INTERROGAZIONE CASSON, ART.1-MDP SENATO, SU DEPOSITO GPL CHIOGGIA

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07230

presentata da

FELICE CASSON
mercoledì 22 marzo 2017, seduta n.790

CASSON - Ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:

nel comune di Chioggia (Città Metropolitana di Venezia) si sta costruendo un deposito di GPL e oli minerali della portata di 10.350 metri cubi in un sito che nel piano regolatore portuale (PRP) e piano regolatore generale (PRG) è destinato a zona di buncheraggio, distante solo 250-500 metri da abitazioni, scuole, attività commerciali, ferrovia ed altri luoghi densamente abitati;

le navi gasiere con circa 2.500 tonnellate di GPL, deputate al continuo rifornimento del deposito, passeranno attraverso la bocca di porto, adiacenti a spiagge in estate densamente frequentate, porteranno all'interno della laguna veneta quantità enormi di derivati del petrolio, costeggeranno tutto il centro storico di Chioggia, fino ad arrivare nel sito di approdo in prossimità del centro abitato;

tutto ciò è avvenuto nel più completo silenzio delle autorità pubbliche locali che non hanno informato la popolazione, come la legge prevede, nonostante il forte impatto che tale scelta avrà nell'intero territorio del comune di Chioggia;

i cittadini si sono accorti di quello che stava accadendo solo quando sono risultati evidenti i lavori della ditta, in particolare con l'arrivo dei serbatoi a fine novembre 2016;

gli abitanti del comune di Chioggia, al fine di contrastare la costruzione di questo scellerato deposito, autorizzato con decreto interministeriale n. 17407 del 26 maggio 2015, hanno costituito ad agosto 2016 il "Comitato no deposito GPL", per cercare di capire come fosse stato possibile autorizzare l'insediamento di 3 serbatoi da 3.000 metri cubi di GPL ciascuno, da destinare al rifornimento domestico dell'alta Italia, impianto definito dalla normativa "a rischio di incidente rilevante" e trasformando così il porto da commerciale a industriale, con tutte le conseguenze che ne derivano;

il sito in questione era stato identificato dalla Giunta comunale come sede per il nuovo mercato ittico all'ingrosso (ora ubicato nel centro cittadino), trasferimento necessario e non più derogabile per eliminare l'elevato numero di camion che giornalmente attraversano il centro abitato, fonte di inquinamento atmosferico, acustico e di pericolosità per la viabilità. Anche gli operatori del mercato reclamano da diversi anni questa nuova sede per maggiori e nuove opportunità di crescita, in un ambito tipico dell'economia della città, che vanta la seconda flotta peschereccia d'Italia;

si segnala che ASPO (Azienda Speciale per il Porto), ente di diritto pubblico, emanazione della Camera di commercio di Venezia, creata per lo sviluppo e la gestione del porto, ha sempre contrastato il trasferimento del mercato ittico all'ingrosso e non ha mai concesso al Comune di Chioggia i terreni per realizzarne il trasferimento, terreni demaniali acquisiti con finanziamenti pubblici, ma gestiti come proprietà da ASPO, che ha concesso invece i terreni alla ditta Costa Bioenergie per la realizzazione di un intervento che rappresenterà un macigno per la città, per la sicurezza e il futuro dei suoi abitanti;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

la città di Chioggia non vuole il deposito di GPL visto che: il comitato cittadino "NO GPL" ha raccolto in 6 mesi 12.000 firme di cittadini contrari al deposito a rischio di incidente rilevante, in quanto troppo vicino alle abitazioni, scuole ed attività produttive. 12.000 firme su 42.100 iscritti alle liste elettorali e 26.900 votanti alle ultime elezioni comunali. È evidente che la popolazione non vuole il deposito; già nel 2016 si è costituito anche il comitato per lo sviluppo del porto, che rappresenta gli imprenditori portuali, fortemente preoccupati per i possibili danni alle loro attività. Il ricorso al TAR Veneto presentato dagli stessi a novembre 2016 è stato dichiarato irricevibile con provvedimento del 7 marzo 2017; il Consiglio comunale di Chioggia, con propri atti n. 110 del 22 settembre 2015, n. 63 del 30 aprile 2016 e n. 78 del 22 novembre 2016, ha deliberato la contrarietà nei riguardi della realizzazione dell'intervento, indicando in modo dettagliato le ragioni che sostengono tale volontà politica;

rilevato che numerose, di vario genere e gravi sono le irregolarità osservate nell'iter autorizzativo del suddetto deposito, riscontrate attraverso lo studio accurato dei documenti e dei verbali con l'aiuto di professionisti di dimostrata competenza, criticità che devono emergere nella loro piena gravità a tutela dei cittadini di Chioggia, come di seguito si rappresenta;

