GRANO, CONFAGRICOLTURA E.ROMAGNA: CALO DEL 4-7%

I dati della trebbiatura 2020, che è quasi terminata ovunque in Emilia-Romagna, ci dicono che la produzione dei cereali - frumento tenero, duro e orzo - perde mediamente il 4-7% rispetto al 2019 seppur con sostanziali differenze non solo da provincia a provincia ma anche da zona a zona, con punte fino al 15% in meno; una flessione che paga anche il calo della superficie coltivata, in regione, nell’ordine del 5%.

 

«È stata in buona parte recuperata una situazione critica determinata dagli effetti del clima. Le rese del frumento, in particolare il duro, hanno superato le aspettative non troppo rosee dei vari areali - 250.000 ettari complessivi di cui 225.000 a frumento e 25.000 a orzo -, nonostante la difformità produttiva» commenta Lorenzo Furini, che rappresenta i cerealicoltori della Confagricoltura regionale.

 

Infatti la siccità inverno-primaverile si è protratta oltre il periodo di fioritura del cereale, coinvolgendo anche la delicata fase di maturazione lattea e cerosa. In termini tecnici, l’apporto d’acqua insufficiente ha determinato una carenza nutrizionale per via della mancata solubilizzazione delle concimazioni azotate. Poi sono state registrate rese inferiori laddove si è posticipata la semina a gennaio o febbraio a causa del grave maltempo nel periodo autunnale.

 

Va però detto che quest’anno la prolungata assenza di precipitazioni ha determinato un quadro fitosanitario ottimale, caratterizzato da livelli di micotossine minimi o addirittura vicino allo zero e dall’assenza di semi volpati e bianconati. Mentre spetta alle basse temperature primaverili il merito dello scarso numero di cimici presenti nei campi in grado di inficiare la qualità delle farine.

 

«Il frumento – aggiunge il presidente dei produttori di cereali - ha dato prova di una elevata capacità di recupero, complici le piogge e le riduzioni di temperatura alla fine del ciclo di maturazione. La mancata solubilizzazione dell’azoto ha comunque lasciato un segno nel contenuto proteico del grano duro e dei grani di forza (ad esempio, nelle varietà Bologna e Rebelde), facendo scendere la percentuale di un paio di punti sotto la media degli ultimi anni; invece non ha intaccato il peso specifico che in media si è mantenuto alto».

 

Si profilano prospettive commerciali interessanti per il frumento duro. «Ci attendiamo - conclude Furini - un rialzo dei prezzi importante nell’attuale campagna vendita del duro, anche di 8-10 euro al quintale, con quotazioni in tendenziale aumento strettamente correlate alle future dinamiche di produzione su scala internazionale».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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