DI ERMANNO COMEGNABILANCIO UE, L'AGRICOLTURA PERDE FINO AL 20%. PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA

comegnaQuali sono le cifre agricole che scaturiscono dalle recenti decisioni dei Capi di Stato e di Governo sul quadro finanziario pluriennale 2014-2020 dell'Unione europea?

Abbiamo cercato di rispondere a tale interrogativo con la consapevolezza dell'importanza che l'argomento avrà per le prospettive a medio termine del sistema agro-alimentare italiano e con l'ambizione di eseguire un'analisi ed una lettura quanto più chiare sia oggi possibile.

C'è stata un'incontrovertibile riduzione del bilancio per la Pac, la quale combinata con le proposte specifiche in materia di nuovo regime dei pagamenti diretti (convergenza esterna ed interna, scomposizione dell'attuale regime del pagamento unico in più componenti, abbandono del metodo storico per il calcolo dei diritti ecc.), porta a prevedere tagli agli aiuti che potrebbero risultare anche piuttosto pesanti. Ora tutto dipende da due questioni:

 

1. Come si concluderà il negoziato tra le istituzioni europee sul pacchetto di proposte formulato dalla Commissione in materia di futuro della Pac;

2. Come le regole comunitarie saranno applicate a livello nazionale.

 

Scendendo nel dettaglio, possiamo affermare quanto segue:

1. Il bilancio pluriennale complessivo dell'Unione europea per i sette anni compresi tra il 2014 ed il 2020 (confrontato a valori costanti) sarà inferiore rispetto al precedente periodo di programmazione 2007-2013 e questo è la prima volta che accade da quando l'Ue è stata costituita dalla fine degli anni Cinquanta;

2. I fondi assegnati allo sviluppo sostenibile (rubrica 2) che contiene lo stanziamento per la Pac sono diminuiti. In particolare, le risorse destinate agli aiuti diretti ed alle misure di mercato subiranno una contrazione che, secondo alcuni economisti agrari, potrebbe arrivare al 20%, in funzione del metodo prescelto per eseguire i conteggi;

3. L'accordo raggiunto dai Capi di Stato e di Governo sul bilancio Ue pluriennale dovrà essere approvato dal Parlamento europeo che non pare sia soddisfatto e si prepara a chiedere dei correttivi: si parla di inserire una clausola per la revisione intermedia del bilancio;

4. La conclusione finale è che ci saranno meno soldi per l'agricoltura in tutta l'Unione europea e, tenendo conto delle proposte della Commissione Ue sulla nuova Pac, ci saranno meno stanziamenti per l'Italia, perché, nel frattempo, i Paesi membri dell'Ue sono aumentati a 28 (futuro ingresso della Croazia) e ci sarà il processo graduale di convergenza degli aiuti tra i nuovi ed i vecchi Paesi membri dell'Unione. A tale riguardo, ci limitiamo a segnalare come il compromesso raggiunto durante il Vertice di Bruxelles del 7 e dell'8 febbraio scorso, abbia aggiunto un passaggio che prefigura un allineamento degli aiuti ancora più ambizioso rispetto a quanto si immaginasse, avendo precisato che "tutti gli Stati membri dovrebbero conseguire almeno il livello di 196 euro per ettaro a prezzi correnti entro il 2020", il che influirà nel conteggio delle dotazioni dei singoli Paesi membri.

Nel valutare l'esito del negoziato politico in riferimento al puro aspetto finanziario non mancano contrastanti interpretazioni. In realtà, si deve considerare che non è facile orientarsi tra i tanti confronti che vengono proposti, anche perché tutto dipende dalle variabili poste a paragone.

Di seguito, si riporta una nostra analisi con le seguenti caratteristiche:

 

1. Si prendono in considerazione solo tre dati e cioè lo stanziamento per il primo pilastro (aiuti al reddito e misure di mercato), quello per lo sviluppo rurale ed il totale delle due voci agricole del bilancio Ue;

2. Sono analizzati gli stanziamenti complessivi per l'intera Europa, riferiti al periodo 2014-2020, confrontati con quelli del settennio precedente 2013-2020;

3. I valori sono considerati a prezzi costanti riportati al 2011, perché in tal modo si paragonano grandezze omogenee.

 

Il primo pilastro perde a livello complessivo Ue 44 miliardi di euro (-13,7%); mentre lo sviluppo rurale subisce una riduzione di 11 miliardi di euro (-11,5%). Nel complesso, alla Pac vanno 55 miliardi di euro in meno in sette anni (-13,2%). E, purtroppo, questo è solo il punto di partenza.

Le risorse per il settore agricolo: confronto tra il 2014-2020 ed il 2007-2013

(in miliardi di euro a prezzi 2011)

 

Rubrica 2

2014-2020

2007-2013

Differenza assoluta

Differenza percentuale

Aiuti   diretti e misure di mercato (primo pilastro)

278

322

-44

-13,7%

Politica   di sviluppo rurale

(secondo   pilastro)

85

96

-11

-11,5%

Totale   Pac

363

418

-55

-13,2%

 

Ermanno Comegna

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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comegnaQuanto accaduto il 23 e 24 gennaio scorso in sede di Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo è sicuramente importante nell'economia del negoziato sulla riforma della Pac, ma non dobbiamo commettere l'errore di sopravvalutare l'evento.

