

Art. 7.

(Delega al Governo per il riordino e la semplificazione della normativa in materia di agricoltura e pesca).

 

Il comma 1 reca il conferimento al Governo di una delega per il riordino della normativa vigente in materia di agricoltura e pesca da esercitare entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Il comma 2 detta i principi e i criteri direttivi cui il Governo si dovrà attenere nell’esercizio della delega. Si prevede in particolare la ricognizione e l’abrogazione espressa delle disposizioni oggetto di abrogazione tacita o implicita, nonché di quelle che siano prive di effettivo contenuto normativo o siano comunque obsolete; l’obbligo di organizzare le disposizioni per settori omogenei o per materie, secondo il contenuto precettivo di ciascuna di esse; il coordinamento delle disposizioni, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo; la risoluzione di eventuali incongruenze e antinomie tenendo conto dei consolidati orientamenti giurisprudenziali. Si prevede inoltre la semplificazione dei procedimenti amministrativi con l’obiettivo di ridurre i termini e ampliare le ipotesi di silenzio assenso, al fine di agevolare in particolare l’avvio dell’attività di impresa. Per i procedimenti amministrativi di competenza degli enti territoriali si prevede il ricorso a procedure pattizie per raggiungere analoghi obiettivi, anche attraverso il ricorso a meccanismi di tipo premiale. Si prevede infine la revisione delle disposizioni in materia di controlli anticontraffazione e sulla qualità dei prodotti al fine di coordinare l’attività dei diversi soggetti istituzionalmente competenti sulla base della normativa vigente ed evitare duplicazioni.

Il comma 3 detta le disposizioni procedurali per l’adozione dei decreti legislativi e prevede il parere obbligatorio della Conferenza Stato-regioni e delle competenti Commissioni parlamentari.

Il comma 4 disciplina il caso in cui le Commissioni parlamentari non si siano espresse nei termini previsti, conferendo al Governo il potere di procedere anche in mancanza del parere.

 

ART. 8.

(Disposizioni per il sostegno dell’agricoltura biologica).

 

Il settore del biologico è gravato da numerosi adempimenti burocratici che derivano in primo luogo dal decreto Legislativo n. 220 del 1995. Nel corso di questi anni sono intervenute numerose modifiche della normativa europea. Il quadro legislativo nazionale è rimasto immutato anche se numerosi decreti ministeriali, nei possibili ambiti di applicazione, hanno comunque cercato di trovare delle soluzioni che potessero allineare il quadro italiano di riferimento alla normativa europea.

Il comma 1 è quindi volto ad abrogare gli articoli 6, 7, 8 e 9 al fine di adeguare gli adempimenti degli operatori all’intervenuta legislazione europea.

Le disposizioni di cui ai commi da 2 a 5 sono volte a sviluppare il processo di de materializzazione, già avviato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dei procedimenti amministrativi per il riconoscimento dello status di operatore biologico e per la costituzione dell’elenco pubblico degli operatori previsto dall’art. 92 ter del Reg. (CE) n. 889/2008. Attraverso l’informatizzazione è possibile ridurre gli adempimenti burocratici e semplificare le procedure, al fine di consentire uno sviluppo del settore del biologico in Italia, garantendo strumenti adeguati per i controlli. Al fine di non vanificare la semplificazione, occorre altresì garantire, attraverso la disposizione di cui al comma 5, la necessaria cooperazione tra il SIB e i sistemi informatici regionali.

 

Titolo II

Disposizioni per la razionalizzazione e per il contenimento della spesa pubblica

 

Art. 9.

(Delega al Governo per il riordino, la soppressione e la riduzione degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e per il riordino dell’assistenza tecnica agli allevatori).

 

Il comma 1 reca la delega al Governo per l’emanazione, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, di uno o più decreti legislativi relativi al riordino degli enti vigilati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che non potranno essere più di tre.

Il comma 2 reca la fissazione dei principi e dei criteri direttivi per l’emanazione dei decreti. In particolare si stabilisce che l’obiettivo della riforma è il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica nonché garantire una maggiore efficacia all’azione svolta dagli enti strumentali del Ministero in sostegno dell’agricoltura.

