DIETA MEDITERRANEA PER “STARE MEGLIO” E “DIVENTARE PIU’ RICCHI”DONINI (LA SAPIENZA): UN NETWORK ESPORTABILE A LIVELLO GLOBALE

dieta-mediterraneaDieta Mediterranea non solo come esempio virtuoso del “buon mangiare” e di cultura millenaria della tavola che fa bene alla salute. Ma anche un vero e proprio “network” tra i paesi che fanno parte dell’Area che ha un’enorme valenza economica. Se ne parla a Roma nel corso del convegno dedicato alla “sostenibilità di un modello” che vede protagonisti i ricercatori e specialisti provenienti da tutto il mondo. La Dieta Mediterranea viene vista come patrimonio “economico” oltre che sociale, salutistico e culturale. “Si tratta di un’opportunità economica per l’Italia” spiega ad AGRICOLAE Lorenzo Donini, professore associato di Scienze dell’alimentazione a La Sapienza di Roma. “Rappresenta un network nel quale si interseca l’aspetto nutrizionale con gli adeguati rapporti nutrienti-energia con tutto ciò che è cultura del territorio e sostenibilità ambientale ed economica”, prosegue. Ma non solo: “anche convivialità e tradizione”. La prova è che questo modello nutrizionale viene imitato in tutto il mondo: “Basti pensare al fenomeno dell’Italian sounding. Un mercato che all’estero fattura il doppio di quanto fa il made in Italy in Italia”. Anni fa i cinesi andarono in provincia di Siena e comprarono centinaia di olivi secolari da un noto vivaio del posto da esportare nel loro paese. E produrre olio d’oliva. Viene da chiedersi se il modello mediterraneo sia esportabile al di fuori dei confini dell’area preposta. “Dal punto di vista nutrizionale è esportabile in altri paesi – afferma Donini - ma è chiaro che quella che è la storia accumulata in migliaia di anni non è trasferibile. Non possiamo reinventarci Roma o Atene in Cina o in Russia. Il modello nutrizionale è però esportabile. Come dimostrano gli studi e le ricerche condotte negli Stati Uniti e nei paesi scandinavi: l’aderenza al modello mediterraneo riduce l’incidenza di una serie di problemi di malattie croniche degenerative”.

“Le istituzioni non possono non considerare questo mercato tra le priorità”, insiste Donini. Ma non solo: quello mediterraneo è l’unico modello alimentare in grado di preservare dal rischio di malattie croniche degenerative in buona parte legate all’obesità “che hanno un impatto enorme sullo stato di salute della popolazione, sulla mortalità, e sulla qualità della vita. E quindi inevitabilmente anche sui costi sanitari diretti e indiretti”. Per costi diretti si intende quelli che vengono sostenuti dal servizio sanitario nazionale per i ricoveri e le emergenze; i costi indiretti sono invece quelli che vengono sostenuti dal singolo cittadino per far fronte a questo tipo di problema. “Solo per quanto riguarda i costi ‘diretti’ si parla di 25 miliardi di euro l’anno”, precisa Donini. “Un’altra fetta ancora più importante risiede nei costi non quantificabili sostenuti dal cittadino”. Quindi, partendo dal fatto che secondo gli ultimi dati dell’Istituto nazionale di economia agraria il ciclo produttivo del made in Italy agroalimentare – dal campo alla tavola, compresa la produzione agricola, la meccanizzazione e la ristorazione – “vale” 267 miliardi di euro, se ci si aggiungono anche i costi che si possono recuperare dalla spesa sanitaria diretta con la giusta prevenzione all’obesità, si arriva a quasi 300 miliardi di euro l’anno. Se poi si pensa al fatto che i 25 miliardi di euro vengono ripartiti tra tutti i cittadini, la Dieta mediterranea fa bene anche alle tasche. “E’ difficile tirare le somme – conclude Donini – ma una cosa è certa: staremo meglio e saremo più ricchi”.

Altiero Marini

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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