INTERPELLANZA, VALLASCAS M5S CAMERA, SU VALORIZZAZIONE E SALVAGUARDIA SETTORE APICOLTURA

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Atto Camera

Interpellanza 2-00651

presentato da

VALLASCAS Andrea

testo di

Giovedì 20 febbraio 2020, seduta n. 308

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:

la risoluzione del Parlamento europeo del 1° marzo 2018 (2017/2115(INI), nel ribadire la fondamentale importanza dell'apicoltura, per i servizi ecosistemici e agricoli che svolge (è responsabile dell'80 per cento dell'impollinazione in agricoltura), invita Commissione e Stati membri ad adottare misure di salvaguardia e valorizzazione del comparto;

vengono sollecitate azioni a sostegno degli apicoltori professionisti, della salute delle api e dell'ambiente, di mitigazione e divieto dell'uso di prodotti chimici dannosi per le api, di contrasto delle pratiche di adulterazione, di promozione del prodotto, di difesa del reddito, di inserimento delle piante di interesse apistico nei piani di riforestazione nazionale;

le azioni sarebbero motivate dalla grave crisi del settore – come denunciano da anni gli operatori degli Stati membri – con particolare riguardo alla forte contrazione della produttività, dovuta principalmente dall'aumento della mortalità degli alveari, non solo per effetto dei cambiamenti climatici, ma soprattutto a causa dell'impiego di neonicotinoidi, pesticidi sistemici che ucciderebbero o indebolirebbero le api in modo «subletale» abbreviando la vita dell'insetto e riducendone la produttività nel lungo periodo;

nonostante la considerevole riduzione della produttività media degli alveari, infatti, la produzione mondiale di miele sarebbe in costante crescita: secondo la Fao, nel 2018, si sarebbe attestata attorno a 1,86 milioni di tonnellate (+23 per cento negli ultimi dieci anni);

questa anomalia sarebbe dovuta alla crescita delle produzioni di Paesi come la Cina, primo produttore mondiale di miele con 538 milioni di tonnellate prodotte nel 2018 (il 29 per cento della produzione globale), e primo esportatore con un valore di oltre 211 milioni di euro;

questa circostanza avrebbe aggravato la crisi del settore, perché, secondo quanto riferiscono le associazioni di categoria, il miele cinese non sarebbe rispondente ai criteri della direttiva europea sul miele 2001/110/CE e avrebbe un costo notevolmente inferiore rispetto a quello del miele naturale, circostanza che starebbe provocando un generale sovvertimento delle dinamiche del mercato e dei prezzi in Europa;

in Cina si sarebbe consolidata la pratica di raccogliere miele non maturo, ad alto contenuto di acqua; il prodotto verrebbe successivamente filtrato con resine, deumidificato, portato a maturazione e addizionato con sciroppi di origine vegetali allo scopo di mascherare eventuali adulterazioni e aggirare i controlli alle frontiere;

questa anomalia sarebbe confermata dalla discordanza tra i livelli di produzione del miele e di cera d'api, prodotto, quest'ultimo, correlato alla produzione del miele e difficile da riprodurre artificialmente: mentre la Cina è il primo produttore di miele, non risulterebbe neanche tra i primi dieci produttori di cera d'api;

questo miele, venduto all'estero e miscelato con piccole quantità di mieli locali, darebbe luogo a triangolazioni commerciali tra produttori di diversi Paesi, circostanza che faciliterebbe l'occultamento di composizione e origine del prodotto, aggirando così le norme europee;

questa situazione determinerebbe rischi per i consumatori e per la sopravvivenza delle aziende apistiche (in Italia ci sono 15 mila aziende con 1,4 milioni di alveari e un valore aggiunto in agricoltura, grazie all'impollinazione, stimato in oltre un miliardo di euro; in Europa il valore aggiunto in termini di biodiversità e produzioni agricole sarebbe di 22 miliardi);

nel 2019, in Italia, a fronte di una produzione interna più che dimezzata, il prezzo del miele locale, invece di crescere, sarebbe diminuito del 30 per cento, mentre gli apicoltori non sarebbero riusciti nemmeno a vendere il prodotto, questo per effetto della presenza di prodotti stranieri a basso prezzo;

a rendere più vulnerabile il settore sarebbe il sistema di etichettatura che non garantirebbe trasparenza e tracciabilità, soprattutto, per i mieli in miscela, per i quali non ci sarebbe l'obbligo di indicare percentuali di composizione e Paese di origine; ne conseguirebbe che dietro la dicitura «miscela di miele italiano e comunitario ed extra comunitario» potrebbe celarsi un prodotto esclusivamente cinese con percentuali residuali di miele italiano;

inoltre, la normativa europea, quando il miele è confezionato all'estero, omette la nazione di provenienza;

quanto esposto richiamerebbe con urgenza la necessità di un intervento strutturale: dalla lotta alla contraffazione, alla difesa del patrimonio apistico nazionale (in quanto generatore diretto e indiretto di un'economia insostituibile in natura come l'impollinazione) alla tracciabilità del prodotto, alla valorizzazione delle produzioni locali e alla difesa dei produttori professionali che detengono oltre l'80 per cento del parco apistico ma che sono l'anello più fragile del settore;

sarebbero auspicabili, infine, misure mirate sul piano finanziario (incrementare le risorse attuali, da indirizzare alla sostenibilità economica delle aziende), fiscale (Iva dei prodotti al 4 per cento e sgravi sul costo del carburante) e del riconoscimento del ruolo svolto dalle api dalle aziende professionali, anche sotto forma contributi ambientali –:

quali siano gli orientamenti del Governo in merito alla valorizzazione del settore dell'apicoltura in relazione a quanto esposto in premessa e alla luce della risoluzione del Parlamento europeo del 1° marzo 2018 (2017/2115(INI).

(2-00651) «Vallascas».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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