INTERPELLANZA VITIELLO, MISTO CAMERA, SU INIZIATIVE VOLTE A RISOLVERE CRITICITA FIUME SARNO

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00181

presentato da

VITIELLO Catello

testo di

Martedì 13 novembre 2018, seduta n. 82

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

la salute delle persone e la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema sono valori assoluti;

il fiume Sarno è forse il fiume più inquinato d'Italia (se non addirittura d'Europa) e l'alto allarme sociale ad esso connesso deriva anche dal fatto che detto fiume, lungo di per sé soltanto 24 chilometri, considerando i torrenti collegati Solofrana e Cavaiola, interessa tre province campane e ben trentanove comuni, per cui la relativa ed oramai perenne emergenza ambientale, sanitaria ed economica coinvolge una popolazione di circa 800 mila abitanti;

ad oggi sono stati spesi per la bonifica di detto fiume ingenti capitali pubblici (più di 700 milioni di euro) senza che alcun intervento abbia operato in modo risolutivo sui problemi esistenti;

numerose analisi dell'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale della Campania), delle Asl e numerose documentazioni scientifiche dimostrano il pericolo per la salute umana correlato alla situazione dell'area del bacino idrografico del Sarno, potendo, l'acqua inquinata da residui tossici e nocivi, entrare nella catena alimentare provocando un grave disastro ambientale;

tale situazione di inquinamento del bacino idrografico del fiume Sarno assume giorno dopo giorno dimensioni sempre più consistenti a causa della ininterrotta contaminazione delle acque, della flora e della fauna, con portata distruttiva per l'ambiente, per le persone e per un numero indefinito di specie animali e vegetali, tanto da farne l'emblema del degrado delle acque di superficie;

nei giorni scorsi, a seguito della grave ondata di maltempo che ha interessato l'intera Penisola, in prossimità della foce del Sarno diverse tonnellate di rifiuti e di materiale plastico (bottiglie e contenitori di polistirolo) hanno attraversato impetuosamente il letto del fiume, depositandosi in prossimità di un tronco di albero caduto tra le due sponde del fiume all'incrocio tra via Fondo d'Orto e via Ripuaria;

l'arbusto di imponenti dimensioni – oltre a causare problemi al regolare deflusso delle acque, che esondando hanno costretto tre famiglie per diverse ore a restare rinchiuse nelle loro case – ha, provvidenzialmente è il caso di dire, intercettato e frenato la notevole quantità di materiale plastico, dunque chimico, che, seguendo la direzione della corrente, si sarebbe riversato in mare, con enormi danni al contesto ambientale, nonché all'ecosistema marino;

detto materiale inquinante proveniva evidentemente dalla parte alta del letto del fiume, lungo il quale scorreva, ed appariva costituire l'esito di possibile deposito ed accumulo illecito lungo il greto del letto del fiume, nonché di abusivo sversamento nel medesimo;

ad aggravare ulteriormente la situazione già di per sé drammatica appena descritta, si aggiunge in questi ultimi giorni il «braccio di ferro» a cui i cittadini sono costretti ad assistere sulla gestione della griglia per macroinquinanti posizionata nei pressi della foce del Sarno. Una struttura, fatta installare nel 2007 da generale Roberto Jucci, all'epoca commissario straordinario per il risanamento del Sarno allo scopo di trattenere in estate gli scarti della lavorazione dei pomodori ed evitare che finissero in mare, rovinando la stagione balneare, affidandone la gestione alla provincia di Napoli, oggi città metropolitana e al genio civile di Salerno. Un'opera ben presto finita nel dimenticatoio, nonostante i primi milioni di euro spesi, tanto che, ad appena due armi dal suo posizionamento già smise di funzionare, dando inizio ad un «balletto» di responsabilità in merito alla sua gestione tra la città metropolitana di Napoli, il genio civile di Salerno, ma anche e soprattutto la regione che avrebbe dovuto fare la sua parte in qualità di responsabile dei corsi d'acqua in Campania;

come se non bastasse, nelle ultime ore, tale griglia si è staccata dai supporti ed è parzialmente sprofondata nel fiume, finendo a contatto con il greto sottostante. Un cedimento strutturale che, data la dinamica, potrebbe essere stato causato da un atto di vandalismo compiuto per complicare le attività di tutela ambientale messe in atto nei giorni successivi alla grave ondata di maltempo;

nel territorio interessato sono compresi i poli industriali agroalimentare, conciario e ceramico, oltre ad altre industrie di piccolissime, medie e grandi dimensioni (come la Novartis), che se, da un lato, hanno rappresentato le industrie traino per l'economia delle aree in questione, dall'altro invece si sono rivelate negli ultimi 40 anni la più ingente fonte di inquinamento ambientale di una zona caratterizzata dall'eccezionale fertilità del suolo, prevalentemente vulcanico, e ricca di bellezze naturali e paesaggistiche (il parco nazionale del Vesuvio, il parco regionale del fiume Sarno, i monti di Sarno e i monti Lattari) nonché di un patrimonio storico ed archeologico unico al mondo;

oltre all'inquinamento industriale il Sarno riceve un massiccio carico di origine civile derivante dalla mancata o non efficace depurazione delle acque reflue di aree densamente popolate, oltre alla presenza di numerosi scarichi abusivi in alveo sia di natura civile che industriale;

la legge n. 68 del 2015 che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale, riempiendo una lacuna giuridica e rafforzando gli strumenti per combattere illeciti e illegalità, è stato il primo anello, di importanza epocale, di una catena più lunga che va costruita con l'obiettivo di innalzare i controlli ambientali e di tutelare l'ambiente, la salute e le imprese sane –:

quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda assumere il Governo, per il tramite del Comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, in merito agli elementi di criticità sopra esposti, per impedire l'aggravamento della situazione ambientale dell'area;

se, considerata la gravità dei fatti esposti, non si intendano assumere iniziative, anche normative, per fronteggiare il dissesto ambientale che l'inquinamento del fiume Sarno sta provocando, anche prevedendo la reintroduzione del bacino idrografico del fiume Sarno tra i siti da bonificare di interesse nazionale, da cui tale bacino è stato escluso con il decreto ministeriale dell'11 gennaio 2013.
(2-00181) «Vitiello, Schullian».

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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