DOP E IGP, CONFAGRICOLTURA: RISORSA DA CONSOLIDARE PER VALORIZZAZIONE “MADE IN ITALY” AGRICOLO E ALIMENTAREL'ITALIA SI CONFERMA LEADER NELL’UE. I 10 PRODOTTI PRINCIPALI VALGONO 80% PRODUZIONE E 90% EXPORT

Il sistema comunitario di protezione delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche, di cui al Regolamento CE n. 1151/2012 (che ha sostituito i precedenti in materia), ha lo scopo di individuare e quindi valorizzare… - prodotti agricoli e alimentari caratterizzati da specifiche modalità tradizionali di produzione, realizzati in una determinata area territoriale con materie prime provenienti dalla stessa area territoriale (DOP - Denominazione d’Origine Protetta); - prodotti agricoli e alimentari caratterizzati da specifiche modalità tradizionali di produzione, realizzati in una determinata area territoriale con materie prime non necessariamente provenienti dalla stessa area territoriale (IGP - Indicazione Geografica Protetta). Dunque, la certificazione DOP è indissolubilmente legata alla produzione agricola locale (zona d’origine indicata nella denominazione); mentre la certificazione IGP può attribuirsi (secondo quanto indicato nel disciplinare istitutivo) anche a prodotti alimentari derivanti dalla trasformazione di prodotti agricoli provenienti da altri territori (anche da Stati diversi da quello che istituisce l’IGP). Il primato dell’Italia L’Italia si conferma, anche a fine 2017 il Paese dell’UE che ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti DOP e IGP nel settore “food” (esclusi vini e altre bevande alcoliche), con 293 precedendo la Francia (245) e la Spagna (190). Questi tre Paesi rappresentano il 54% dei prodotti DOP e IGP registrati dall’UE.

Nel 2017, l’Italia ha ottenuto il riconoscimento DOP o IGP per 4 nuovi prodotti, molti meno della media annuale del periodo 2010-2017 (circa 11 prodotti l’anno), meno di quelli riconosciuti alla Francia (8) e al Regno Unito. In particolare, i 4 riconoscimenti DOP e IGP ottenuti dall’Italia nel 2017, rappresentano il minimo annuale del periodo 2010-2017. Il maggior numero di riconoscimenti è stato ottenuto nel 2010 (24) e nel 2011. Il primato di riconoscimenti dell’Italia, rispetto ai Paesi UE concorrenti , è legato alla larga prevalenza delle certificazioni DOP (167 contro le 103 della Francia e le 102 della Spagna); la Francia ha invece ottenuto più riconoscimenti IGP (142 contro i nostri 126). I riconoscimenti DOP e IGP possono essere ottenuti, secondo i requisiti stabiliti dall’UE, anche da Paesi non appartenenti all’Unione Europea. A fine 2017, il Paese Extra Ue che ha registrato il maggior numero di prodotti DOP o IGP è la Cina (10), seguita a distanza dalla Thailandia (4). I settori produttivi Nel ricco e articolato panorama della nostra biodiversità agraria e tradizione alimentare, il settore per il quale il nostro Paese ha proposto e ottenuto il maggior numero di riconoscimenti DOP e IGP (tabella 6) è quello dei prodotti delle coltivazioni orticole e cerealicole (111), seguito dai formaggi (52) e dagli olii extravergini di oliva (46).

Ma il maggior numero di riconoscimenti DOP, quindi certamente legati alla produzione primaria nazionale e territoriale, si registra per i formaggi (50) e per gli olii extravergini d’oliva (42). Per i riconoscimenti IGP, prevalgono con largo margine ortofrutticoli e cereali (75) seguiti dai salumi (prodotti a base di carne - 20) L’offerta regionale Le Regioni italiane nel cui territorio ricadono produzioni agricole e alimentari DOP e IGP (tabella 8) sono quelle del Nord (167), seguite da quelle di Sud e Isole (115) e poi da quelle del Centro (91). Nelle Regioni di Sud e Isole, si registra la maggior quota percentuale di riconoscimenti DOP sul totale DOP e IGP (62%).