Il comma 3 detta le disposizioni procedurali per l’adozione dei decreti legislativi e prevede il parere obbligatorio della Conferenza Stato-regioni e delle competenti Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

Il comma 4 disciplina il caso in cui le Commissioni parlamentari non si siano espresse nei termini previsti, conferendo al Governo il potere di procedere anche in mancanza del parere.

Il comma 5 prevede la possibilità entro un anno dall’emanazione del primo decreto legislativo di adottare ulteriori decreti legislativi correttivi e integrativi.

 

 

TITOLO III

Disposizioni per la competitività e lo sviluppo delle imprese agricole e agroalimentari

 

Art. 10.

(Interventi per lo sviluppo del Made in Italy all’estero).

 

Il comma 1 dispone l’istituzione, in favore delle imprese che producono prodotti agricoli riportati nell’Allegato I al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e in favore delle piccole e medie imprese che producono prodotti agroalimentari anche non rientranti nel richiamato Allegato I di un credito di imposta per un massimo del 40 per cento delle spese per nuovi investimenti sostenuti, in ciascuno dei periodi d’imposta a decorrere dal periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2013 e fino alla chiusura del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015, per la realizzazione e l’ampliamento di reti e infrastrutture logistiche e distributive, ovvero l’adesione alle medesime, intese a favorire la penetrazione commerciale dei prodotti agricoli o agroalimentari di qualità al di fuori del territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 32 del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005, purché non riguardanti il singolo marchio commerciale o riferito direttamente ad un’impresa

Il comma 2 detta le modalità applicative relative all’introduzione del credito di imposta, precisando che esso sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e successive modificazioni e che non concorrerà alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive. L’introducendo credito di imposta non rileverà inoltre ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, relativi rispettivamente agli interessi passivi inerenti l’esercizio dell’attività fiscale e agli altri oneri deducibili. Si rimette quindi ad un decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, la fissazione delle condizioni, dei termini e delle modalità di applicazione del presente articolo anche con riguardo alla fruizione del credito di imposta al fine del rispetto del previsto limite di spesa e al relativo monitoraggio.

Il comma 3 dispone la clausola di copertura, precisando che il credito di imposta verrà erogato nei limiti di 5 milioni di euro per gli anni 2014 e 2015 e di 2,5 milioni di euro per l’anno 2016 a valere sulle disponibilità della legge n. 499 del 1999 da ultimo rifinanziata per 35 milioni nel 2014 e 15 per ciascuno degli anni 2015 e 2016 dalla legge di stabilità (Tab. E).

 

Art. 11.

(Marchio identificativo della produzione nazionale).

 

Il comma 1 dispone che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali promuova, nel rispetto della normativa europea, l’apertura di un tavolo di confronto tra le organizzazioni maggiormente rappresentative del settore agricolo al fine di stipulare un accordo per l’introduzione di un marchio privato e facoltativo identificativo della produzione agroalimentare nazionale, nonché a disporne il relativo regolamento d’uso. Si precisa come tale marchio potrà consistere in un segno o indicazione per la distinzione nel commercio della produzione agroalimentare nazionale ed è di proprietà delle organizzazioni sottoscrittrici dell’accordo di cui al primo periodo.

Il comma 2 prevede che con l’accordo di cui al comma 1 saranno altresì stabilite le modalità di vigilanza sull’uso del marchio e i costi a carico dei soggetti richiedenti l’uso del marchio stesso.

 

Art. 12.

(Contratti di rete nel settore agricolo).

 

Il comma 1 estende le finalità del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca, istituito presso la Cassa depositi e presiti ai sensi dell’articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, anche al finanziamento agevolato di investimenti in ricerca e innovazione tecnologica, effettuati da imprese agricole e agroalimentari che partecipano ad un contratto di rete.

Il comma 2 è volto a porre rimedio a situazioni verificatesi a livello regionale laddove, anche se in modo non diffuso, si è riscontrato che le domande di accesso alle misure previste dai piani di sviluppo rurale, presentate dalle imprese agricole organizzate con il contratto di rete, non sono state accolte per la forma giuridica adottata. Atteso che non sussiste un contrasto con la normativa comunitaria, si rende necessario, pertanto, precisare che tale forma di aggregazione può accedere ai finanziamenti previsti dai PSR.

