IL PAESE CHE VOGLIAMO, IL PROGETTO DI RIFORMA CIA IN 5 MOSSE

I drammatici avvenimenti degli ultimi anni, dal terremoto del Centro Italia al crollo del ponte Morandi, uniti agli episodi di dissesto idrogeologico e agli eventi climatici estremi sempre più frequenti con effetti devastanti in tutte le regioni, hanno riportato alla luce i diffusi ritardi infrastrutturali e la necessità di manutenzione del territorio nazionale.

L’Italia continua a essere colpita da fenomeni di erosione, frane e alluvioni. Il 20% del territorio nazionale è a rischio idrogeologico: le aree con “pericolo molto elevato” riguardano l’8% della superficie totale e coinvolgono6 milioni di cittadini residenti. Mentre l’incuria e la cementificazione senza regole cancellano ogni giorno 14 ettari di terreno coltivabile, ancora oggi quasi 7.000 comuni e 150.000 imprese agricole sono esposti a rischi ambientali.

Le conseguenze di questi fenomeni assumono una connotazione particolarmente accentuata nelle aree interne e rurali del Paese, sempre più a rischio abbandono e scomparsa.

Il ruolo dell’agricoltura e degli agricoltori diventa particolarmente strategico per arginare questi fenomeni, con latutela di ambiente e paesaggio e con la coltivazione dei terreni, che aiuta a stabilizzare i versanti e a trattenere le sponde dei fiumi. La presenza di un’agricoltura sostenibile rappresenta, infatti, il miglior presidio contro il dissesto.

I cinque punti:

E’ chiaro che non è più rinviabileladefinizione di un progetto di manutenzione del territorionazionale, in cui l’agricoltura dovrà svolgere un ruolo da protagonista in sinergia con le altre risorse socio-economiche dei territori. Tra maltempo, calamità naturali, dissesto idrogeologico e danni da fauna selvatica, non prevenire è già costato all’Italia oltre 20 miliardi di euro negli ultimi dieci anni.

Serve un grande piano agro-industriale che riconosca a territorio, infrastrutture e innovazione il valore di asset strategici fondamentali su cui investire risorse e costruire politiche di sviluppo. Questo è “Il Paese che vogliamo” degli Agricoltori Italiani.

Un progetto di riforma che Cia si impegna a promuovere e che dovrà necessariamente essereattuato attraverso una serie di azioni, tra cui sono priorità:

1. Interventi di manutenzione delle infrastrutture da concretizzarsi su due fronti paralleli: l’immediata messa in sicurezza dei territori e un’attenta programmazione per il futuro, in particolare nelle aree interne e rurali. Gli imprenditori agricoli, nell’ambito della multifunzionalità, potranno svolgere servizi di manutenzione territoriale in sinergia con gli altri settori caratterizzanti il sistema economico locale e in convenzione con Istituzioni, Amministrazioni locali, Enti Parco, Gruppi di Azione Locale, Consorzi di Bonifica, Camere di Commercio. Gli interventi dovranno riguardare anche le infrastrutture tecnologiche e dell’informazione, a partire dalla diffusione di Internet e banda larga nelle aree marginali del Paese; mentre nelle città bisognerà sviluppare, coinvolgendo l’agricoltura, nuove visioni urbanistiche e architettoniche fondate sui principi delle infrastrutture verdi, sulla bioedilizia, sulle diverse funzioni del verde urbano.

2. Politiche di governo del territorio: dalla prevenzione dei disastri ambientali al mantenimento della biodiversità; dalle politiche di gestione del suolo alle azioni per la riduzione del gap infrastrutturale (in particolare nelle aree interne del Paese) fino alla valorizzazione del patrimonio forestale nazionale in tutte le sue dimensioni e potenzialità. Queste politiche saranno tanto più efficaci quanto più all’attività agricola sarà riconosciuto, oltre al fondamentale ruolo di produzione alimentare, anche quello di governo del territorio. Strategica, infine, una gestione efficace delle politiche di integrazione, al fine di favorire processi di ricambio generazionale e salvaguardare l’assetto socio-economico dei territori rurali.

3. Sviluppo di filiere a vocazione territoriale. È necessario allargare le relazioni classiche di sistema, che finora hanno regolato il funzionamento delle filiere agroalimentari, ad ambiti ancora poco esplorati (artigianato, commercio, logistica, turismo, consumatori, enti locali) per dare origine a vere e proprie “reti d’impresa territoriali” e, al loro interno, favorire processi di innovazione sostenibile, anche sociale.

4. Nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica. Cia-Agricoltori Italiani ha presentato alle Istituzioni la sua proposta di modifica della legge 157/92 che regola la materia. Una riforma radicale per un problema ormai fuori controllo, tra danni milionari ad agricoltura e ambiente, rischio malattie, incidenti stradali sempre più frequenti e minacce alla sicurezza dei cittadini anche nelle aree urbane. Sono 7 i punti chiave per invertire la rotta sulla questione animali selvatici: sostituire il concetto di protezione con quello di gestione; ricostituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Comitato tecnico faunistico venatorio, a cui dare le competenze oggi divise in diversi ministeri; distinguere le attività di gestione della fauna selvatica da quelle dell'attività venatoria; prevedere la possibilità di istituire personale ausiliario, adeguatamente preparato e munito di licenza di caccia; rafforzare l'autotutela degli agricoltori sui propri terreni; prevedere un risarcimento totale del danno subito dagli agricoltori; rendere tracciabile la filiera venatoria per la sicurezza e la salute pubblica.

5. Coesione istituzioni-enti locali per rilancio aree interne in Europa. Serve unrinnovato protagonismo delle istituzioni e degli enti locali sulla riforma della Pac. L’approssimarsi della nuova Politica agricola comune apre a una serie di opportunità socio-economiche che, se ben gestite durante la fase preparatoria, possono concorrere al rilancio delle comunità locali, in particolare quelle ubicate nelle aree interne del Paese. Altrettanto necessario, è unire a un’azione efficace e integrata di tutti i Fondi strutturali europei, politiche nazionali di sostegno e incentivi: partendo dalle misure fiscali per arrivare a programmi di infrastrutturazione e gestione del territorio.

Per la definizione del progetto e per il raggiungimento dei suoi specifici obiettivi, le Istituzioni nazionali e regionali, i Comuni e tutti gli altri Enti locali rappresentano per Cia-Agricoltori Italiani riferimenti strategici chiamati a svolgere una funzione centrale.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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