ERMANNO COMEGNA

comegnaIn the last decades Italian and European Agriculture lived a period of deficit in terms of growth of productivity and efficiency. It was more  to look for public aid (until recently those of Pac and more recently the chapter of renewable energy), regardless of market orientation and innovation. To be fair though, this is the result of a real lack of opportunity to make income from ordinary farming. There are no alternatives, such as to render useless the "search contribution”. In the past agriculture has experienced a period of extraordinary technical improvements and a succession of innovations that have materially improved the companies' production. The European Union has become aware of this troubling phenomenon with an initiative on which we are discussing in Italy: the launch of the European Partnership for innovation in agriculture. On one hand it provides a number of resources considerably higher than had been insured in the past, and secondly proposes a new and original way to revitalize the system of knowledge in agriculture and to encourage innovation.

The buzzwords that have been minted by the Commission in its communication of 29 February 2012 are productivity and sustainability. Innovation should therefore be targeted to stimulate greater efficiency and competitiveness of the agri European, but make sure it does not happen at the expense of environmental resources and neglecting the needs of combat climate change, biodiversity decline and neglect the landscape. In each Member State will have to be designed a new system for organizing research, to disseminate knowledge and to foster innovation.

It's necessary to establish "operational groups", in the territory who will have to work fast so that there is a generation of processes, products and innovative services. The operation of "operational groups" will be governed at European and national levels through strategic plans, while the rural development programs for the seven years 2014-2020 will give funds for the conduct of financial activities and projects.

There's a new paradigm which needs to be interpreted by the different subjects and by the institutions, organizations representing economic operators and by the same individual entrepreneurs, who can play an important role in the activities of "operational groups". It's not just a matter of using the public funding from the European Union. The real challenge is to implement an original, creative new system of common knowledge for the Ue state members who share the same needs in terms of innovation in the agribusiness system.

Ermanno Comegna

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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comegnaL'agricoltura europea e quella italiana hanno vissuto negli ultimi decenni una fase di deficit in termini di crescita della produttività e della efficienza. A dimostrare ciò ci sono diversi indizi e studi autorevoli, nonché articolate statistiche ufficiali. L'impressione che abbiamo ricavato dalla nostra esperienza pratica è una certa prevalente tendenza, anche da parte della più illuminata imprenditoria agricola, ad una rincorsa agli aiuti pubblici (fino a poco tempo fa quelli della Pac e più di recente si è aperto il capitolo delle energie rinnovabili), trascurando l'orientamento al mercato e l'innovazione. Ad essere sinceri, però, ciò si è verificato non sempre per una intrinseca carenza di spirito imprenditoriale, ma quanto per effetto di una reale mancanza di opportunità di trarre reddito dalla ordinaria attività agricola. Vi è, spesso, una mancanza di solide alternative, tali da rendere inutile la "caccia al contributo". Per decenni, in passato, l'agricoltura ha conosciuto una fase di straordinari miglioramenti tecnici ed un susseguirsi di innovazioni che hanno concretamente migliorato i risultati produttivi delle aziende. Poi, dagli anni ottanta, è seguita una stagione di appannamento ed il sistema della conoscenza a servizio del mondo produttivo agricolo ed agroalimentare non è riuscito più a fornire i risultati del passato in termini di spinta innovativa. L'Unione europea si è resa conto di questo preoccupante fenomeno che può portare al declino del settore ed è corsa ai ripari, con un’iniziativa sulla quale si sta discutendo in Italia, ma solo nei tavoli privilegiati. Ci riferiamo al lancio del Partenariato europeo per l'innovazione in agricoltura (PEI Agricoltura) che da un lato mette a disposizione una quantità di risorse nettamente superiore rispetto a quanto era stato assicurato in passato; dall'altro propone una nuova ed originale modalità per rivitalizzare il sistema della conoscenza in agricoltura e per favorire l'innovazione.

Le parole d'ordine che sono state coniate dalla Commissione nella propria comunicazione del 29 febbraio del 2012 sono due: produttività e sostenibilità. L'innovazione dovrà dunque essere mirata a stimolare la maggiore efficienza e competitività dell'agroalimentare europeo, ma fare in modo che ciò non avvenga a discapito delle risorse ambientali e trascurando le esigenze di contrastare i cambiamenti climatici, il declino della biodiversità e l'incuria del paesaggio. In ogni Stato membro dovrà essere disegnato un nuovo sistema per organizzare la ricerca, per diffondere la conoscenza e per favorire l'innovazione. A tale riguardo l'Unione europea pensa alla costituzione sul territorio di "Gruppi operativi", composti dai diversi attori coinvolti, i quali dovranno lavorare affinché ci sia una veloce generazione dei processi, dei prodotti e dei servizi innovativi. Il funzionamento dei "Gruppi operativi" sarà governato a livello europeo e nazionale attraverso dei piani strategici; mentre dai programmi di sviluppo rurale per il settennio 2014-2020 saranno resi disponibili i fondi finanziari per lo svolgimento delle attività e dei progetti. È facile rintracciare nel modello esposto un nuovo paradigma che però richiede di essere concretamente interpretato dai protagonisti e, in particolare, dalle istituzioni, dalle organizzazioni di rappresentanza degli operatori economici e dagli stessi singoli imprenditori, i quali potranno svolgere un ruolo importante nell'ambito delle attività dei "Gruppi operativi". Non è solo una questione di utilizzare le risorse finanziarie pubbliche provenienti dall'Unione europea che pure di per se è un aspetto determinante. La vera sfida è quella di attuare in modo originale, creativo e finalizzato il nuovo sistema della conoscenza che è stato disegnato, anche con progetti comuni e cercando sinergie con organismi e soggetti di altri Stati membri che condividono le stesse esigenze in termini di innovazione nel sistema agroindustriale. È arrivato il momento di portare l'argomento fuori dai ristretti club nei quali l'iniziativa europea sul partenariato in agricoltura è stato finora rigidamente confinato. C'è bisogno di coinvolgere tutte le risorse che il settore oggi riesce ad esprimere ad ogni livello e di formulare un progetto coerente con le aspettative dell'Unione europea e con le esigenze del sistema produttivo nazionale.

Ermanno Comegna

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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