 

Art. 13.

(Disposizioni per agevolare la partecipazione ai programmi di aiuto europei).

 

Il comma 1 è volto a porre rimedio a situazioni verificatesi a livello regionale laddove, anche se in modo non diffuso, si è riscontrato che le domande di accesso alle misure previste dai piani di sviluppo rurale, presentate dalle imprese agricole organizzate con il contratto di rete, non sono state accolte per la forma giuridica adottata. Atteso che non sussiste un contrasto con la normativa comunitaria, si rende necessario, pertanto, precisare che tale forma di aggregazione può accedere ai finanziamenti previsti dai PSR.

Il comma 2 dispone l’attivazione, nell’ambito degli ordinari stanziamenti, di un supporto da parte delle pubbliche amministrazioni competenti per agevolare l’erogazione dei contributi europei alle imprese agricole.

 

Art. 14.

(Riordino degli strumenti di gestione del rischio in agricoltura e di regolazione dei mercati).

 

Il comma 1 è volto a conferire al Governo una delega, da esercitare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge al fine di adeguare l’attuale normativa rappresentata dal decreto legislativo n. 102 del 2004 agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato al settore agricolo e forestale ed alla nuova programmazione comunitaria per il periodo 2014 – 2020. In particolare, la normativa nazionale dovrà recepire gli strumenti di gestione dei rischi previsti nel primo e nel secondo pilastro della politica agricola comune dalla nuova programmazione, quali i fondi di mutualizzazione e lo strumento per la stabilizzazione dei redditi, nonché dei nuovi rischi introdotti come ad esempio gli incidenti ambientali. Il riordino interesserà sia gli interventi ex-ante sia gli interventi ex-post compensativi. Allo stesso tempo, si stabilisce che il Governo dovrà in particolare provvedere allo sviluppo dei Fondi di mutualità a tutela del reddito degli agricoltori e alla revisione della normativa in materia regolazione dei mercati con particolare riferimento alle forme di organizzazione, accordi interprofessionali, e contratti di organizzazione e vendita.

Il comma 2 detta le disposizioni procedurali per l’adozione dei decreti legislativi e prevede il parere obbligatorio della Conferenza Stato-regioni e delle competenti Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

Il comma 3 disciplina il caso in cui le Commissioni parlamentari non si siano espresse nei termini previsti, conferendo al Governo il potere di procedere anche in mancanza del parere.

Il comma 4 prevede la possibilità entro un anno dall’emanazione del primo decreto legislativo di adottare ulteriori decreti legislativi correttivi e integrativi.

 

ART. 15.

(Interventi per favorire l’imprenditoria femminile).

 

La disposizione prevede che al fine di favorire lo sviluppo dell’imprenditoria femminile nel settore agricolo, agroalimentare e della pesca, prevede una novella alla legge di stabilità, prevedendo che le del Fondo di investimento nel capitale di rischio, di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 22 giugno 2004, n. 182, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 22 luglio 2004, n. 170, gestito da ISMEA, siano utilizzate prioritariamente non solo per il sostegno all’imprenditoria giovanile, ma anche per quella femminile.

 

ART. 16.

(Interventi a sostegno delle imprese agricole condotte da giovani).

 

L’articolo reca la sostituzione del Capo III del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, recate le misure in favore della nuova imprenditorialità in agricoltura, cui la novella in commento aggiunge anche la finalità di ricambio generazionale. L’intervento normativo si pone quindi come l’ideal completamento delle misure già disposte con il piano “Destinazione Italia” di cui al decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, che ha modificato la disciplina degli altri tipi di incentivo alle imprese.

In particolare, con il comma 1, lettera a), si prevede la sostituzione degli attuali due articoli del Capo III con sei nuovi articoli.

Il nuovo articolo 9 reca i principi generali, sottolineando come le disposizioni del Capo in commento sono dirette a sostenere in tutto il territorio nazionale le micro e piccole imprese agricole a prevalente o totale partecipazione giovanile, a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e a sostenerne lo sviluppo attraverso migliori condizioni per l’accesso al credito.