1. la mancata considerazione degli obblighi relativi alla pianificazione della prevenzione dei rischi di incidente rilevante: la compatibilità territoriale è richiesta dal decreto ministeriale 13 ottobre 1994 n. 2524, laddove, all'art. 3.2, prescrive che i depositi fissi di GPL di capacità complessiva superiore a 30 metri cubi, come quello citato (di metri cubi 9.000), "devono essere ubicati in aree destinate a zona industriale o assimilata nei Piani Regolatori o nelle previsioni di altri strumenti urbanistici o in aree agricole da definire in accordo con gli strumenti urbanistici locali." Trattasi di normativa tecnica di particolare rilevanza, costituendo, l'intero citato decreto ministeriale, base e quadro sistemico prescrittivo e operativo specifico "per la prevenzione degli incendi (…) dei depositi di GPL", norma tecnica non derogabile/superabile, se non con tanto di motivazioni, valutazioni e controprove espresse, tecnicamente adeguate e commisurate al caso specifico e all'importanza dell'interesse generale da tale norma tutelato. La considerazione degli obblighi relativi alla pianificazione della prevenzione dei rischi di incidente rilevante, è stata pure segnalata nella nota citata della capitaneria, facendo riferimento sia alle norme di prevenzione incidenti (normativa "Seveso"), sia alle norme sui porti (legge n. 84 del 1994). In particolare, nell'istruttoria N.O.F. (Documentazione integrativa del rapporto di sicurezza preliminare - giugno 2014, prot. 8173), la ditta Costa Bioenergie dichiara che tale documento integrativo sostituisce totalmente il precedente rapporto di sicurezza preliminare, al fine dell'ottenimento di N.O.F. (nulla osta di fattibilità) e tiene conto delle richieste evidenziate dal gruppo di lavoro (CTR) e di una serie di modifiche progettuali maturate a posteriori dalla ditta stessa. In tale documento si rileva che a Pag. 10, punto A.1.2.1, nella descrizione dei principali siti sono omessi elementi sensibili significativi, quali ad esempio: circa 2.000 abitanti, nido famigliare, scuola primaria, scuole secondarie di 1° e 2° grado, centro di formazione professionale, centro diurno per anziani, poliambulatori e centri riabilitativi e diagnostici, aziende di lavorazione dei molluschi, cisterna dell'acqua a servizio della città, centro storico con tutte le relative attività commerciali ed abitative. D'altra parte l'area, con raggio di 1.000 metri dal baricentro del deposito, interessa ulteriori elementi sensibili, anch'essi non specificati dalla ditta. Si sottolinea l'importanza della corretta identificazione degli elementi sensibili (ambiente e persone) richiamando la normativa riferita alle direttive "Seveso", al decreto ministeriale 13 ottobre 1994, al decreto ministeriale 9 maggio 2001, e successive normative relative alla sicurezza ed alla pianificazione urbanistica e territoriale, per le zone interessate da stabilimenti e impianti a rischio di incidente rilevante come quello in questione, a tutela della sicurezza delle persone e dell'ambiente;

2. la Provincia di Venezia (ora Città metropolitana), con le deliberazioni prot. n. 333/2015 e n. 668/2015, ha ritenuto di non assoggettare questo progetto alla valutazione di impatto ambientale (VIA) nonostante l'entità di tale deposito e l'impatto che avrà nel territorio di Chioggia: gravi ripercussioni sulla sicurezza dei cittadini e sull'ambiente lagunare, ricadute sulle attività economiche, quali turismo, pesca, attività marittime. La valutazione di solo screening era condizionata all'assolvimento di alcune prescrizioni che ad oggi non risultano assolte, in particolare la valutazione dei rischi nel transito delle navi gasiere attraverso le bocche di porto (le stesse dove si stanno posizionando le paratie mobili del MOSE) e canale Lombardo. Ci si chiede per quale motivo, a distanza di 22 mesi, le prescrizioni non siano ancora state soddisfatte e i lavori di costruzione continuino in assenza di valutazione di impatto ambientale;

3. nell'iter autorizzativo del deposito è mancato il parere, obbligatorio e vincolante, della commissione per la salvaguardia di Venezia. Il deposito insiste sulla laguna sud di Venezia e quindi è sottoposto alla legislazione speciale per la sua tutela. Tale grave irregolarità è stata segnalata al Ministero dello sviluppo economico, curatore primo della procedura di autorizzazione dell'impianto, ma anche al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, non solo perché contitolare del potere di autorizzazione, quanto piuttosto perché titolare primo, tra gli altri ministeri, delle competenze governative per la salvaguardia di Venezia, in attuazione della legislazione speciale. Inoltre va rammentato che presso la Regione è insediata la commissione di salvaguardia, ad essa la Regione garantisce segreteria e supporto operativo e ne esprime il presidente (nella persona del presidente della Giunta); tuttavia, malgrado la rilevanza assoluta delle proprie funzioni e ruolo nella commissione stessa, nel momento dell'"Intesa con il MISE e il MIT", con delibera della Giunta regionale n. 660 del 28 aprile 2015, sembra dimenticarsene totalmente;

