INTERROGAZIONE, CUNIAL MISTO CAMERA, SU CASO FALSE QUOTE LATTE DURANTE MINISTERO ZAIA

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03107

presentato da

CUNIAL Sara

testo di

Martedì 18 giugno 2019, seduta n. 191

CUNIAL e BENEDETTI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

il 5 giugno 2019 è stato firmato il provvedimento di archiviazione del Gip Di Nicola sulla questione quote-latte che ipotizzava reati che andavano dall'abuso d'ufficio alla truffa, fino all'associazione per delinquere;

negli atti, si legge che responsabilità individuali non sono state riscontrate, ma scrive il Gip, vanno ricercate «su un piano politico-amministrativo» più ampio (ordinanza del Gip Roma 5 giugno 2019);

come si evince dalle carte Zaia, attuale presidente del Veneto, già Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nell'ultimo Governo Berlusconi (2008-2011) era a conoscenza della questione. Il 20 luglio 2010, infatti, i carabinieri intercettano Giuseppe Ambrosio, l'ex capo di gabinetto dei Ministri alle politiche agricole alimentari e forestali, Zaia (prima) e Galan (poi), che parla con il tenente colonnello dei carabinieri Mantile: «Abbiamo verificato che i dati sono sbagliati, cade tutto il castello, cioè il castello dei cinque anni di anticipo delle quote che abbiamo avuto tutte in una botta, cade il castello della legge 33 e la commissione europea, per come ci troviamo, ci si i... (...)». Continua Ambrosio: «Zaia la cosa in sé gli faceva un certo fastidio, ma aveva l'ordine dal suo grande capo che questi qui non avrebbero mai dovuto pagare le multe»;

non si sa chi sia il «grande capo» dell'allora Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, certo è come «nell'inquietante colloquio» (definizione del Gip), Ambrosio «parlasse a nome del ministro» (stessa ordinanza del Gip);

5 milioni 763 mila 822 capi «improduttivi e senza alcun evento di parto», pari al 61 per cento degli animali da latte italiano sono stati inseriti nelle banche dati nazionali di Agea e Istituto zooprofilattico sperimentale dal 2010. Questi, secondo il Gip, costituiscono «la prova della totale inattendibilità e falsità dei dati del sistema» (il FattoQuotidiano, 11 giugno 2019);

secondo il giudice sarebbero state «inserite nel conteggio dei capi in grado di produrre latte, animali di 82 anni, situazione assolutamente falsa dal momento che – come risaputo – un bovino può produrre latte al massimo fino agli 8-10 anni». Da qui l'originario limite dei 120 mesi, che balza da un anno all'altro a 999 mesi. Decisione presa il 4 ottobre 2012 presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dai rappresentanti del Ministero, dell'Agea, della Auselda e da diverse regioni (il FattoQuotidiano, 11 giugno 2019);

sono stati erogati contributi europei per quasi 6 milioni di vacche inesistenti. Per ogni mucca arrivano 200 euro, si tratta di una frode da oltre 1 miliardo 150 milioni di euro all'anno. Un sistema criminoso, scrive Di Nicola, che opera «sotto gli occhi di tutti e che non è stato in alcun modo ostacolato o quantomeno controllato dalle autorità preposte». Conclude il Gip: «La falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche, rimaste consapevolmente inerti per 20 anni per evitare di scontentare singole corporazioni o singoli centri di interesse, così determinando ingenti danni allo Stato italiano che ha pagato le multe e agli allevatori/produttori che fino a oggi hanno rispettato le regole tanto da compromettere il regime delle quote e distorcendo la concorrenza» (il FattoQuotidiano, 11 giugno 2019);

fino all'ultima annata delle quote latte, le incongruenze erano già state evidenziate in sede parlamentare all'allora Ministro Martina –:

se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, per quanto di competenza, in relazione agli illeciti evidenziati anche nel decreto di archiviazione del Gip e come intenda procedere a favore di tutte le aziende agricole vittime di un sistema criminoso che ha agito indisturbato per 20 anni;

se e come intenda tutelare, per quanto di competenza, le produzioni di formaggio Dop ed evitare che simili sistemi siano replicati su altri settori agricoli e quali iniziative intenda adottare in relazione a quei risultati forniti dagli inquirenti che, ad avviso degli interroganti, l'allora Ministro Zaia non ha mai adeguatamente vagliato.

(4-03107)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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