Il successivo articolo 10, al comma 1 prevede che ai soggetti ammessi alle agevolazioni possono essere concessi mutui agevolati per gli investimenti, a un tasso pari a zero, della durata massima di 10 anni comprensiva del periodo di preammortamento, e di importo non superiore al 75 per cento della spesa ammissibile., il limite di durata sale a quindici anni per le iniziative nel settore della produzione agricola.

Il comma 2 stabilisce che alle agevolazioni di cui al comma 1 si applicano i massimali previsti dalla normativa comunitaria, e precisa che le stesse sono concesse nel rispetto di quanto previsto in materia di aiuti di Stato per il settore agricolo e per quello della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

Il comma 3 stabilisce che i mutui di cui al comma 1 sono assistiti dalle garanzie previste dal codice civile e possono essere assistiti da privilegio speciale, acquisibili nell’ambito degli investimenti da realizzare.

Il nuovo articolo 10-bis precisa quali siano i soggetti che possono beneficiare delle agevolazioni. Si tratta in particolare delle imprese costituite da non più di 6 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione; di micro e piccola dimensione, secondo la classificazione contenuta nell’Allegato 1 al regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008 e successive modificazioni ed integrazioni; esercitanti esclusivamente l’attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del Codice civile; costituite in forma societaria o in forma di ditta individuale; in cui la compagine societaria sia composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote partecipazione, da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40 anni, ed amministrate da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40; in cui i giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40 anni che amministrano e conducono l’impresa siano subentranti nella conduzione di un’intera azienda agricola, e che presentino progetti per lo sviluppo o il consolidamento dell’azienda agricola attraverso iniziative nel settore agricolo e in quello della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. L’azienda agricola oggetto di subentro deve essere attiva ed esercitante esclusivamente l’attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del Codice civile da almeno due anni alla data di presentazione della domanda di agevolazione.

Il comma 2 prevede che possano altresì beneficiare delle agevolazioni anche le imprese, costituite in forma societaria, che presentino progetti per lo sviluppo o il consolidamento di iniziative nei settori della produzione e della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, attive da almeno 2 anni alla data di presentazione della domanda di agevolazione, che rispettino i criteri dimensionali e l’esclusività dell’attività agricola e che, da almeno due anni, abbiano una compagine societaria composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote partecipazione, da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40 anni, ed amministrate da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40.

Il comma 3 stabilisce che le imprese che possono essere ammesse ai benefici devono avere la sede legale, amministrativa ed operativa nel territorio nazionale, mentre il successivo comma 4 dispone che i giovani imprenditori agricoli devono essere residenti nel territorio nazionale.

L’articolo 10-ter precisa quali siano i progetti finanziabili. In particolare la norma dispone che possono essere finanziate, nei limiti delle risorse di cui all’articolo 10-quater, secondo i criteri e le modalità stabiliti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali da emanarsi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, e nei limiti posti dall’Unione europea, le iniziative che prevedano investimenti non superiori a 1.500.000 euro, nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

L’articolo 10-quater reca la clausola di copertura finanziaria, prevedendo che la concessione delle agevolazioni disposta a valere risorse di cui al punto 2 della delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica 2 agosto 2002, n. 62, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 7 novembre 2002, n. 261, che assegna a Sviluppo Italia ulteriori 85 milioni di euro al finanziamento delle iniziative volte a favorire l’imprenditorialità giovanile in agricoltura. Si stabilisce inoltre che le predette disponibilità possono essere incrementate da eventuali ulteriori risorse derivanti dalla programmazione nazionale e comunitaria.

La lettera b) reca una disposizione di coordinamento che si rende necessaria per collegare l’emanazione del regolamento per la concessione dei benefici per le imprese agricole alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni.

 

Art. 17.

(Disposizioni per il sostegno dell’agricoltura sociale e lo sviluppo dei prodotti provenienti da filiera corta).

 

Il comma 1 prevede che le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche e ospedaliere possano prevedere, nelle gare concernenti i relativi servizi di fornitura, criteri di priorità per l’inserimento di prodotti agroalimentari provenienti da operatori dell’agricoltura sociale, nonché prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero, provenienti da filiera corta, e prodotti agricoli e alimentari a ridotto impatto ambientale e di qualità.

