INTERROGAZIONE ANITORI, AP-CPE-NCD SENATO, SU BACINI IDROGRAFICI E GESTIONE ACQUA

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07967

presentata da

FABIOLA ANITORI
mercoledì 2 agosto 2017, seduta n.871

ANITORI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute - Premesso che:

con l'ordinanza protocollo n. 0375916 del 20 luglio 2017, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di fatto bloccava i prelievi dal lago di Bracciano per l'approvvigionamento idrico della capitale, lanciando l'allarme circa l'abbassamento repentino del livello d'acqua del bacino lacustre e del rischio di catastrofe ambientale connesso;

dinanzi all'ordinanza, l'ACEA, la multiutility controllata dal Comune di Roma per l'erogazione del servizio idrico, ha reagito bollinando come "illegittimo" il provvedimento della Regione, spiegando che solo l'8 per cento di tutto il fabbisogno della capitale arriva dal bacino laziale. Il rischio concreto è che la capitale si trovi davanti a un fermo della fornitura a turno in diversi quartieri, con disagi per circa 1,5 milioni di cittadini;

in questa fase emergenziale, aggravata dalla costante siccità, che ha piegato oltre 10 regioni italiane, il Comune di Roma ha messo in atto un piano per combattere l'emergenza idrica a Roma, che prevede la graduale chiusura delle piccole fontane disseminate nel territorio capitolino, per avviare i primi interventi di riparazione delle numerose perdite della rete idrica;

anche il Ministro dell'ambiente, nel corso di un'audizione in Senato, il 27 luglio 2017, ha sottolineato come, nell'ambito dell'emergenza siccità, la situazione di Roma è, allo stato, quella che preoccupa maggiormente. Una parte consistente ed annosa dei problemi della capitale e dei rischi che oggi corre sono da ricollegare alle intollerabili perdite di rete, che caratterizzano la sua infrastrutturazione idrica;

il 28 luglio, un accordo tra il Comune di Roma, il Ministero dell'ambiente e la Regione ha portato alla rivisitazione della precedente ordinanza, stabilendo che non ci sarà nessun razionamento; in ogni caso, i prelievi potranno essere effettuati unicamente in forma ridotta;

paradossale sembra quanto avvenuto, poiché il problema si sta risolvendo autorizzando la violazione di quanto disposto dalla normativa in materia e, in particolare, delle prescrizioni di tutela del lago di Bracciano, che costituivano il fondamento dell'ordinanza di sospensione del presidente Zingaretti;

considerato che:

il presidente della Regione Lazio, paventando un disastro ambientale, aveva procurato un allarme a parere dell'interrogante ingiustificato; purtuttavia, oggi, rivedendo l'ordinanza e autorizzando la continuazione dei prelievi dal lago, si è assunto consapevolmente l'eventuale responsabilità di contribuire ad un disastro ambientale da lui stesso annunciato;

il Ministro dell'ambiente ha ricordato che il 28 luglio, a seguito dell'intesa raggiunta, è stata emanata dalla Regione Lazio un'ordinanza che impone ad Acea Ato 2 di azzerare ogni prelievo dal bacino del lago di Bracciano a partire dal 1° settembre 2017; di limitare il prelievo alla soglia massima di 400 litri al secondo a partire dal giorno 29 luglio fino al 10 agosto; di limitare il prelievo alla soglia massima di 200 litri al secondo a partire dall'11 agosto e fino al 31 agosto; di trasmettere alla competente Direzione regionale i dati giornalieri del livello idrometrico del lago;

anche il Ministro della salute, preoccupato dall'imminente pericolo della razionalizzazione del servizio idrico nella capitale, con sospensioni sino ad 8 ore per utente, ha comunicato di aver scritto personalmente al presidente della Regione Lazio e al sindaco di Roma capitale, evidenziando come un'eventuale sospensione generalizzata dell'erogazione di acqua nella città di Roma, anche a fronte dello straordinario incremento delle temperature registratosi in queste ultime settimane, potrebbe pregiudicare gravemente il livello igienico-sanitario di tutte le strutture ricettive e di ristorazione della capitale e di tutti gli uffici pubblici, ma soprattutto potrebbe comportare gravi pregiudizi per l'erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari essenziali. Infatti, seppur nel pieno di una fase emergenziale, deve essere assicurata una presenza continua e sufficiente di risorse idriche tale da garantire senza interruzioni i servizi sanitari e socio-sanitari essenziali e di verificare che non sia messa a rischio la salute dei pazienti;

considerato, inoltre, che:

tra le tante cause che hanno portato all'emergenza idrica attuale, riveste particolare rilievo la mancanza di una manutenzione ordinaria e costante delle reti, che sta provocando perdite d'acqua costanti;

a parere dell'interrogante la crisi idrica non è occasionale, ma è strutturale a causa del sistema di gestione Acea. In particolare, Acea, tramite Ato2, gestisce la risorsa acqua per circa 4 milioni di abitanti e 112 comuni;

in tempi di siccità come questi è impensabile perdere il 40 per cento dell'acqua per tubazioni colabrodo; allo stesso tempo, è inaccettabile che dei 300 miliardi di metri cubi d'acqua piovana di ogni anno si riesca a captarne solo l'11 per cento; è uno spreco che un Paese come il nostro, che deve e dovrà fare ancor di più i conti in futuro con problemi di siccità, non si può permettere;