Imprese coinvolte e superfici coltivate - L’impatto dei riconoscimenti DOP e IGP sulle imprese agricole si presenta, secondo i rilevamenti annuali dell’Istat, a tratti contraddittorio. Da una parte, nel periodo 2010-2016, il numero complessivo di imprese agricole coinvolte nelle produzioni DOP e IGP registra valori altalenanti: massimo nel 2010 con oltre 79.500; minimo nel 2014 con circa 74.500; ripresa nel biennio successivo fino ai poco meno di 78.800 del 2016. D’altra parte, considerando la riduzione del numero complessivo di aziende agricole (iscrizioni al Registro delle Imprese -12% fra il 2010 e il 2016), la percentuale di quelle che producono DOP e IGP rispetto al totale, cresce costantemente, dal 9,25% del 2010 al 10,41% del 2016. Confrontando il 2010 col 2016, a fronte di un incremento dei riconoscimenti DOP e IGP del 30%, il numero dei produttori agricoli del settore segna una flessione dell’1% (tabelle 9a e 9b). Prendendo in considerazione i diversi settori produttivi, si rileva una costante e molto consistente riduzione dei produttori della filiera dei formaggi (-5.500 unità nel 2016 rispetto al 2010, pari a -17%) e, pur meno consistente, dei produttori della filiera dei salumi (prodotti a base di carne -600 unità pari a - 15%). Tutti gli altri settori (tranne quello minoritario degli olii essenziali che non registra variazioni) segnano crescita nel 2016 rispetto al 2010. Anche se si tratta di un valore contenuto in termini di numero di ettari, cresce costantemente la superficie coltivata per sostenere le produzioni DOP e IGP di origine vegetale: +33,6% nel 2016 rispetto al 2010, a fronte di un incremento dei corrispondenti riconoscimenti DOP e IGP di settore del 28,5%. L’incidenza della superficie coltivata relativa alle filiere DOP e IGP rispetto alla SAU nazionale, cresce dal 1,15% del 2010 al 1,64% del 2016.

In linea con la precedentemente ricordata riduzione dei produttori primari delle filiere di formaggi e salumi, diminuisce il numero di allevamenti relativi alle produzioni DOP e IGP legate al settore zootecnico, tendenza peraltro coerente con la generale specializzazione del settore (diminuzione delle aziende zootecniche, crescita del numero di capi per azienda). Gli allevamenti che sostengono le produzioni di origine animale DOP e IGP, fra il 2010 e il 2016, diminuiscono del 13,9% a fronte di un +33,7% di riconoscimenti. Diminuisce l’incidenza degli allevamenti per produzioni DOP e IGP rispetto al totale degli allevamenti (allevamenti di bovini, bufalini, ovini e suini, principali settori di produzioni DOP e IGP): nel 2010 era pari al 23,1%; nel 2016 si è ridotta (sia pure con lieve ripresa rispetto al 2015) al 20,7%

Crescono complessivamente le aziende di trasformazione alimentare produttrici di specialità DOP e IGP: dalle 6.574 del 2010 arrivano alle 7.481 del 2016 (+13,8%). Nello stesso periodo diminuiscono tuttavia costantemente i produttori di formaggi, nonostante l’incremento (+27,5%) dei riconoscimenti DOP e IGP di settore intervenuti fra il 2010 e il 2016; presenta andamento altalenante il numero dei produttori di carni fresche, in lieve diminuzione (-11 unità nel 2016 rispetto al 2010); ugualmente altalenante, ma comunque in crescita nel 2016 rispetto al 2010, si presenta il numero di produttori di salumi (prodotti a base di carne), altri prodotti di origine animale, olii extravergini di oliva, aceti e spezie

Quantità e valore della produzione Nel periodo 2010-2016 il valore alla produzione dei prodotti DOP e IGP italiani è cresciuto costantemente sommando complessivamente un +10,9%, a fronte di un incremento dei prodotti riconosciuti DOP e IGP del 33,2%. Registrano tuttavia andamento altalenante, con variazioni percentuali negative, confrontando il 2010 col 2016, i settori degli ortofrutticoli e cereali (-10,7%) e degli olii extravergini d’oliva (-1,4%). Pur con la precedentemente ricordata sensibile riduzione delle imprese coinvolte nella filiera, cresce pressoché costantemente anche il valore alla produzione dei formaggi (+10% nel 2016 rispetto al 2010) e dei salumi (prodotti a base di carne +8,3%), che insieme rappresentano (2016) circa l’87% del valore alla produzione complessivo dei prodotti DOP e IGP (tabelle 13a e 13b). Fra i principali settori produttivi, solo quello delle carni fresche registra, nel 2016 rispetto al 2010, un incremento di valore alla produzione (+104,5%) superiore all’incremento dei prodotti riconosciuti (+66,6%). Ciò significa che, oltre le contingenti variazioni dei prezzi di mercato, in generale il valore alla produzione dei prodotti DOP e IGP riconosciuti dopo il 2010 è sensibilmente inferiore al valore alla produzione medio dei prodotti DOP e IGP riconosciuti fino al 2010.

