FILIERA CORTA, COMAGRI SENATO. LE DICHIARAZIONI DI AGRINSIEME, COLDIRETTI, UNCI E UECOOP

“Condividiamo questo disegno di legge che promuove il rapporto diretto tra agricoltori e consumatori, sviluppando i mercati locali e valorizzando l’agricoltura rurale” dichiara Agrinsieme nel corso delle audizioni in comagri senato.

“L’accesso diretto al mercato ha una valenza culturale e sociale fondamentale, andando a sottolineare l’importanza e la centralità della filiera corta. Condividiamo quindi i valori etici che stanno sotto la promozione del km 0 e della filiera corta, un tema socioculturale che permette inoltre di avere un consumatore consapevole” prosegue Agrinsieme.

“In merito all’articolo 2, ovvero la definizione che permette di utilizzare materie prime che vengano fuori dai 70 km previsti, è necessario un maggiore approfondimento per evitare lo snaturamento del disegno di legge. Importante poi promuovere forme più ecosostenibili di trasporto per il km 0 e km utile” dichiara Agrinsieme.

“Sarebbe poi opportuno istituire un albo o un registro dei produttori della filiera corta, km 0 e utile. È inoltre necessario chiarire le competenze in maniera di controllo e a chi spettano. Da valutare infine la possibilità di utilizzare il logo della filiera corta sui prodotti, mentre per ora il disegno di legge prevede il logo unicamente per i punti vendita” conclude Agrinsieme.

“Quello della filiera corta e della vendita diretta è un tema che è diventato sempre più importante nel corso degli anni. Basti pensare che Ismea un anno fa valutava a 6 miliardi di euro la vendita diretta nel nostro paese” dichiara Coldiretti.

“In mancanza di normative nazionali ci sono state normative locali che hanno seguito il fenomeno della vendita diretta, andando a promuovere la sua crescita. Adesso però serve maggiore applicabilità su tutto il territorio per sviluppare questo settore che ha ancora ampi margini di crescita” prosegue.

“L’esperienza di contatto diretto con l’agricoltore supera ogni altra tipologia di marchio, che sia biologico o denominazione protetta, perciò ogni confusione che instilliamo nel produttore rischia di rappresentare un freno per la crescita. Dobbiamo perciò pensare ad una legislazione che possa favorire l’agricoltore, più che andare a normale ogni singolo aspetto” conclude Coldiretti.

“Siamo favorevoli a questa visione proposta dal disegno di legge, che rappresenta una nuova opportunità per il territorio e un’occasione di rilancio per il settore dei piccoli agricoltori che altrimenti non troverebbero spazio. Inoltre si instaura nuovamente quel rapporto diretto tra agricoltore e consumatore che la Gdo aveva distrutto” dichiara Unci.

“I 70 chilometri li avremmo ridotti, proprio per dare un’identità territoriale maggiore al prodotto, una identità geografica che permette anche il recupero delle economie locali. Rimane perciò da chiarire questo aspetto del km 0, cercando di renderlo sempre più identificativi col territorio” conclude Unci.

“È un disegno di legge che cerca di ricondurre ad unità una materia molto frammentata, ma che esprime ugualmente la forza di questi istituti, della filiera corta e del km 0, che rappresentano una valvola importante per tenere i giovani legati al territorio” evidenzia Uecoop.

“Il km 0 non è legato più unicamente all’aspetto della distanza, ma è legato oggi anche ad altri fattori come l’impatto ambientale. E l’importanza di ridurre l’impatto ambientale è anche una richiesta del consumatore, andando a creare un ulteriore punto di contatto col produttore” sottolinea.

“Mettere insieme km 0 e km utile può creare confusione nel consumatore e negli stessi agricoltori perché non c’è una netta distanza tra le due definizioni. Sul piano della filiera corta, articolo 2, il fatto che siano esclusi tra gli intermediari sia le organizzazioni di produttori che quelle interprofessionali, non lo riteniamo essere la soluzione adeguata” conclude Uecoop.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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