EXPORT, CIA: MADE IN ITALY AGROALIEMENTARE +6,7%

La Cia commenta i dati diffusi oggi dall’Istat: l’export è sempre più fondamentale per il comparto, cresce soprattutto il mercato extra Ue. Nell’anno ha aiutato a “contenere” il calo dei consumi interni. Ora serve una nuova e più efficace azione sinergica di valorizzazione dei nostri prodotti a livello globale.

Più di un quarto del fatturato del “made in Italy” agroalimentare si fa oltreconfine. Se la crisi deprime i consumi interni, spaghetti, vino e mozzarella richiamano sempre di più i mercati stranieri e consentono al comparto di mettere a segno nel 2012 un incremento dell’export del 6,7 per cento a quota 30 miliardi di euro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in merito ai dati diffusi oggi dall’Istat.

Un successo trainato prima di tutto da vino e spumanti, con esportazioni in crescita rispettivamente del 7,2 per cento e del 16,2 per cento tendenziale e un giro d’affari annuo di 4,3 miliardi -spiega la Cia sulla base degli ultimi dati Ismea-. Ma vola alto anche l’export della frutta fresca e secca con 2,7 miliardi (+3,2 per cento) e delle preparazioni di ortaggi e legumi, soprattutto conserve di pomodoro, con 2,6 miliardi (+8 per cento). Non perdono appeal neppure pasta (+8,2 per cento) e formaggi (+4 per cento), che fuori dall’Italia incassano quasi 2 miliardi a testa. L’olio d’oliva guadagna un lieve +1,5 per cento a quota 1,2 miliardi, mentre esplode l’export di prodotti da forno e da pasticceria (+9,2 per cento per un valore di 1,3 miliardi), in particolare quelli a base di cacao (+18 per cento).

E per il nostro agroalimentare -prosegue la Cia- diventano sempre più importanti i mercati oltreoceano. Nel 2012, infatti, l’aumento tendenziale delle esportazioni è dipeso soprattutto dalla domanda dei paesi extra Ue che, nonostante costituisca ancora solo un terzo del totale, ha registrato un incremento record del 13 per cento contro il 3 per cento dell’export comunitario. Una crescita super guidata dalle performance del “made in Italy” in Giappone (+18 per cento) e negli Stati Uniti (+11 per cento).

Per il comparto si tratta di un risultato molto importante. In un anno in cui i costi produttivi agricoli sono saliti più dei prezzi praticati sui campi e i redditi degli imprenditori sono rimasti fermi al palo, l’export ha rappresentato l’unico motore di crescita, lo sbocco necessario anche per “contenere” il calo dei consumi nel mercato domestico. Ecco perché, ora più che mai, è importante continuare con l’opera di valorizzazione dei nostri prodotti -conclude la Cia- evitando però di muoverci in ordine sparso, ma percorrendo una nuova e più efficace azione sinergica per il settore, portando avanti una valida promozione che esalti a livello globale la qualità del “made in Italy”.

com/gan

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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