Il comma 2 stabilisce che, in conformità alle disposizioni in materia di mercati agricoli di vendita diretta, di cui al decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 20 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2007, i comuni definiscano modalità idonee di presenza e di valorizzazione dei prodotti provenienti dall’agricoltura sociale, nonché dei prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero, provenienti da filiera corta, e prodotti agricoli e alimentari a ridotto impatto ambientale e di qualità, previa richiesta degli operatori del settore.

 

TITOLO IV

Disposizioni relative a singoli settori produttivi

 

CAPO I

Disposizioni in materia di prodotti derivanti dalla trasformazione del pomodoro.

 

Art. 18.

(Ambito di applicazione).

 

Il comma 1 prevede che le disposizioni del presente Capo si applicano ai derivati del pomodoro fabbricati in Italia come definititi dal successivo articolo 19.

Il comma 2 stabilisce che qualora le denominazioni di vendita vengano utilizzate nella etichettatura dei prodotti e nella presentazione e nella relativa pubblicità, i prodotti stessi devono corrispondere alle definizioni indicate al successivo articolo 19 e rispettarne i relativi requisiti.

 

Art. 19.

(Definizione dei prodotti).

 

Il comma 1 definisce i derivati del pomodoro come prodotti ottenuti a partire da pomodori freschi, sani e maturi, conformi alle caratteristiche del frutto di Lycopersicon esculentum Mill., di qualsiasi varietà, forma e dimensione, sottoposti ad una adeguata stabilizzazione e confezionati in idonei contenitori.

Essi si classificano in “conserve di pomodoro”, “concentrato di pomodoro”, “passata di pomodoro” e “pomodori disidratati”.

 

Art. 20.

(Requisiti dei prodotti).

 

Il comma 1 stabilisce che requisiti qualitativi minimi, i criteri di qualità dei prodotti e gli ingredienti sono definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni ed esperita, con esito positivo, la procedura di informazione di cui alla direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 giugno 1998, da effettuarsi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Il comma 2 dispone che i prodotti che non raggiungono i requisiti minimi fissati dal decreto di cui al comma 1, possono essere rilavorati al fine di ottenere prodotti con le caratteristiche prescritte. La rilavorazione deve essere comunque autorizzata dalla autorità sanitaria competente per territorio.

 

Art. 21.

(Etichettatura e confezionamento).

 

Il comma 1 sancisce che i prodotti sono soggetti alle disposizioni fissate dalla normativa europea e nazionale in tema di etichettatura e informazione sugli alimenti ai consumatori.

Il comma 2 dispone che i prodotti siano confezionati in modo tale da assicurare la loro conservazione ed il mantenimento dei requisiti prescritti dal decreto di cui all’articolo 20, comma 1. I suddetti prodotti, qualora non vengano confezionati direttamente nei contenitori destinati alla vendita, sono conservati in recipienti idonei a preservarne i requisiti prescritti.

 

ART. 22

(Sanzioni)

 

Il comma 1 fissa l’importo delle sanzioni amministrative pecuniarie in caso di violazione di quanto fissato dalla presente legge a seconda che la stessa sia riferita a lotti di produzione non superiori a 60.000 pezzi (sanzione da tremila euro a diciottomila euro) o superiori a 60.000 pezzi (sanzione da novemila euro a cinquantaquattromila euro).

Il comma 2 stabilisce che le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 1 si applicano anche con riferimento alla passata di pomodoro di cui al decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle politiche comunitarie del 23 settembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 ottobre 2005, n. 232.

Il comma 3 definisce l’autorità competente a irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie di cui al presente articolo, individuata nel Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

 

Art. 23.

(Abrogazioni).

 

L’articolo 23 prevede l’abrogazione della legge 10 marzo 1969, n. 96, recante l’istituzione di un controllo qualitativo sulle esportazioni di pomodori pelati e concentrati di pomodoro ed estensione di determinate norme ai medesimi prodotti destinati al mercato interno, e il relativo regolamento di esecuzione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 aprile 1975, n. 428. Si dispone quindi l’abrogazione dell’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, recante disposizioni su pomodori pelati e concentrati di pomodoro perché in conflitto con la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità. È prevista infine anche l’abrogazione dell’articolo 6 del decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle politiche comunitarie del 23 settembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 ottobre 2005, n. 232, in materia di sanzioni applicabili in relazione alla passata di pomodoro.

