FIERAGRICOLA CAPITALE INTERNAZIONALE LATTE. AUMENTO PRODUZIONI UE PORTA ASSESTAMENTO PREZZI

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Dal 31 gennaio al 3 febbraio prossimi, Fieragricola di Verona diventa la capitale del latte. La zootecnia è una delle protagoniste della rassegna internazionale dell’agricoltura, uno dei più importanti eventi trasversali a livello europeo. Lo confermano i due padiglioni interamente dedicati al settore (il 9 e il 10), i circa 1.000 capi presenti contro i 600 della precedente edizione (+63,3%), le tre manifestazioni di alto livello dedicate alla razza Holstein, alla Bruna e alla Limousine, un’asta nazionale di bovine da latte, il «Milk Day» in programma il 2 febbraio, l’Accademia italiana del latte per la trasformazione casearia, le aree dedicate ai robot di mungitura e ai carri miscelatori. «Il percorso espositivo è stato ampliato e ulteriormente valorizzato con il segmento delle energie rinnovabili ottenibili da fonte zootecnica, che ne costituisce il corollario, alla luce anche degli obiettivi fissati dal Parlamento europeo, in base ai quali nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’Ue», spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere.


Fra le novità della 113ª edizione di Fieragricola, la presentazione dell’Accademia italiana del latte per la trasformazione casearia, in programma il 1° febbraio alle ore 13 al padiglione 9 (Area Forum), con il presidente Domenico Ferrari e del Direttore Mirko Galliani ad illustrarne tutti i dettagli. L’obiettivo è costituire un percorso di studi verso il successo imprenditoriale per agricoltori, casari, professionisti del settore, cuochi o semplici appassionati.


IL MERCATO DEL LATTE. Il panorama lattiero caseario europeo sta facendo i conti con una flessione dei listini, provocata da un aumento di produzione di materia prima. Ma anche l’Italia, che storicamente ha sempre avuto quotazioni più elevate e ha puntato su una valorizzazione della materia prima impostata per il 50% della produzione totale nazionale sui formaggi Dop, è alle prese con un andamento negativo.


CONSEGNE IN AUMENTO. I dati riportati da Clal.it (sito di riferimento mondiale per il settore e partner di Fieragricola per il Milk Day) evidenziano per l’Unione europea nel periodo gennaio-novembre 2017 un incremento delle consegne, più marcata negli ultimi mesi: +4,5% a settembre in confronto allo stesso mese del 2016, +4,8% a ottobre e +5,6% a novembre.
Osservando i trend dei principali paesi produttori dell’Ue-28 nel mese di novembre, la Germania ha aumentato le produzioni su base tendenziale del 6,4%, la Francia del 4,9%, il Regno Unito del 7,8%, l’Olanda dell’1,9% (incremento frenato dall’introduzione di vincoli legati ai fosfati), l’Italia del 3%, l’Irlanda del 16,1%, la Danimarca del 6,6%, il Belgio dell’11,6 per cento.
Calcolatrice alla mano, nei primi 11 mesi del 2017 l’Unione europea ha prodotto complessivamente 2.213.000 tonnellate di latte in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+1,6%), superando i 143,2 milioni di tonnellate conferiti. Come saranno valorizzati? Sarà una soluzione remunerativa quella della produzione di polveri (WMP e SMP), tenuto conto che gli stock comunitari di polvere di latte scremato al 31 ottobre 2017 ammontavano a 382.182 tonnellate, il 3,6% in più rispetto al mese precedente? O si punterà all’export, indirizzando gli sforzi verso Sud Est Asiatico, Cina, Messico, Medio Oriente e Nord America, che sono le aree più dinamiche del pianeta?
I TREND MONDIALI. Le produzioni di latte stanno crescendo a livello mondiale. I volumi toccati dai principali paesi esportatori (Ue-28, Usa, Ucraina, Bielorussia, Turchia, Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Cile, Uruguay) sono saliti dell’1,3% fra gennaio e novembre 2017, rispetto allo stesso periodo del 2016.
La domanda internazionale riuscirà ad assorbire tale aumento produttivo? Sulla carta, i numeri indicano un equilibrio sostanziale, in quanto fra gennaio e dicembre dello scorso anno le importazioni lattiero casearie sono cresciute dell’1,3% su base tendenziale. La sensazione, però, è che la domanda globale sia più lenta rispetto al passato.
Nel 2016, infatti, le importazioni mondiali hanno registrato una maggiore dinamicità: +3,5% sui 12 mesi precedenti. Anche queste sembrano essere indicazioni che suggeriscono di rallentare le produzioni e di orientarle nelle aree dove la richiesta è maggiore, come in Cina e nel Sud Est Asiatico.
PREZZI IN FLESSIONE. L’aumento delle quantità di latte consegnate ha portato a una diminuzione dei prezzi del latte, anche se la tendenza ribassista non sembra essere univoca. I prezzi del latte crudo intero spot (in cisterna) nei Paesi Bassi, dopo il crollo di oltre il 30% fra la fine di novembre e la metà di dicembre (da 30 euro a 18 euro/100 chilogrammo), nella prima parte di gennaio sono saliti a 24 euro/100 kg, recuperando così parzialmente terreno.
La cooperativa olandese Friesland Campina ha garantito per il mese di gennaio il ritiro del latte a 37,50 €/100 chilogrammi. A novembre il prezzo di ritiro ai soci era stato stabilito a 41,75 euro.
In Germania, le quotazioni di novembre si sono assestate a 38,97 €/100 kg (-0,43% rispetto al mese precedente), ma Ingo Mueller, amministratore delegato di Dmk (Deutsches Milchkontor), la principale azienda lattiero casearia tedesca, ha annunciato nei giorni scorsi probabili riduzioni di prezzo, proprio come conseguenza dell’incremento produttivo.
Segno negativo anche per i listini francesi, che a novembre avevano perso lo 0,84% su base congiunturale, con cifre medie a 34,53 €/100 chilogrammi.


