INTERROGAZIONE, CAUSIN FI SENATO, SU DISSESTO IDROGEOLOGICO E EMERGENZE TERRITORIALI

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-00355

presentata da

ANDREA CAUSIN

mercoledì 7 novembre 2018, seduta n.055

CAUSIN, TOFFANIN, BARBONI, PAPATHEU, RIZZOTTI, DE POLI, BERARDI, TESTOR, ALDERISI, FANTETTI, LONARDO, BATTISTONI, CONZATTI, MODENA, BINETTI, MASINI, PICHETTO FRATIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

con nota del 28 ottobre 2018 il presidente della Regione Veneto ha richiesto la dichiarazione dello stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile, attestando il pieno dispiegamento delle risorse territoriali disponibili;

la Presidenza del Consiglio dei ministri ha dichiarato in data 29 ottobre lo stato di mobilitazione nazionale, a causa degli eccezionali eventi atmosferici che hanno interessato il territorio della regione Veneto;

gli eventi meteorologici con intense precipitazioni piovose e con raffiche di vento fino a 180 chilometri orari, che dal 28 ottobre si sono susseguiti per più giorni, hanno interessato tutto il territorio veneto, con particolare intensità nella provincia di Belluno, causando la morte di 3 persone, nonché ingenti danni e disastri per tutta la popolazione delle zone;

la rovinosa caduta di alberi e le numerose frane, soprattutto nelle aree montane e pedemontane, hanno provocato l'interruzione di molte strade e la sospensione dell'erogazione dell'energia elettrica per moltissime ore in molte zone, oltre a quella di acquedotti, fognature e gas. Interi comuni si trovano ad oggi con problematiche relative ai servizi di pubblica utilità;

al momento attuale le aree più colpite risultano, oltre alla provincia di Belluno, la valle di San Lucano, gioiello Unesco, ora rasa al suolo; quelle dell'altopiano di Asiago, del massiccio del Grappa e le zone del Veneto orientale attraversate dal Piave e dal Tagliamento;

l'area montana era già in crisi a causa dell'enorme incendio boschivo del 24 ottobre che ha attraversato i pendii compresi tra Taibon Agordino e Cencenighe, in provincia di Belluno, creando forti smottamenti, rovinose frane, interruzione della viabilità, fermo delle attività produttive e isolamento delle abitazioni;

ad oggi risulta il quadro seguente: le utenze scollegate tra Belluno e Venezia sono ancora 60.000 delle 170.000 iniziali; circa 2.000 tratti interrotti di strade da dissesti idrogeologici e caduta piante, per circa 50 chilometri di interventi; le strade agrosilvopastorali danneggiate o impraticabili si stimano in 400 chilometri; centinaia di case impraticabili e danneggiate; è stato travolto il bypass del ponte sul Piave a Ponte della Priula; la rete di monitoraggio ARPAV di Belluno è stata rasa al suolo, comprese le teleferiche e le stazioni; la zona litoranea è stata colpita con ingenti danni ai ripascimenti, con perdita di materiale sabbioso nei 120 chilometri di coste per 1,5 milioni di metri cubi di materiale; la rete idraulica è stata danneggiata; si stimano danni alla zona boschiva della provincia di Belluno di circa 90.000 ettari, mentre 10.000 ettari per le province di Vicenza e Treviso; le zone agricole lungo il fiume Piave sono state danneggiate; circa 100.000 persone dell'area polesana sono prive dell'acqua potabile approvvigionata dal fiume Adige;

milioni e milioni di euro investiti in piste ciclabili, in percorsi illuminati e tabellati, sono scomparsi con le piene dei torrenti;

l'ecatombe di copertura boschiva di fatto espone interi e vasti versanti alla potenziale instabilità: l'assenza di copertura boschiva e dell'apporto alla stabilità del versante che può dare l'insieme degli apparati radicali aumenta potenzialmente il rischio in aree che fino ad ora erano considerate stabili, proprio perché coperte da imponenti foreste. Tale rischio potrà essere valutato solo successivamente alla rimozione della massa legnosa caduta;

per quanto riguarda le colture, le più colpite in Veneto sono la soia e la semina del frumento. Quanto alla pesca, i danni derivano dal fermo imposto ai pescherecci dai forti venti e dalle mareggiate, ma si temono perdite sensibili anche per la mitilicoltura: parecchi impianti offshore risultano compromessi, se non annientati, dalla violenza del mare. Nelle ultime ore risulta anche che la pressione del fiume Po in piena abbia provocato il cedimento dell'argine della Busa di Tramontana, che separa la laguna del Barbamarco dal Po di Pila, causando così uno sconvolgimento dell'habitat lagunare con seri rischi per la produzione delle vongole, importante sostentamento di quella zona;

considerato che:

il Governo, nella persona del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, non intenderebbe richiedere il prestito di 800 milioni per opere contro il dissesto idrogeologico, che erano stati concordati con la Banca europea degli investimenti (Bei) dalla task force "Italia Sicura", sciolta a luglio;

secondo le più recenti stime, il fabbisogno finanziario in relazione al dissesto idrogeologico dovrebbe essere di almeno un miliardo all'anno,

si chiede di sapere:

con quali iniziative di massima urgenza e secondo quali priorità il Governo intenda affrontare le emergenze territoriali per mettere in sicurezza la popolazione e far riprendere le attività;

dove intenda reperire i fondi da stanziare nel disegno di legge di bilancio per il 2019 per far fronte all'emergenza e al problema del dissesto idrogeologico in Veneto;

quali siano le linee programmatiche sulla prevenzione del dissesto idrogeologico da adottare per la prossima azione del Governo.

(3-00355)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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