FILIERA SUINICOLA, COMAGRI SENATO. TUTTI GLI INTERVENTI DI ASSICA, ASSOSUINI, ANAS, UNAPROS E CONSORZIO PROSCIUTTO DI PARMA

Si sono svolte quest'oggi le audizioni informali, in videoconferenza, in relazione all'affare assegnato n. 493 (problematiche inerenti alla crisi delle filiere agricole causate dall'emergenza da COVID-19) di rappresentanti di ASSICA, ASSOSUINI, ANAS, UNAPROS e Consorzio Prosciutto di Parma.

Di seguito le dichiarazioni.

Assica:

Abbiamo vissuto un periodo di grande difficoltà ma siamo riusciti a gestire questa emergenza nonostante un periodo che già vedeva alcune criticità a causa delle carenza di materia prima che c’era in Cina dopo gli abbattimenti di suini. Questo ha comportato un grande afflusso di materia prima dall’Europa verso la Cina, creando un grande innalzamento dei prezzi.

Siamo poi stati colpiti dai dazi che hanno messo un peso alle esportazioni che per noi sono vitali.

A questo si aggiunge poi il tema brexit che rappresenta un ulteriore problema.

Con il Covid 19 abbiamo esteso a tutti in comparti delle aziende i già alti protocolli sanitari che applicavamo, con una immediatezza di reazione.

Adesso abbiamo bisogno di guardare con fiducia alla ripresa e programmare a lungo termine. Sicuramente servono sgravi fiscali e far ripartire i consumi interni con promozione del prodotto e favorire l’export rafforzando i nostri mercati esteri.

Assosuini:

Importantissimo è sottolineare che le tempistiche possono essere la soluzione per molti dei nostri problemi. Se aspettiamo troppo tempo per intervenire potrebbe essere poi troppo tardi per avere dei risultati.

Dobbiamo capire se questo modello della dop che si basa da 20 anni sui prosciutti possa essere l’unico modello per dare la sostenibilità economica al settore, ma credo che non sia così.

Per uscire dalla crisi servirebbe distogliere animali dal circuito dop, così come distogliere prosciutti stagionati dal mercato. Chiederei inoltre alle istituzioni di dare respiro al settore, evitando che gli organi di controllo dispongano verbali in una situazione così difficoltosa e sopratutto quando non riguarda la salute o la qualità dei prodotti. Servono poi finanziamenti a tasso zero ma servono adesso, immediatamente.

Dobbiamo completare poi l’accordo con la Cina per poter vendere i sottoprodotti, che potrebbe aiutare molto il nostro mercato.

Anas:

Il nostro settore suinicolo produce circa 10 milioni e mezzo di suini, e circa 8 milioni e mezzo sono stati destinati l’anno scorso al circuito della dop. Abbiamo quindi una forte specializzazione verso le produzioni a denominazione di origine protetta che sono un punti di forza ma che nel corso della pandemia sono divenute un problema, impedendo una certa flessibilità di destinazione dei prodotti suinicoli.

La crisi ha rallentato tutta la filiera fino ad arrivare ai macelli e impedendo agli allevatori di trovare sbocchi per la macellazione dei suini, con il conseguente crollo del prezzo dei suini.

La nostra industria di trasformazione importa più di un milione di tonnellate di carne suina all’anno e il nostro grado di auto approvvigionamento è attorno il 64%. Non siamo in grado di produrre tutto quello che serve.

Chiediamo un intervento straordinario per quegli allevamenti che attuano l’attività di riproduzione perché sono il vero pilastro di tutta la filiera suinicola italiana.

Unapros:

Sulla quotazione dei suini bisogna dire che è un tema particolarmente difficoltoso perché è una merce che non si può differenziare, perché il suino quando è pronto alla macellazione deve essere poi immediatamente collocabile. Bisogna incentivare la stipula di contratti a termine, identificando le caratteristiche del suino e quello che è il prezzo del suino.

Il suino italiano ha perso in questi anni la sua identità perché una volta era esclusivamente vocato alla produzione delle cosce. Bisogna allora ritrovare una nuova identità e dare delle connotazioni più specifiche alle esigenze del mercato.

Da anni parliamo di una crisi del settore ma la filiera non si è mai ristrutturata. Inoltre è rimasto ancora nel limbo il tema Sqn (sistema qualità nazionale) che potrebbe essere un mezzo per diversificare la filiera in base alle esigenze dei consumatori.

Consorzio prosciutto di Parma:

Ci sono più di 3.800 allevamenti, 46 macelli e 140 produttori, questi alcuni numeri della filiera del prosciutto di Parma. Diamo lavoro a oltre 50mila addetti. La produzione vale 9 mln di prosciutti per un valore al consumo di 1,6 mld di euro. Il 30% di questi prosciutti sono poi destinati all’export in più di 90 paesi al mondo.

Il canale horeca assorbe invece circa il 25% delle vendite di prosciutti di Parma.

A causa del covid le quotazioni del prezzo sono scese di oltre il 20% e si trovano al minimo storico. Nonostante ciò il prezzo al consumo praticato dalla gdo rimane invariato e il consumatore non ha quindi trovato alcun beneficio da questo crollo dei prezzi.

Nel bimestre marzo aprile abbiamo inoltre perso il 100% dal canale horeca e il 15% sul banco taglio dei supermercati, si salva da questa caduta il preconfezionato con una crescita del +28%.

Per fronteggiare la crisi abbiamo ridotto la produzione, facendo ricorso talvolta alla cassa integrazione. Abbiamo poi dato sostegno logistico alle aziende per quanto riguarda l’esportazione in alcuni mercati. Abbiamo investito nella comunicazione per incentivare i consumi e portare i cittadini nuovamente al banco taglio dei supermercati. Si è poi lavorato in sinergia col sistema pubblico per quanto riguarda gli aiuti alimentari agli indigenti. Riteniamo infine fondamentale lo sviluppo del patto per l’export.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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