ERMANNO COMEGNA: GIORNI INQUIETI…E ORA VIA CON L'INNOVAZIONE A TUTTO CAMPO IN AGRICOLTURA

comegnaSono giorni inquieti per il nostro Paese, dopo le incognite seguite alle recenti elezioni politiche. L'Italia è un osservato speciale a livello internazionale e molti si preoccupano della tenuta del nostro sistema economico, politico e finanche sociale, perché c'è poco da dubitarne: siamo un protagonista di fondamentale peso nei delicati equilibri europei e globali.

In questa delicata fase ho deciso di tralasciare i temi contingenti di cui generalmente mi occupo come analista ed osservatore delle questioni agricole ed agro-alimentari e mi sono dedicato alla riflessione sulle reali necessità del settore e su come si potrebbe affrontare il futuro, alla luce dei possibili cambiamenti esterni (ad esempio la riforma della Pac) e considerate le fragilità con le quali tutti ci stiamo confrontando ad ogni livello, a cominciare dai massimi vertici delle istituzioni, ai quali spettano presto decisioni assai sensibili. Ne ho ricavato alcune convinzioni che di seguito esporrò, le quali non potranno essere certamente tutte affrontate dal prossimo Governo che, peraltro, si preannuncia transitorio, ma almeno potrebbero essere fissati in una agenda sulla quale le diverse forze in campo potrebbero convergere.

Il mio è un esercizio suscitato dal bisogno che avverto di reagire agli eventi e individuare pochi punti di riferimento che dovrebbero orientare le future scelte di politica agraria a livello nazionale.

Il primo convincimento è che l'agricoltura italiana soffre di poca innovazione e, di conseguenza, innovando relativamente meno rispetto a quanto sarebbe possibile ed auspicabile, perde capacità competitiva. La qualità, l'immagine dei nostri prodotti, il legame con il territorio e la tradizione sono sicuramente elementi irrinunciabili, ma devono essere sapientemente coniugati con l'orientamento all'innovazione: con la ricerca, la sperimentazione, la diffusione della conoscenza, con uno spirito aperto e proiettato al futuro.

Ogni scelta politica che dovesse andare nella direzione di avere più innovazione aiuterà sicuramente le imprese italiane e l'intero settore e le metterà in condizioni di resistere alle azioni della concorrenza ed alle incognite dei fattori esterni.

Un secondo punto è l'urgenza di procedere lungo la direzione di una autentica e irreversibile semplificazione, intesa sia nell'accezione di ridurre gli oneri che gravano sulle imprese, sia in quella di mettere a dieta il sistema delle tecnostrutture che ruotano attorno al sistema agricolo. Negli ultimi anni, abbiamo assistito al paradosso della contrazione del numero di imprese attive e, per molti settori, anche alla diminuzione dei livelli di produzione, senza che ciò comportasse la scomparsa degli organismi pubblici e privati e delle relative truppe burocratiche. Il buon senso ci dice che la semplice esistenza di dette sovrastrutture implica l'aumento dei costi di impresa, comporta la lievitazione della spesa pubblica, la quale, peraltro, potrebbe essere altrimenti utilizzata e, infine, spinge chi vi lavora ad attivarsi in azioni che spesso sono inutili e qualche volta pure dannose dal punto di vista dei risultati che produce sul sistema economico.

Il tema della semplificazione non è separato da quello della innovazione. Sono convinto che la produttività del nostro sistema agro-industriale aumenti in modo esponenziale se dirottassimo parte del personale oggi impegnato in improduttivi compiti burocratici, verso il circolo della innovazione ed il sistema della conoscenza.

La terza convinzione è l'isolamento dell'imprenditore agricolo e la sua debolezza nei confronti degli interlocutori con i quali si deve confrontare. C'è ancora poca aggregazione nell'agricoltura italiana, pur non mancando esempi di organizzazione economica di successo. Per correggere questo punto di debolezza non servono nuove leggi, ma deve scaturire una forza trainante dall'interno del sistema agricolo italiano che determinati interventi pubblici potrebbero, tuttavia, suscitare ed agevolare.

Altro elemento sul quale il sistema agro-alimentare nazionale non può prescindere è la proiezione internazionale. Su questo fronte i risultati raggiunti negli ultimi anni sono decisamente positivi. Si dovrebbe solo intensificare ed ottimizzare gli sforzi e magari renderli più sistematici e calibrati.

Infine, un'ultima convinzione va progressivamente maturando in me ed è l'importanza di un principio che il mondo agricolo ha molte volte valutato con una accezione negativa: la sostenibilità. L'attività agricola deve essere realizzata in armonia con l'ambiente, il territorio, il paesaggio. Inoltre si deve tenere conto che i cittadini ed i consumatori non si accontentano più di avere la disponibilità di alimenti a prezzi equi, ma sono interessati pure al "come" si produce ed all'impatto che i processi produttivi esercitano sull'ambiente, sulla biodiversità, sulle risorse naturali. In passato c'è stata disattenzione su tale tema e si è operato a prescindere dalla responsabilità sociale dell'impresa, pagando però un prezzo notevole.

Ermanno Comegna

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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