La quantità complessiva della produzione DOP e IGP nazionale è cresciuta, nel 2016 rispetto al 2010, del 20%, attestandosi su 1,48 milioni di tonnellate, segnando tuttavia nel 2016 una flessione del 2,3% rispetto all’anno precedente (tabelle 14a e 14b). I settori quantitativamente più produttivi (2016) sono, nell’ordine: ortofrutticoli e cereali (39% del totale), formaggi (35%) e salumi (prodotti a base di carne -

14%). Confrontando gli incrementi quantitativi con gli incrementi di valore alla produzione (2016 rispetto a 2010), si rileva che i primi (+20%) sono pressoché doppi dei secondi (+11%) e comunque sensibilmente inferiori all’incremento dei prodotti riconosciuti DOP e IGP nello stesso arco di tempo. Ciò evidenzia,

soprattutto, che generalmente i prodotti DOP e IGP di più recente registrazione hanno valori alla produzione per unità quantitativa inferiori all’analogo valore dei prodotti registrati fino al 2010.

Confrontando i valori medi unitari alla produzione (€ per kg o litro) dei principali settori produttivi, nel 2010 e nel 2016 (tabella 15), si evidenzia: - il notevole apprezzamento degli aceti balsamici (+12%); - la rilevante flessione di ortofrutticoli e cereali (-23,5%); - la più contenta flessione dei formaggi (-4,9%); - una lieve flessione anche per le carni fresche (-1,3%); - la sostanziale tenuta dei salumi (+0,4%).

Prendendo in considerazione i dieci valori alla produzione più elevati per singolo prodotto, emerge che, fra il 2010 e il 2016, l’incidenza della somma di questi ultimi rispetto al valore alla produzione complessivo di tutti i prodotti DOP e IGP, varia fra il 79,5% (2015) e l’82,7% (2010). In sostanza, riferendoci al 2016, i 10 prodotti DOP e IGP di maggior valore (otto dei quali riconosciuti nel 1996 e uno nel 1998) sommano circa 5,39 miliardi di euro (media 539 milioni di € per prodotto) e i restanti 279 “valgono” appena 1,24 miliardi di euro (media 4,4 milioni di € per prodotto). Fra i prodotti di più recente registrazione, solo l’Aceto Balsamico di Modena IGP (registrato nel 2009) ha ottenuto risultati molto significativi, posizionandosi al quarto posto per valore alla produzione.

Il confronto fra i valori alla produzione dei primi 10 prodotti DOP-IGP e degli altri prodotti DOP-IGP, evidenzia che ciascuno dei primi 10 rappresenta in media un valore di 539 milioni di euro, in crescita, rispetto al 2010, del 9%; mentre la produzione di ciascuno degli altri vale in media 4,4 milioni di euro, in flessione dell’11% rispetto al 2010. Il valore dell’export I principali settori produttivi dell’universo DOP e IGP (tabella 18) rappresentano (2016) poco meno del 9% del valore complessivo dell’export agricolo e alimentare (nel 2010 era del 6,7%), segnando, rispetto al 2010, un incremento dell’82% (nello stesso periodo l’export complessivo è cresciuto del 38%). Nella valutazione di questo risultato molto positivo, bisogna tuttavia tenere conto, come già osservato in precedenza, che fra il 2010 e il 2016 sono stati registrati, nei settori considerati, 52 nuovi prodotti DOP e IGP pari ad un incremento del 26%. Il valore all’export più elevato riguarda i formaggi (1,65 miliardi di euro nel 2016), seguiti dagli aceti balsamici (882 milioni) e dai salumi (prodotti a base di carne - 571 milioni). Il maggiore incremento di valore esportato (2016 rispetto al 2010) è stato segnato dagli aceti balsamici (tutti registrati prima del 2010) con uno straordinario +345%. Nel 2016, rispetto all’anno precedente, segnano flessioni del valore dell’export le carni fresche (-20%) e gli olii extravergini d’oliva (-3,4%).