a parere dell'interrogante l'efficientamento della rete è un passo da affrontare nell'immediato, dopo che altri provvedimenti sono stati sbloccati: ad esempio, la riorganizzazione dei distretti era un provvedimento atteso da 20 anni e si è riusciti a realizzarlo con l'approvazione del collegato ambientale. Oggi serve una forte assunzione di responsabilità istituzionale a tutti i livelli;

nonostante l'attività legislativa costante, risulta imperdonabile l'immobilismo di alcune amministrazioni: ad esempio, è imperdonabile che ci siano ancora Regioni che non hanno istituito gli ambiti territoriali ottimali (Ato) e Comuni che ancora non vi hanno aderito; ci sono Regioni dove, nonostante l'esercizio dei poteri sostitutivi e le numerose diffide inviate da parte del Ministero, non sono stati istituiti enti di ambito o, anche se istituiti, non sono operativi;

c'è bisogno soprattutto di un cambiamento culturale. Capita infatti troppe volte che opere pubbliche fondamentali per l'ambiente, come ad esempio gli invasi, siano osteggiate da comitati locali o da un certo ambientalismo che appartiene al passato e che paradossalmente fa male all'ambiente;

ritenuto, inoltre, che:

nel corso della citata audizione, il Ministro ha confermato lo stanziamento di 21 milioni di euro destinati alla Regione Lazio nel quadro di un più ampio "piano di sostituzione delle reti", previsto dalla programmazione dei fondi di sviluppo e coesione. La somma stanziata dovrà essere un volano per gli investimenti, ai quali i soggetti gestori e le Regioni dovranno concorrere, anche per realizzare nuovi invasi e promuovere un uso sostenibile della risorsa idrica, sia nell'irrigazione che negli usi potabili;

allo stesso tempo, il Ministro ha sottolineato la richiesta indirizzata ai Carabinieri forestali e al Nucleo operativo ecologico di indagare sul fenomeno dei prelievi illeciti dal lago. L'Osservatorio sull'Appennino centrale, chiamato ad affrontare le azioni rivolte alla salvaguardia del lago, ha deciso l'ulteriore diminuzione delle portate emunte dallo stesso lago di Bracciano che sono passate, secondo quanto comunicato da Acea, da 1.300 a circa 1.000 litri al secondo. Il gestore ha evidenziato un recupero di circa 105 litri al secondo dal controllo delle perdite su manufatti idraulici e un recupero di circa 180 litri al secondo dalla ricerca delle perdite occulte di rete;

valutato che:

la querelle tra Regione Lazio ed Acea ha portato nelle ultime ore alla costituzione di una "cabina di regia", per scongiurare il razionamento dell'acqua nella capitale, dopo lo stop ai prelievi dal lago di Bracciano, e per cercare un percorso che sia il meno impattante possibile sui cittadini;

nonostante i fondi già iscritti nei capitoli di bilancio delle diverse istituzioni coinvolte, sembra mancare nell'azione di efficientamento delle infrastrutture idriche un coordinamento e un monitoraggio a livello nazionale; molto spesso, le istituzioni locali si attribuiscono vicendevolmente le colpe per i mancati interventi, senza che si riesca a capire di chi sia la responsabilità effettiva. Manca una visione d'insieme comune, che eviti una dispersione delle risorse pubbliche per interventi parziali, localistici e settoriali che non risolvono le problematiche sistemiche ormai esistenti,

si chiede di sapere:

se non sia il caso di adottare, nel più breve tempo possibile, un programma straordinario di intervento per la riqualificazione delle infrastrutture idriche del territorio italiano, attraverso la nomina di un commissario, che possa garantire in tempi rapidi l'attuazione di interventi di completamento degli schemi idrici relativi alle interconnessioni tra bacini, aventi valenza anche interregionale ed intersettoriale ed al riefficientamento e ripristino delle capacità di invaso dei grandi serbatoi di accumulo, mediante l'uso prioritario delle risorse ancora disponibili sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, di cui al decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, nell'ambito della programmazione 2014-2020;

se non sia il caso di istituire con i Carabinieri forestali e i Nuclei operativi ecologici delle forme più efficaci di cooperazione per indagare sul fenomeno dei prelievi illeciti dal lago e punire efficacemente i colpevoli;

se non sia necessario procedere al commissariamento di quei Comuni che non aderiscono ancora oggi agli enti d'ambito, come nel caso degli enti del lago di Bracciano, per procedere tempestivamente ad un efficientamento delle modalità di gestione della rete idrica;

quali siano i dati relativi all'attuale stato di salute del lago di Bracciano, tali da giustificare il prelievo di 400 litri al secondo (invece di 900), ovvero quali siano stati gli elementi valutati per scongiurare la catastrofe ambientale evocata in un primo momento;

se non sia il caso di accertare le gravi inefficienze di Acea, soprattutto nella manutenzione e nella gestione delle condutture, con ispezioni puntuali e mirate;

considerata la prolungata siccità che ha colpito il territorio nazionale, se non sia il caso di dichiarare lo stato di calamità naturale soprattutto per le Regioni più colpite, in modo tale da dare un sostegno concreto alle attività produttive fortemente danneggiate dagli eventi climatici;

se non sia opportuno chiedere, per quanto di competenza, alla Regione di approvare la legge sui bacini idrografici per attuare la legge regionale del 2014 sull'acqua pubblica e coinvolgere le comunità locali nella gestione dell'acqua.

(4-07967)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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