IL CASO ITALIA. Fra gennaio e novembre l’Italia ha aumentato la produzione interna di latte del 3,3%, con l’inevitabile effetto di far scivolare i prezzi sul medio-lungo periodo. Nella seduta del 22 gennaio scorso, i prezzi del latte spot sono scesi nuovamente rispetto alla settimana precedente. Parliamo di 35,50 €/100 kg e di 35,75 €/100 kg sulle piazze di Lodi e Verona, con una flessione rispettivamente del 1,39% e 0,69% sulla rilevazione della settimana precedente e del 5,96% e del 5,92% sullo stesso periodo del 2017.
La contingenza europea potrebbe portare, nelle prossime settimane, a un ulteriore ribasso, che potrebbe caratterizzare probabilmente il primo semestre del 2018, anche se non in misura marcata.


VOLA EXPORT DIARY MADE IN ITALY. Indubbiamente positivi sono i risultati frutti dei piani di internazionalizzazione perseguiti dal Made in Italy lattiero caseario, che compensa la frenata dei prezzi del latte. Nel periodo gennaio-ottobre 2017 le esportazioni italiane sono cresciute del 14% in quantità e del 12,3% in valore (con un boom di latte e panna, che hanno segnato rispettivamente il +42,3% in quantità e il 35,6% in volume).
Trend positivo anche per i formaggi, che nei primi 10 mesi del 2017 hanno messo a segno un +6,6% in volume e un +9,4% in valore.
Numeri che impongono alla filiera italiana di proseguire sulla strada delle Dop casearie, affiancando un percorso di attenzione agli equilibri produttivi e all’export, magari sostenuto da politiche promozionali differenziate in base alle esigenze delle diverse cucine e dei consumatori nel mondo.


LE PREVISIONI 2018. Secondo gli esperti di Clal.it, dopo un primo semestre di assestamento dei prezzi, nella seconda metà del 2018 la tendenza potrebbe riposizionarsi verso l’alto, a patto che non si ecceda con le produzioni. Costi dell’alimentazione degli animali su livelli pressoché costanti e contenuti, inoltre, dovrebbero assicurare marginalità agli allevatori.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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