INTERPELLANZA BERGAMINI, FORZA ITALIA CAMERA, PER RIDISCUTERE EMBARGO RUSSO

Atto Camera Interpellanza urgente 2-01044 presentato da BERGAMINI Deborah, FORZA ITALIA CAMERA, martedì 21 luglio 2015, seduta n. 466 per avere chiarimenti in merito all'esito della «riflessione profonda sulle sanzioni» che il Governo si è impegnato a fare e alle misure adottate di conseguenza; e per sapere se il Presidente del Consiglio e il Ministro interpellato non ritengano necessario adoperarsi maggiormente in sede europea ed internazionale affinché le sanzioni contro la Federazione russa vengano ridiscusse e, al più presto, abolite prima che i loro effetti negativi sul mercato e sull’export italiano siano diventati danni permanenti;
  I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   in seguito alla crisi scoppiata tra la Russia e l'Ucraina a febbraio 2014, e in particolare in seguito al referendum tenutosi in Crimea nel successivo mese di marzo che ha visto prevalere una maggioranza favorevole all'annessione alla Russia, Stati Uniti, Unione europea ed alcuni altri Paesi del nostro continente, nonché il Giappone e l'Australia hanno posto in essere sanzioni contro la Federazione russa;
   le sanzioni, attuate a partire dal 17 marzo 2014 da Stati Uniti, Unione europea e Canada e, successivamente, anche da Giappone, Australia, Albania, Islanda, Montenegro, Moldavia, Norvegia e Svizzera hanno gradualmente esteso il proprio raggio d'azione includendo progressivamente il congelamento dei beni di un numero crescente di cittadini russi, limitazioni all’export verso la Russia di strumenti e tecnologia militare, limiti alla cooperazione energetica e restrizioni alla possibilità delle banche russe di contrarre prestiti di breve e medio termine sui mercati finanziari dei paesi aderenti alle sanzioni;
   le sanzioni, che sarebbero dovute terminare il 31 luglio 2015, sono state estese fino al 31 gennaio 2016 su proposta dei partecipanti alla riunione del G7 (Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Giappone, Canada, Stati Uniti e Unione europea) che si è tenuta in Germania il 7 e 8 giugno 2015;
   come conseguenza delle sanzioni, fin da marzo 2014 la Federazione russa ha imposto restrizioni all'ingresso sul suo territorio ad alcuni cittadini provenienti dai Paesi che hanno adottato le sanzioni medesime nonché l'embargo all'importazione di una serie di prodotti provenienti dagli stessi Paesi. Il divieto riguarda in particolare i prodotti agricoli, con profonde ricadute negative sull’export e sulla economia italiana ovvero sui posti di lavoro collegati. In seguito alla decisione di prolungare ulteriormente le sanzioni, la Federazione russa ha specularmente esteso le proprie contromisure, dichiarando di volervi includere anche altri prodotti;
   le sanzioni e le conseguenti contro-sanzioni russe hanno, come si è detto, ricadute fortemente negative sulla economia italiana: secondo Confcommercio oggi la Russia non figura più tra le prime dieci destinazioni dell’export italiano proprio a causa delle sanzioni. Da un'analisi dell'Associazione italiana per il commercio estero emerge inoltre che le imprese italiane sono state colpite doppiamente dal gioco delle sanzioni incrociate di Unione europea Russia. Infatti, se il settore dell’agrofood italiano è fortemente penalizzato dalle sanzioni imposte sull'esportazione di prodotti alimentari europei verso la Russia (con danni stimabili superiori al miliardo di euro e un calo di almeno il 25 per cento), tutti gli altri settori merceologici sono colpiti dall'effetto boomerang delle sanzioni europee sul settore finanziario russo, che impedisce di fatto alle banche russe di poter operare e garantire i pagamenti dei compratori russi nei confronti dei fornitori italiani;
