GIAMPAOLO BUONFIGLIO: ALLARMANTE “EFFETTO SURF” DEL MIPAAF CON CUI POLITICA AGRICOLA CONTINUA A “NON ESSERE”BECERO TENTATIVO DI RESUSCITARE FEDERCONSORZI. LA PESCA? UNA DORATA CENERENTOLA A VIA XX SETTEMBRE

Giampaolo-okIl 2013? Un anno da ricordare, almeno per l’agricoltura italiana, per poche cose: la trasformazione di una minaccia (tale era la proposta originaria di riforma di Ciolos) in una nuova PAC digeribile; la nascita e l’affermazione di AGRINSIEME; il vuoto pneumatico della politica agricola nazionale, con qualche fuoco d’artificio finale sulla questione IMU nella legge di stabilità.

Per quanto riguarda la riforma della PAC, dobbiamo solo ringraziare gli Dei di essere in epoca codecisione e di avere alla presidenza della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro. La sua competenza, determinazione e capacità di cucire rapporti ed alleanze sono state decisive, al punto che anche chi gli ha sparato alle spalle fino a pochi anni fa si è sentito in dovere di ringraziarlo pubblicamente.

Agrinsieme è stata la vera novità dell’agricoltura italiana del 2013, che nel nostro settore è stata tanto efficace da far passare in secondo piano la piccola rivoluzione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane: Agrinsieme, cogliendo anche il grande passo avanti dell’ACI, è stata la svolta, una finestra sul futuro che ha rotto gli schemi, aggregato culture e posizioni diverse, richiamato l’attenzione sulla possibilità del cambiamento. Non possiamo che sperare che questa esperienza si consolidi, cresca, si apra ad ulteriori sviluppi.

Il vuoto pneumatico è l’aspetto più drammatico e controverso. Le elezioni, il cambio di Governo, l’ennesimo cambio di Ministro (5 in 5 anni), con la lunga gestazione all’italiana del pre e post cambio, non ha aiutato; l’aria tesa di via XX Settembre alimentata dalla proliferazione di inchieste giudiziarie che sembravano colpire tutto e tutti ha aiutato ancora meno, come anche le vicende dell’ex Presidente Berlusconi che hanno distolto non poco l’attenzione di diversi Ministri dalle cose di cui si sarebbero dovuti occupare molto di più. In questo clima diluito in vicende non proprio agricole abbiamo assistito ad una politica fatta di annunci, slogan e comunicazione, sempre presente e pronta sotto i fari delle telecamere e sui palchi dei convegni, molto meno al Ministero dove nodi e problemi sono rimasti fermi per mesi e mesi, dove le nomine del nuovo assetto stentano ad arrivare, ma dove il balletto del cambio di poltrone è continuato fino a giorni recenti (gabinetto).

Ma l’aspetto più allarmante del vuoto pneumatico è “l’effetto surf”: quello con cui la politica agricola italiana continua a “non essere”, perché la ricerca del consenso a 360° la porta inevitabilmente a non scegliere. Su problemi più o meno esplosivi, conflitti e scontri che vedono diviso il mondo associativo, e la esplicita contrapposizione di diversi modelli di sviluppo dell’agricoltura italiana ed europea, il Ministero “surfa” dando ragione a tutti e tentando di stare con tutti, senza mai scegliere da che parte andare. In realtà per chiunque sia un minimo addentro sono chiari i caratteri della dicotomia tra le diverse scuole di pensiero: semplificando, da una parte migliore organizzazione delle filiere, aggregazione e superamento del nanismo delle aziende italiane, potenziamento delle OP, internazionalizzazione, etc. dall’altra il mantenimento di una struttura frammentata ostinatamente decisa a difendere e valorizzare modi di produrre e vendere il prodotto ancorati allo status quo, da risolvere e migliorare con la vendita diretta e una caratterizzazione tricolore dei prodotto, con la lotta a qualsiasi cosa non sia di pura razza italica in una visione neoautarchica dell’economia agricola italiana.

In questa visione si confonde anche la difesa del vero made in Italy all’estero, con le importazioni dell’agroindustria italiana, con le frodi, con le etichettature, in un pot-pourri in cui la comunicazione confusa assomiglia spesso alla disinformazione organizzata. Ma tant’è. Va bene tutto. Anche se va meno bene vedere in pochi anni cambiare opinione a 180° su argomenti importanti, come OGM o quote latte, da alti esponenti della politica e delle Istituzioni, o in grandi Organizzazioni, a seconda del vento che soffia o della titolarità del Dicastero. Nessuno sembra avere grande memoria, e chi ce l’ha fa finta di niente per evitare polemiche, guai, ostracismi. Non va neanche bene assistere a losche manovre dei palazzi, mobilitati nel becero tentativo di resuscitare Federconsorzi, una vicenda per fortuna naufragata (a tutto vantaggio della soluzione IMU, di più larga ricaduta) in cui qualcuno ci ha messo la faccia, ma altri si sono guardati bene dall’uscire allo scoperto.

Nel vuoto pneumatico una particolare menzione merita la pesca, vista per anni (un po’ a torto) come una sorta di dorata Cenerentola a via XX Settembre. Oggi della doratura è rimasto ben poco, e cenerentola, nonostante qualche volenteroso Direttore e dirigente fra Roma e Bruxelles, tira a campare limitando i danni, ma sprofondando sempre di più nella noncuranza del Governo e del Parlamento.

Insomma un anno in cui, mentre le imprese si arrabattavano in trincea, le stelle stavano a guardare (per dirla alla Cronin) e si occupavano di altro. Speriamo che nel 2014 scendano tra noi e si discuta di che fine dobbiamo fare lontano dai riflettori e con maggiore trasparenza, magari con una nuova Conferenza Agricola Nazionale che non sia la solita passerella.

Giampaolo Buonfiglio

presidente nazionale di Agci Agrital-Pesca

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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