 

Art. 24.

(Clausola di mutuo riconoscimento).

 

L’articolo 24 prevede la clausola del mutuo riconoscimento secondo quanto disposto dalla comunicazione interpretativa della Commissione europea pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea C\265 del 4 gennaio 2003, la quale garantisce ai prodotti di cui all’articolo 2 provenienti da un altro Stato membro dell’Unione europea o da paesi aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, di poter essere commercializzati in Italia senza restrizioni.

 

Art. 25

(Disposizioni finali e transitorie).

 

Il comma 1 stabilisce che tutti i prodotti etichettati conformemente alla normativa vigente prima dell’entrata in vigore della presente legge possono essere commercializzati entro il termine di conservazione indicato in etichetta.

Il comma 2 dispone che gli articoli 1, 2, 3, e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 11 aprile 1975, n. 428, si applicano fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 19, comma 1, della presente legge.

Il comma 3 sancisce che le Amministrazioni interessate provvedono ad attuare gli adempimenti previsti dal presente Capo nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il comma 4 richiama la procedura di informazione di cui alla Direttiva 98/34/CE alla quale la emananda normativa deve essere sottoposta, trattandosi di “normativa tecnica”.

 

Capo II

Disposizioni in materia di sostegno al settore del riso.

 

Art. 26.

(Ambito di applicazione e definizioni).

 

Il comma 1 prevede che le disposizioni di cui al presente Capo si applicano al prodotto ottenuto dal riso greggio, confezionato e venduto o posto in vendita o comunque immesso al consumo sul territorio nazionale per il quale è obbligatorio l’utilizzo della denominazione “riso”.

Il comma 2 dispone che le disposizioni di cui al presente Capo non si applicano al prodotto tutelato da un sistema di qualità riconosciuto in ambito comunitario, né al prodotto destinato ad altri Paesi.

Il comma 3 definisce le diverse tipologie di prodotto e precisamente:

a) il riso greggio è il seme della pianta di riso (Oryza sativa, L.) ancora rivestito dalle glumelle denominate «lolla»;

b) il riso semigreggio (o integrale) è il prodotto ottenuto dalla sbramatura del riso greggio con completa asportazione della lolla;

c) il riso è il prodotto ottenuto dalla lavorazione del riso greggio con completa asportazione della lolla e successiva parziale o completa asportazione del pericarpo e del germe.

 

Art. 27.

(Classificazione del riso e denominazioni di vendita).

 

Il comma 1 prevede la classificazione del riso, sulla base dei parametri biometrici previsti dalla normativa europea, in tre gruppi: a) riso a grani tondi ovvero riso tondo ovvero riso originario; b) riso a grani medi ovvero riso medio; c) riso a grani lunghi ovvero riso lungo.

Il comma 2 stabilisce che le definizioni dei gruppi di cui al comma 1 sono riportate nell’allegato 4. Per il riso semigreggio, o integrale, i parametri biometrici sono da considerarsi relativi ai grani del corrispondente riso lavorato.

Il comma 3, definisce la denominazione di vendita che è costituita dal nome del raggruppamento di cui al comma 1, lettera a), b) o c), eventualmente accompagnato dal nome della varietà di riso greggio da cui il riso è ottenuto. Mentre non possono essere utilizzati i nomi delle varietà di riso greggio di cui al successivo articolo 28, comma 2.

Il comma 4 dispone che i nomi delle varietà di riso greggio non possono essere utilizzati sulla confezione se non figurano anche nella denominazione di vendita, mentre è consentito l’utilizzo sulla confezione di nomi di fantasia non siano in contrasto con la denominazione di vendita e non inducano in errore il consumatore sulla natura, sull’identità, sulla qualità e sulla composizione del prodotto (comma 5).

Il comma 6 stabilisce che nella denominazione di vendita deve figurare, se del caso, la lavorazione diversa da quella indicata dal precedente articolo 26, comma 3, lettera c), quale “semilavorato”, “integrale” o “semigreggio”, il particolare trattamento subito ed il colore del pericarpo, se diverso dal normale colore biancastro e se dovuto alle caratteristiche ereditarie delle varietà di riso greggio da cui il riso è ottenuto.