4. l'iter autorizzativo non ha considerato l'obiettivo programmatico di "estromissione del traffico petrolifero dalla Laguna di Venezia", espressamente stabilito a livello nazionale dal sistema normativo per la salvaguardia della laguna di Venezia (legge n. 789 del 1984, art. 3, lett. l)): "evitare il trasporto nella laguna di petroli e derivati". Trattasi di indirizzo politico-programmatico ma certamente impegnante a ogni livello istituzionale pubblico, anche per il notevole impegno di iniziative e sforzi finanziari già espressi nella politica della salvaguardia. L'addebito di irregolarità va rivolto innanzitutto alla Regione, rientrando tale obiettivo, pur speciale e di livello statale, comunque nel quadro delle previsioni/prescrizioni "pianificatorie", indicazioni rispetto alle quali, in sede di intesa, la Regione deve procedere alla verifica dell'"ammissibilità" della proposta di intervento in questione;

5. la mancata verifica della "ammissibilità sotto il profilo urbanistico e pianificatorio" (linee guida per la procedura di approvazione dei progetti; circolare del Ministero dello sviluppo economico 13 agosto 2012, prot. n. 0016268, cap 2, alinea 3) rispetto ai diversi documenti, piani e programmi, plausibilmente per lo più di livello regionale o minore ma non solo, in particolare rispetto alle prescrizioni e indicazioni degli strumenti di coordinamento territoriali (PALAV-PTRCV; PTCP) e dei piani settoriali, tra cui innanzitutto il PRT vigente (1990). Va rammentato che tutti i piani richiamati non prevedono nel porto di Chioggia alcun inserimento, né ruolo energetico/petrolifero, ma solo sviluppi di traffici commerciali di merci non pericolose e passeggeri, circostanza, che rende la "verifica di ammissibilità pianificatoria" particolarmente importante per consentire, sulla sua base, una corretta valutazione discrezionale sulla ammissibilità (opportunità/compatibilità) di un intervento così contrastante e conflittuale con le prospettive, ormai consolidate, tecniche ed economiche del porto, condivise (e finanziate) a ogni livello istituzionale;

6. la mancata autorizzazione paesaggistica (artt. 146, 147 e 159 del decreto legislativo n. 42 del 2004, codice del paesaggio), obbligatoria, stante l'inclusione del sito oggetto dell'intervento nell'ambito del vincolo paesaggistico della laguna di Venezia. L'addebito anche di questa irregolarità è da attribuire alla Regione, che doveva rilevare questo stato pianificatorio-vincolistico, sia direttamente in proprio, sia indirettamente (perché relativo ad un vincolo paesaggistico che puntualmente è riferito e rappresentato nel PTCP, piano che come tale doveva essere pure considerato nella verifica di ammissibilità pianificatoria). Conferma sulla competenza primaria regionale per tale attività viene anche dalla circolare Ministero dello sviluppo economico n. 0016268 del 13 agosto 2012, che appunto segnala tra i compiti della regione anche "l'autorizzazione ai sensi dell'art. 159 del D.Lgs n. 42 del 22/01/2004 e s.m.i., ove non delegata agli enti locali". Si sottolinea che la protezione del paesaggio è un valore garantito dall'art.9 della Costituzione: "la Repubblica (...) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione";

7. l'erroneo accertamento di conformità urbanistica dell'intervento, espresso dal Comune, erroneo sia nella verifica rispetto ai contenuti del PRG, sia nella verifica rispetto ai contenuti del PRP. La responsabilità di tale errore pare essere della dirigenza "pro tempore" del settore Urbanistica del Comune di Chioggia, ma una propria verifica la doveva fare la Regione (nell'occasione della verifica per la propria intesa, verifica ad essa attribuita dalla circolare del Ministero dello sviluppo economico) e la dovevano fare pure il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero dello sviluppo economico, stante la motivazione addotta dal funzionario del Comune di Chioggia ed espressamente riferita nel decreto interministeriale: "il deposito GPL è conforme al piano regolatore del porto in quanto ricadente in zona destinazione bunkeraggio navi";

