FILIERA CORTA, CERCIELLO RENNA: LEGGE BUONA NOVELLA MA TESTO MIGLIORABILE

Sono trascorsi pochi giorni dall’approvazione alla Camera dei Deputati della proposta legislativa su filiera corta, a chilometro zero e utile, che è ora sottoposta all’esame del Senato. Nell’attesa di sapere se il testo diventerà legge all’esito della seconda lettura oppure tornerà in discussione alla Camera, l’attenzione della società civile resta alta, intenta a valutare l’effettiva portata del provvedimento così come varato dal Parlamento. Una legge 'migliorabile' per Luigi Cerciello Renna, direttore scientifico del corso in “Esperto di legalità agroambientale” istituito dall’Osservatorio dell’Appennino Meridionale presso l’Università di Salerno.

Da anni si invocano in Italia norme che tutelino e valorizzino la filiera corta agroalimentare. Ritiene che, con il disegno di recente approvazione alla Camera, la direzione imboccata dal legislatore sia quella giusta?

 

Lo sforzo è lodevole e il disegno di legge è davvero una buona novella, perché, al di là delle numerose iniziative frammentate del passato, è la cifra dell’impegno del Parlamento ad assicurare, in maniera assai sollecita, riconoscimento e sostegno giuridico alle numerose e virtuose esperienze nazionali di filiera corta. Si tratta comunque di un obiettivo complesso, visto che occorre colmare i gravi vuoti e ritardi della legislazione statale, superando quella che è diventata ormai la prassi di demandare la questione all’iniziativa normativa degli enti locali.

 

Al di là delle logiche di contrapposizione che animano il dibattito politico, le parti sociali audìte alla Camera hanno manifestato un generale apprezzamento verso la proposta legislativa, senza risparmiarsi dal sollevare qualche perplessità. Qual è il suo pensiero?

 

Ritengo che anche l’osservatore più attento debba prendere atto delle buone intenzioni del Parlamento e del passo di marcia spedito verso la meta prefissata. Ma sono evidenti alcune criticità che fanno del testo del ddl n. 183 licenziato dalla Camera dei Deputati un provvedimento ancora da migliorare.

 

Quali sono dunque per Lei, nell’accogliere con favore l’iniziativa parlamentare, le criticità che vanno superate?

 

Intanto ho qualche perplessità legata allo stesso iter parlamentare. In Senato è stato presentato il ddl n. 728 per la valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari locali. E’ facile intuire le complicazioni date dalla sovrapposizione tra i due provvedimenti, per affinità di contenuti e finalità. Ciò detto, esiste di certo un problema di ipertrofia normativa. Ad ora si è preferito concentrarsi soprattutto sul coordinamento del ddl con il codice dei contratti pubblici del 2016 e sul superamento delle definizioni contenute nella legge sui piccoli comuni del 2017, ma occorre seriamente armonizzare tra loro i tanti provvedimenti in materia sin qui adottati da varie Regioni. L’ultima misura è la legge sulla vendita diretta dei prodotti agricoli adottata dalla Regione Siciliana nello stesso momento in cui alla Camera veniva approvata la proposta di legge sulla filiera corta. Mi unisco inoltre agli scettici sull’utilizzo del doppio termine ‘km 0 o utile’, mentre auspicavo sinceramente che una legge così ambiziosa contemplasse disposizioni dedicate in modo significativo al tema dei controlli. Non si può poi sottovalutare la questione della preferenza accordata ai prodotti regionali alla luce della giurisprudenza della Corte Costituzionale. Va detto che i pronunciamenti di segno contrario del Giudice delle leggi sono pure più numerosi di quelli riportati dal Servizio Studi della Camera nel dossier allegato al ddl, se si pensa alle sentenze 66, 209 e 292 del 2013.

Taluni hanno lamentato che le audizioni alla Camera hanno acquisito l’indirizzo di una platea non proprio ampia di interlocutori. Se lei fosse al cospetto dei parlamentari chiamati ad esaminare il ddl, cosa direbbe loro?

 

Mi lascia perplesso il richiamo al prodotto trasformato disgiuntamente da quello originario. Ecco, mi porrei insieme con loro qualche domanda, a cominciare da una: è legittimo pensare che, a seguito del testo così come licenziato dalla Camera, sia possibile che un quantitativo di arance del Marocco, una volta che queste vengono trasformate in un qualunque comune siciliano, faccia arrivare sulle tavole dei consumatori, entro il raggio di 70 km, un succo o una confettura da ritenersi prodotto di filiera corta o a km 0 per legge?

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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