   le restrizioni economiche e commerciali imposte alla Russia stanno anche causando effetti negativi sui consumi in Italia da parte dei turisti provenienti dalla Federazione. Da un'indagine di Federmodaitalia-Confcommercio e Global Blue (società leader nei servizi connessi allo shopping tax-free dei turisti stranieri) emerge nei primi tre mesi del 2015 un calo molto pesante sia in termini di volume di acquisti (-54 per cento rispetto a un anno prima), che in valore delle transazioni (-56 per cento) da parte dei clienti russi;
   il settore più colpito, però, è sicuramente quello agroalimentare: secondo Coldiretti le esportazioni agroalimentari dell'Italia in Russia sono praticamente dimezzate (-51,1 per cento) nel primo trimestre del 2015, ma sono del tutto azzerate per l'ortofrutta, i formaggi e la carne e derivati, mentre la decisione di prorogare di un anno l'embargo sui prodotti alimentari da parte della Russia costerà all'Italia oltre 20 milioni di euro al mese. I prodotti colpiti dalle contromisure russe, oltre alla carne di manzo, suina e avicola, alla frutta e alla verdura, al latte ed ai formaggi includeranno presto, secondo quanto affermato dalle autorità russe, anche le conserve di pesce, fiori e dolciumi;
   il danno maggiore delle sanzioni, che rischia ricadute di lungo periodo, è determinato però dal fatto che lo «stop» alle importazioni ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Italian Sounding, ovvero di falso made in Italy di salumi e formaggi, con la produzione casearia russa che nei primi quattro mesi del 2015 ha registrato infatti un sorprendente aumento del 30 per cento e riguarda ormai anche imitazioni di mozzarella, robiola o parmesan. La conferma viene dal padiglione russo all'Expo dove sono stati addirittura esposti formaggi che richiamano all'Italia, ad esempio con il marchio «Prego» e con una scritta «Original Italian Recipe» sulla confezione, arricchita da un gagliardetto tricolore. I falsi prodotti italiani arrivano in Russia anche da molti Paesi che non sono stati colpiti dall'embargo, come la Bielorussia, l'Argentina o il Brasile;
   infine, ma non meno grave, l'impossibilità di esportare sul mercato russo provoca per molti prodotti alimentari una situazione di eccesso di offerta sul mercato europeo con ricadute negative sui prezzi riconosciuti agli agricoltori. Per porre rimedio a questo problema la Commissione europea ha varato un primo «Regolamento delegato (UE) n. 913/2014 della Commissione, del 21 agosto 2014, che istituisce misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo per i produttori di pesche e pesche noci», seguito dal successivo «Regolamento delegato (UE) n. 932/2014 della Commissione, del 29 agosto 2014, che istituisce misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo per i produttori di taluni ortofrutticoli e che modifica il regolamento delegato (UE) n. 913/2014», al fine di includere nelle misure un numero maggiore di prodotti. Con il protrarsi delle sanzioni, anche le misure eccezionali sono state reiterate ed ampliate con l'adozione di un ulteriore «Regolamento Delegato (UE) n. 1031/2014 della Commissione del 29 settembre 2014 che istituisce ulteriori misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo per i produttori di alcuni ortofrutticoli» e del «Regolamento delegato (UE) n. 1371/2014 della Commissione, del 19 dicembre 2014, recante modifica del regolamento delegato (UE) n. 1031/2014 della Commissione che istituisce ulteriori misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo per i produttori di alcuni ortofrutticoli». È attualmente in bozza presso la Commissione un ulteriore «Regolamento Delegato recante modifica del regolamento delegato (UE) n. 1031/2014 della Commissione che istituisce ulteriori misure di sostegno eccezionali a carattere temporaneo per i produttori di alcuni ortofrutticoli», prorogando ancora i termini delle misure di sostegno;
