INTERROGAZIONE, BRAGA PD CAMERA, SU EFFETTI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN AGRICOLTURA

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01664

presentato da

BRAGA Chiara

testo di

Mercoledì 13 marzo 2019, seduta n. 141

BRAGA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

sempre più spesso si verificano in varie zone d'Italia situazioni anomale connesse all'alternarsi di eventi meteorologici estremi di grande intensità e violenza con periodi di forte siccità. Tali eventi sono legati ai mutamenti climatici in corso e sollecitano politiche più efficaci sia sul fronte della mitigazione dei processi in atto che sul fronte dell'adattamento agli stessi;

come descrivono molti articoli apparsi sulla stampa nazionale, come ad esempio quello di Elena Dusi su Repubblica: «a fine ottobre il Brenta esondato a Levico aveva riempito le strade di trote. Oggi è un rigagnolo. Sempre a ottobre in Italia era caduto l'80 per cento di pioggia in più della media. A marzo siamo al 40 per cento in meno, con una temperatura di 1,4 gradi superiore alla norma. Le poche gocce previste per oggi e domani ai fiumi in secca non faranno purtroppo effetto. Mentre il nord all'asciutto ha il terreno indurito come la pietra, le riserve idriche al sud sono al di sopra dei livelli stagionali. E se quest'inverno il versante nostrano delle Alpi è stato battuto dal foehn, vento caldo e asciutto, l'Austria è finita sommersa dalla neve»;

critica risulta anche la situazione dei laghi del Nord, tra cui il lago di Como: sono tutti a livelli molto bassi, con quel che ne deriva in termini di cedimento delle sponde e ricadute sull'attività turistica e di coltivazione ittica. Il principale fiume italiano, il Po, continua a scendere: siamo a 477 metri cubi al secondo a Piacenza. La media di questo periodo è sui 900, il minimo storico 375;

la scarsità di precipitazioni aggrava anche la qualità dell'aria, specie nella pianura Padana. L'inquinamento atmosferico continua ad essere un'emergenza cronica non più giustificabile con le avverse condizioni meteo-climatiche della pianura padana o legate alla sola stagionalità invernale e non ha stupito purtroppo la notizia del deferimento dell'Italia alla Corte giustizia dell'Unione europea per lo smog nelle nostre città, arrivato oggi dalla Commissione europea e che segue quello del 2018 per sforamenti dei limiti di Pm 10;

il mare Adriatico e il Tirreno, alla foce dei principali fiumi, risalgono e il loro cuneo salino, in senso inverso per cinque chilometri, spinge con l'alta marea ed entra nella terra, con il sale che brucia le coltivazioni;

gli effetti dei cambiamenti climatici producono pesanti conseguenze sull'agricoltura italiana perché si moltiplicano sfasamenti stagionali ed eventi estremi con precipitazioni brevi ma intense e con repentino passaggio dal maltempo al sereno. I cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole e per l'insieme delle attività umane che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. È questo quanto anche emerge da una analisi dei dati Ucea, unità di ricerca per la climatologia e la meteorologia applicate all'agricoltura –:

quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda mettere in campo il Governo per far fronte, in collaborazione con le regioni più coinvolte, alla grave siccità dei primi mesi del corrente anno al fine di garantire equilibrio di prelievo e consumo d'acqua dolce, anche in riferimento al livello idrico dei bacini idrografici dei laghi alpini e subalpini, tutelando così anche il loro valore ambientale e turistico relativamente alle utenze domestiche, agricole e industriali;

se non si intendano mettere in campo iniziative per la tutela della produzione agroalimentare nazionale nonché per la riduzione dell'inquinamento atmosferico, specie nel bacino padano.

(5-01664)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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