GOVERNO, LA CARTA NAPOLITANO? 61 ‘RENZIANI’ PRONTI CON IL CENTRODESTRA IN CAMBIO DI 5 VICEMINISTRI E 6 SOTTOSEGRETARI ESTERNI MA DI ‘AREA DEM’

Si stanno stringendo i tempi sulla formazione del nuovo governo. Se il premier della Lega dichiara di star lavorando alla squadra di governo nel rispetto delle istituzioni e del presidente della Repubblica e ascoltando tutte le forze politiche, a replicare praticamente con le stesse parole è il capo politico del Movimento Cinque Stelle, a fronte del suo 32 per cento ottenuto dagli italiani.

All'interno del partito democratico vige un clima da notte dai lunghi coltelli. Si parla di rumors ma anche di 'depistaggi' (come scrive Franceschini su Facebook riferendosi alla falsa notizia di un possibile accordo con M5S da lui orchestrato). Il segretario dice che se ne va, ma in realtà non se ne va fino a che i giochi non si sono conclusi e la palla è ferma.

Si era parlato di un possibile accordo tra M5S e una parte del Partito Democratico. Voce poi smentita da Franceschini e da Orlando, il quale ha tenuto a precisare che il 90 per cento del partito sarebbe contrario. Fatto sta che - come già AGRICOLAE aveva anticipato il 18 gennaio scorso - il Movimento Cinque Stelle ha tirato fuori dal cassetto una squadra di governo composta da personaggi 'vicini al Pd o all'area Pd'. Al fine di trovare una sponda quasi obbligata il giorno del confronto al Colle.

Ma ad entrare in campo nel vivo delle trattative - da quanto apprende AGRICOLAE da fonti interne a Palazzo Chigi - è l'ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano. Obiettivo: trovare un accordo tra CentroDestra e CentroSinistra. Se così fosse resterebbe fuori dal governo il Movimento dei pentastellati. E la legge è legge, al di là del sostegno da parte degli elettori.

L'accordo - sempre da quanto si apprende - sembrerebbe essere stato già redatto: un 'appoggio esterno' da parte dei 61 parlamentari rimasti fedelmente renziani in cambio di 5 viceministri e 6 sottosegretari. Non direttamente 'dem' ma tecnici provenienti da area democratica. A fare il premier, secondo le indiscrezioni, non sarebbe Salvini (che in questo caso sarebbe disposto a fare un passo indietro) ma un leghista 'moderato' che abbia gia avuto esperienza di governo, che "vada giù" a Berlusconi, e con la necessaria capacità diplomatica per mettere pace ed armonia in un clima di tensioni interne ed esterne.

Senza contare che questa sarù la legislatura in cui si giocherà la partita finale delle quote latte: 1,3 miliardi di euro che Bruxelles vuole che il governo italiano si faccia restituire dagli splafonatori. Pena: una procedura di infrazione per aiuto di stato.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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