   al fine di mitigare gli effetti del calo dei prezzi, i succitati regolamenti – incluso quello attualmente in bozza – prevedono un aiuto finanziario dell'Unione «per i produttori di ortofrutticoli deperibili maggiormente colpiti dalla perdita improvvisa del mercato di esportazione» che operino ritiri dal mercato, mancata raccolta o raccolta prima della maturazione, rinunciando quindi a vendere i propri prodotti, destinandoli invece alla «distribuzione gratuita a determinati enti, come gli organismi di beneficenza, le scuole e ogni altra destinazione equivalente approvata dagli Stati membri». L'aiuto finanziario previsto viene ripartito tra i diversi Paesi e prodotti secondo quote stabilite dalla Commissione;
   appare agli interpellanti, sentite le associazioni di categoria, che le quantità ad oggi assegnate all'Italia dai suddetti regolamenti, ivi compreso quello in discussione, siano state troppo basse rispetto all'effettivo raccolto risultato invenduto per gli agricoltori italiani e, soprattutto, che l'entità dei rimborsi non abbia tenuto debitamente conto degli effettivi costi di produzione nel nostro Paese, indubbiamente più alti rispetto a quelli di altri Paesi europei;
   il regolamento attualmente in bozza appare altresì eccessivamente rigido nel momento in cui, come i precedenti, pretende di elencare in modo esaustivo i prodotti agricoli danneggiati dalle sanzioni. Sarebbe più opportuno, a parere degli interpellanti, che fosse prevista una riserva che consentisse ai singoli Stati di inserire nelle misure anche prodotti agricoli diversi da quelli inizialmente elencati ove fosse dimostrato che gli stessi hanno subito gli effetti del mancato export;
   il 25 giugno 2015 l'Assemblea, con i voti dei deputati della maggioranza e l'astensione di Sel, ha approvato la mozione sostenuta dal Governo Renzi che impegna il nostro Paese «a procedere in linea con le decisioni della comunità internazionale rispetto alle sanzioni contro la Russia, mantenendole in essere finché non vi sarà una diversa determinazione comunemente assunta sulla base di positivi sviluppi e di un ripristinato rispetto del diritto internazionale». Nella stessa seduta sono state invece state respinte le mozioni di Forza Italia e Lega che chiedevano invece un impegno orientato alla revoca delle sanzioni;
   il giorno prima, 24 giugno 2015, il Senato aveva impegnato il Governo, con una risoluzione presentata dal Gruppo Forza Italia, «ad adoperarsi per una riflessione profonda sulle sanzioni alla Federazione Russa e per un riesame del sistema sanzionatorio»;
   a distanza di più di un anno dal loro inizio le sanzioni contro la Federazione russa si sono dimostrate completamente inefficaci non essendo servite a garantire una soluzione diplomatica alla crisi in Crimea, ed addirittura estremamente dannose per l'economia europea e italiana in particolare –:
   se, alla luce di quanto esposto, il Presidente del Consiglio e il Ministro interpellato possano fornire chiarimenti in merito all'esito della «riflessione profonda sulle sanzioni» che il Governo si è impegnato a fare e alle misure adottate di conseguenza;
   se il Presidente del Consiglio e il Ministro interpellato non ritengano necessario adoperarsi maggiormente in sede europea ed internazionale affinché le sanzioni contro la Federazione russa vengano ridiscusse e, al più presto, abolite prima che i loro effetti negativi sul mercato e sull’export italiano siano diventati danni permanenti;
   se, nelle more di quanto richiesto sopra, il Presidente del Consiglio e il Ministro interpellato non ritengano urgente adoperarsi affinché il regolamento attualmente in bozza presso la Commissione europea, che emenda il citato regolamento 1031/2014, venga redatto in modo da tenere conto degli effettivi costi di produzione degli agricoltori italiani e delle effettive quantità di prodotti agricoli colpite dall'embargo russo, sicuramente maggiori di quelle attualmente previste, nonché si intenda assumere iniziative affinché il suddetto regolamento preveda in capo ai Governi dei singoli Stati la facoltà di segnalare come destinatari delle misure eccezionali anche prodotti agricoli diversi da quelli inizialmente elencati ove fosse dimostrato, ovvero dimostrabile, che gli stessi hanno subito gli effetti negativi del mancato export.

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