Il cammino è ancora lungo e denso di trappole, anche se non andrebbe esclusa a priori la possibilità che si raggiunga un accordo politico in prima lettura, entro il prossimo mese di giugno. Questo è almeno l'auspicio che è stato formulato dalla presidenza di turno del Consiglio europeo. Gli irlandesi ci credono e, bisogna riconoscere, che loro sono anche attrezzati per portare a termine un così ambizioso obiettivo. Si tratta, infatti, di un Paese membro dell'Unione europea da diversi anni che già altre volte si è trovato nella condizione di gestire dossier politici assai delicati. Tornando a quanto deliberato dai parlamentari europei della Commissione agricoltura, si ritiene di seguito di dover concentrare l'attenzione su alcuni essenziali elementi.

Il primo è legato al fatto che la posizione espressa non rispecchia necessariamente l'opinione che si sta formando all'interno dell'assemblea plenaria. Ci sono, infatti, diverse sensibilità politiche che non sono state adeguatamente rappresentate in sede di approvazione degli emendamenti di compromesso. I parlamentari europei più sensibili alle argomentazioni di natura ambientale ed all'impatto della politica agricola europea sul benessere complessivo dei Paesi economicamente svantaggiati non sono affatto contenti di alcune posizioni che hanno avuto il voto favorevole in COMAGRI. Gli ambientalisti, ad esempio, vorrebbero una Pac decisamente più "verde", con una maggiore selettività degli aiuti e con un loro utilizzo preferenziale verso i sistemi agricoli più coerenti con il principio della sostenibilità e con l'esigenza della lotta al cambiamento climatico ed al miglioramento della biodiversità.

Non è un caso, infatti, che uno dei più controversi emendamenti in materia di greening, quello sul principio della equivalenza, sia stato approvato con un solo voto di scarto tra favorevoli e contrari. È possibile pertanto che la plenaria del Parlamento europeo, in programma tra l'11 ed il 14 marzo prossimo, voti una posizione meno impegnativa e più vicina alle iniziali proposte della Commissione europea. Un secondo elemento che colpisce è la sostanziale accettazione dell'impostazione della riforma, così come è stata inizialmente proposta dall'esecutivo comunitario nel mese di ottobre del 2011. Non c'è stata sicuramente lo stravolgimento che in qualche caso era stato annunciato e auspicato da qualcuno. Come sottolineato dallo stesso Commissario all'agricoltura Dacian Ciolos, gli emendamenti approvati dai parlamentari europei della Commissione agricoltura confermano i principi di fondo che hanno ispirato la proposta formulata dall'esecutivo Ue.

Il greening è rimasto uno dei capisaldi della nuova Pac, anche se la COMAGRI ha introdotto emendamenti che lo rendono sicuramente meno insidioso rispetto alle iniziali proposte. La convergenza dei pagamenti diretti tra e dentro gli Stati membri rimane un punto fermo, pur potendo essere perseguita con una maggiore gradualità. La riduzione progressiva degli aiuti ed il tetto massimo a 300.000 euro sono stati confermati anche dal Parlamento europeo. Infine, una sostanziale continuità con la posizione dell'esecutivo si nota pure in relazione alle proposte in materia di misure di mercato, di sviluppo rurale e di norme orizzontali per il funzionamento della Pac, anche se non mancano integrazioni e miglioramenti di sicura efficacia.

La scelta dei parlamentari europei agricoli di non contrapporsi in modo radicale alla Commissione non deve essere letta in chiave negativa e come segnale di debolezza; ma va, invece, interpretata come una dimostrazione di sano pragmatismo che evidenzia la volontà a chiudere rapidamente il negoziato sulla riforma, pur non rinunciando ad esercitare un ruolo propositivo e vigoroso.

Un terzo aspetto interessante da evidenziare è una sostanziale convergenza tra il Consiglio dei ministri Ue ed i parlamentari agricoli europei. Ciò emerge da una lettura comparata delle più recenti posizioni espresse dalle due istituzioni, le quali - va rimarcato con la giusta enfasi - svolgono un ruolo fondamentale nell'ambito del negoziato politico di riforma della Pac. Si ha quasi l'impressione che ci sia una sorta di reciproco monitoraggio sullo stato del dibattito, con conseguente controllo delle mosse da giocare sullo scacchiere della trattativa e ciò depone favorevolmente in vista dei confronti ormai vicini alla fase decisiva.

Infine, c'è un ultima constatazione sulla quale è opportuno soffermarsi. La nuova Pac che si va profilando all'orizzonte non segna una discontinuità rispetto alla tendenza all'indebolimento dell'intervento pubblico in agricoltura dell'Unione europea. L'assetto che sta emergendo non sembra in grado di affrontare i nodi critici della vitalità, della stabilità e della competitività del sistema agricolo europeo. L'OCM unica ha le armi spuntate, il regime dei pagamenti diretti diventerà inesorabilmente meno capace di sostenere il reddito degli agricoltori e, infine, si deve evidenziare il mancato decollo del secondo pilastro della Pac.

 

Ermanno Comegna

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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