Ancor più del valore alla produzione, il valore dell’export si concentra sui primi dieci prodotti DOP e IGP maggiormente venduti all’estero (tabelle 19a e 19b), che ne rappresentano costantemente, negli ultimi anni (2010-2016), una quota percentuale prossima al 91%. Il prodotto che segna il più elevato valore di esportazione è l’Aceto Balsamico di Modena IGP (875 milioni di euro nel 2016) seguito dal Grana Padano DOP (632) e dal Parmigiano Reggiano (559). Fra i dieci prodotti DOP e IGP con maggior valore di export, ci sono sei lattiero-caseari, tre salumi e appunto l’Aceto Balsamico di Modena. Nel 2013 e nel 2014, fra i primi dieci c’era la Mela Val di Non DOP, dal 2015 scavalcata dalla Mortadella Bologna IGP. Il confronto fra i valori dell’export dei primi 10 prodotti DOP-IGP e gli altri, evidenzia che ciascuno dei primi 10 esporta in media un valore di 308 milioni di euro, in crescita, rispetto al 2010, dell’82%; mentre ciascuno degli altri prodotti DOP-IGP esporta in media 1,1 milioni di euro, il 40% in più rispetto al 2010.

Conclusioni

I più recenti dati sui prodotti agricoli e alimentari italiani a Denominazione d’Origine Protetta (DOP) e ad Indicazione Geografica Protetta (IGP) confermano alcuni aspetti positivi, e altri meno, circa gli effetti di queste certificazioni sullo sviluppo dell’agricoltura e dell’economia rurale italiana. Fra gli aspetti positivi, rileviamo gli incrementi… - di 76 unità (il più elevato del periodo fra i Paesi UE) dei prodotti riconosciuti fra il 2010 e il 2017; - dell’11% (2010-2016) del valore alla produzione; - dell’82% (2010-2016) del valore esportato. Tuttavia, anche confrontando gli incrementi citati in precedenza, rileviamo alcune criticità (2010-2016): - il valore alla produzione segna +11% a fronte del +35% dei riconoscimenti; - le quantità prodotte segnano +20% a fronte, come sopra, del +35% dei riconoscimenti; - il valore alla produzione dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa l’81% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti; - i valori unitari alla produzione (€/kg) segnano una flessione del 7,6%; - il valore dell’export dei primi 10 principali prodotti, tutti riconosciuti prima del 2010, continua a rappresentare circa il 91% del totale di settore, nonostante i 72 nuovi riconoscimenti. In particolare, nel 2016… - il valore medio alla produzione di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 539 milioni di euro (+8,8% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 4,45 milioni di euro (-11,4% sul 2010); - il valore medio dell’export di ciascuno dei 10 principali prodotti è di circa 308 milioni di euro (+81,6% sul 2010), mentre lo stesso valore per ciascuno degli altri prodotti è di 1,1 milioni di euro (+40% sul 2010). Ciò significa che, attualmente, la maggior parte dei prodotti DOP-IGP, e in particolare i 72 nuovi registrati fra il 2010 e il 2016, rappresentando valori economici molto limitati, sembrano trarre benefici scarsi o irrilevanti dal riconoscimento d’origine, e di conseguenza incerti sono i benefici per gli agricoltori che devono sostenere costi aggiuntivi per certificare la produzione.

Questi risultati poco esaltanti sono generalmente da attribuire alla registrazione di specialità eccessivamente “locali”, supportate da pochi produttori soprattutto medio-piccoli, con produzione limitata di basso valore complessivo, che non consentono di realizzare le necessarie economie di scala per la gestione, il controllo e la promozione della denominazione. Altri motivi di insuccesso si ritengono dovuti a: - creazione troppo verticistica della denominazione protetta, senza il preliminare attento coinvolgimento dei produttori seguito dalla relativa assistenza tecnica; - carenze organizzative dell’organismo di tutela della denominazione; - insufficiente supporto di coordinamento, assistenza, promozione del settore da parte di istituzioni di livello superiore (Regioni, Stato). Tolto ciò, è un dato di fatto che l’agricoltura italiana, almeno a breve termine, oltre fondare la propria crescita su significativi incrementi di produzione e produttività può e deve puntare anche ad incrementare la remunerazione dei prodotti di pregio e orientare maggiormente la produzione verso tali prodotti. Le certificazioni DOP e IGP, sostenute dal notevole patrimonio di biodiversità agraria e di tradizioni alimentari di cui disponiamo, possono dare un contributo importante in questo senso purché istituite secondo oggettive considerazioni storico-tradizionali, ma anche, e soprattutto, secondo razionali progetti di riconversione produttiva e di marketing (nazionale e, ancor più, internazionale), anche collegati alla promozione del turismo gastronomico. L’attuazione di tali progetti dovrà essere sostenuta da specifiche professionalità e da una puntuale assistenza ai produttori agricoli.

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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