8. la mancata considerazione delle note della capitaneria di porto di Chioggia che, con le note in date 11 luglio 2014, 2 ottobre 2014 e 27 febbraio 2015, ha più volte segnalato al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la non conformità del progetto al proprio PRP. In particolare, con l'ultima di quelle note, la capitaneria ha esplicato puntualmente i termini della questione, allegando sia un estratto delle norme tecniche, sia un estratto della cartografia dello stesso PRP. Di tale ultima attestazione non risulta riscontro alcuno nei verbali delle due Conferenze dei servizi e nemmeno nella successiva deliberazione interministeriale;

9. la mancanza del parere del Comune di Chioggia. Il parere di conformità urbanistica rilasciato dagli uffici non costituisce "Parere del Comune di Chioggia", parere quest'ultimo che è tutt'altro che un certificato urbanistico (che è un mero accertamento d'ufficio), e che invece è libero e discrezionale, che quindi non può che essere anche "politico" (da esprimersi da parte di un organismo politico: sindaco, Giunta, Consiglio), persino prescindendo, anche legittimamente, dalla conformità urbanistica. Per la correttezza della procedura è necessario che il parere sia richiesto al Comune. Qualora il Comune esprima tale parere, è necessario che esso sia argomentatamente preso in considerazione, così come ogni altro parere, dall'amministrazione procedente (Ministero dello sviluppo economico e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) nel momento della assunzione della determinazione finale (ovverosia nel decreto interministeriale). Se non viene espresso dal Comune, Ministero dello sviluppo economico e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nel decreto stesso, devono riferire che il parere è stato richiesto e non è stato espresso;

10. la precisa destinazione di PRP e di PRG a "zona buncheraggio" del sito individuato in Val da Rio, esclude attività diverse quali il deposito GPL. Di fatto la richiesta della ditta Costa Bioenergie si riferisce ad un nuovo impianto non di mero "ampliamento", in quanto il deposito cambia per quantità e tipologia di prodotto: da 1.350 metri cubi a 10.350 metri cubi, da gasolio per rifornimento carburante di navi e pescherecci a deposito di GPL per esigenze energetiche nazionali, facendo di fatto rientrare tale deposito nella normativa prevista per "gli impianti a rischio di incidente rilevante". Inoltre il primo progetto di gasolio per buncheraggio, benché autorizzato con decreto interministeriale del 21 maggio 2013 n. 17369, non è mai stato realizzato. A chiarimento dell'importanza del concetto e per analogia, si richiama la sentenza n. 130/2013 del TAR del Veneto del 5 febbraio 2013 "in primo luogo perché non può parlarsi di ampliamento tra impianti tra loro diversi, strutturalmente e funzionalmente autonomi, che sono solo collegati tra loro, in secondo luogo perché l'impianto di frantumazione, quand'anche fosse da qualificare, secondo la prospettazione delle parti resistenti e della controinteressata, come ampliato dall'impianto di produzione del calcestruzzo, non potrebbe neppure essere definito come già "esistente", atteso che, benché autorizzato, non è stato ancora realizzato e l'espressione impianti "esistenti ed autorizzati" utilizzata dalla citata deliberazione della Giunta regionale non costituisce un'endiadi";

11. è di questi giorni (8 marzo 2017) la risposta dell'Avvocatura civica della Regione Veneto inviata al Comune di Chioggia, nella quale viene affermata la mancanza dell'autorizzazione paesaggistica e la mancanza del permesso di costruire nell'iter autorizzativo. La mancanza di queste due autorizzazioni parrebbe già di fatto qualificare l'opera come "abuso edilizio";

considerato che:

tutte queste criticità rischiano di superare la soglia del penalmente rilevante e di dovere interessare la Procura della Repubblica;

l'art. 2 del decreto intereministeriale n. 17407 del 26 maggio 2015 dispone l'ultimazione dei lavori nel minor tempo possibile e, in ogni caso, non oltre due anni a decorrere dalla data del decreto interministeriale stesso, salva la possibilità di proroghe a cura del Ministero dello sviluppo economico, congiuntamente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

il 26 maggio 2017 scadranno i due anni di tempo concessi per l'ultimazione dei lavori,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti indicati;

se, prima di concedere eventualmente la proroga dal 27 maggio 2017, non ritengano di dover convocare una nuova Conferenza dei servizi, questa volta con tutti gli enti coinvolti nella problematica, in particolare il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Soprintendenza e il Comune di Chioggia nella persona del sindaco;

se non ritengano di dover acquisire la valutazione di impatto ambientale per gli impianti a rischio di incidente rilevante;

se non ritengano di dover informare e acquisire la volontà della popolazione di Chioggia rispetto al progetto in questione, attraverso incontri e assemblee diffuse, come da normativa Seveso.

(4-07230)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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