 

Art. 28.

(Denominazioni di vendita delle varietà tradizionali).

 

Il comma 1 istituisce le denominazioni di vendita che sono elencate nell’allegato 1.

Il comma 2 stabilisce l’istituzione di un registro presso l’Ente nazionale risi nel quale indicare e descrivere le varietà che possono avvalersi delle denominazioni di cui al comma 1, rinviando all’allegato 2 la fissazione delle le modalità di tenuta del registro e le disposizioni applicative per il suo aggiornamento e precisando che la cura e l’aggiornamento del registro debbano avvenire senza nuovi o maggiori oneri, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Il comma 3 stabilisce che le denominazioni di vendita di cui al comma 1 sono riservate al prodotto ottenuto dalla lavorazione: della omonima varietà di riso greggio descritta nel registro detenuto dall’Ente nazionale risi; di una varietà di riso greggio che rispetta le caratteristiche indicate nell’allegato 1, elencata e descritta nel medesimo registro di cui al comma 2, detenuto dall’Ente nazionale risi.

Il comma 4 dispone che i nomi delle varietà di riso greggio non possono essere utilizzati sulla confezione se non figurano anche nella denominazione di vendita.

Il comma 5 stabilisce che nella denominazione di vendita deve figurare, se del caso, la lavorazione diversa da quella indicata all’articolo 26, comma 3, lettera c), quale “semilavorato”, “integrale” o “semigreggio”.

Il comma 6 dispone che le denominazioni di vendita di cui al comma 1 non possono essere utilizzate per prodotto sottoposto a trattamento di parboilizzazione.

Il comma 7 prevede che l’indicazione “classico” sia consentita, unicamente in associazione alla denominazione di vendita, per il prodotto di cui al comma 2, lettera a).

 

Art. 29.

(Disposizioni a garanzia della qualità del riso posto in vendita o immesso al consumo).

 

Il comma 1 dispone il divieto di vendere, porre in vendita o comunque immettere al consumo, per l’alimentazione umana e con il nome «riso», un prodotto che non risponde alle caratteristiche qualitative di cui all’allegato 3.

Il comma 2, fa salve le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano ad emanare disposizioni in materia di produzione e specificità territoriale dei prodotti alimentari di cui alla presente legge.

Il comma 3 prevede che le definizioni delle caratteristiche qualitative di cui all’allegato 3 sono quelle di cui all’allegato 4.

Il comma 4 prevede che i metodi di analisi sono riportati nell’allegato 5.

 

ART. 30.

(Utilizzo di marchi collettivi).

 

Il comma 1 dispone che quando è posto in vendita un riso che beneficia dell’uso di marchi collettivi, sulla confezione e nella denominazione di vendita possono figurare anche le indicazioni previste nei relativi regolamenti d’uso.

 

Art. 31.

(Vigilanza e controlli).

 

Il comma 1 pone in capo all’Ente nazionale risi la vigilanza sul corretto utilizzo delle denominazioni di vendita di cui agli articoli 27 e 28, e sul rispetto delle caratteristiche qualitative di cui all’articolo 29, nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza ulteriori nuovi oneri per il bilancio dello Stato.

 

Art. 32.

(Sanzioni).

 

Il comma 1 prevede un’apposita sanzione amministrativa pecuniaria per la violazione delle disposizioni di cui al presente Capo (sanzione da euro 600 a euro 3.500).

Il comma 2 stabilisce che l’autorità competente per l’irrogazione delle sanzioni è il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali.

 

Art. 33.

(Disposizioni transitorie e finali).

 

Il comma 1 dispone l’abrogazione della legge 18 marzo 1958, n. 325, recante la disciplina del commercio interno del riso.

Il comma 2 stabilisce che è consentito il confezionamento del riso conformemente alle disposizioni della legge 18 marzo 1958, n. 325, per un periodo transitorio di dodici mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Il comma 3 dispone che il riso confezionato conformemente alle disposizioni della legge 18 marzo 1958, n. 325, può essere venduto fino all’esaurimento delle scorte.

Il comma 4 prevede che gli allegati alla presente legge possano essere modificati con procedimento semplificato e cioè con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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