INTERROGAZIONE, DE BONIS MISTO SENATO, SU REVOCA CONCESSIONE DI ESCLUSIVA GRANO CAPPELLI ALLA SIS DI BOLOGNA

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DE BONIS - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che:

la storia dell'appalto esclusivo sul seme del grano "Cappelli" è complessa e preoccupante. Nel settore si è avuto un generale malcontento a causa del fatto che il seme di questa varietà di grano è stato di fatto sottoposto ad una privativa industriale come se fosse una varietà vegetale brevettata" e "monopolizzato" dalla ditta sementiera bolognese Sis;

per decenni il grano Cappelli è rimasto il grano duro più coltivato, soprattutto nelle regioni del Sud e nelle isole (fino al 60 per cento, si legge da varie fonti). Dopo gli anni '50 la varietà scomparve, a favore di grani duri più precoci nella maturazione, con una resa più alta e dal fusto più basso;

sono stati soprattutto gli agricoltori biologici, agli inizi degli anni '90, a rimettere in coltivazione questa "antica" varietà dal più basso impatto ambientale e dai migliori valori nutrizionali, promuovendo filiere locali volte alla produzione di paste monovarietali provenienti da semola di grano duro varietà Cappelli;

considerato che:

nel giugno 2016 il Crea di Foggia, ovvero il Consiglio per la ricerca in agricoltura (ente pubblico vigilato dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali), che detiene il seme in purezza, qualificatosi "costitutore" di una varietà antica e pubblica, ha emanato un bando pubblico, in seguito al quale ha concesso la licenza esclusiva dei diritti di moltiplicazione del grano duro senatore Cappelli alla Sis, Società italiana sementi;

in seguito alla vittoria del bando pubblico, la Sis ha ottenuto la licenza esclusiva per la commercializzazione del seme, diritto che contestualmente hanno perso le altre ditte sementiere che lo riproducevano e certificavano in purezza da diversi anni;

in seguito a questa esclusiva, gli imprenditori agricoli sono stati privati della possibilità di fare proprio il frutto del loro raccolto. Ne è conseguito che un piccolo agricoltore non poteva più acquistare un seme certificato in purezza come grano Cappelli da altre ditte sementiere che non fossero la Sis, né poteva più gestire autonomamente una filiera chiusa dello stesso grano, dal seme al campo alla trasformazione: doveva per forza ricorrere all'acquisto del grano da seme presso terzi e retrovendere il 100 per cento del proprio raccolto;

l'associazione di consumatori e produttori di grano duro GranoSalus ha portato avanti battaglie, indagini e petizioni a favore della "buona pasta" senza contaminanti ed ha pubblicato di recente i risultati di un'analisi molecolare che misura la quantità di grano Cappelli presente in alcuni marchi di pasta che vantano di contenerlo in purezza. Ne risulta che queste paste, anziché essere monovarietali come dichiarato in etichetta, contengono in realtà una "miscela di genotipi diversi" e che, in 2 casi sui 3 analizzati, i geni del seme Cappelli sarebbero presenti solo in minima quantità, dove "bassa" e dove "molto bassa";

l'interrogante, il 15 novembre 2018, ha presentato un atto di sindacato ispettivo (4-00861) nel quale ha chiesto al Ministro pro tempore, Centinaio, quali fossero le motivazioni che avevano condotto la commissione istituita dal Crea a procedere all'assegnazione dei relativi diritti alla Società italiana sementi Sis SpA e se, alla luce delle prove documentali fornite dagli agricoltori, non ritenesse di valutare la possibilità di rescindere immediatamente il contratto. La risposta, in buona sostanza, è stata che il Ministero avrebbe proseguito il confronto articolato con il Crea e i vari stakeholder del comparto produttivo, in cui sono presenti tutti gli attori della produzione agricola;

tenuto conto che:

attraverso un'ampia memoria, nel dicembre 2018, l'interrogante si è rivolto all'Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) sulla questione della commercializzazione del grano "senatore Cappelli";

l'Autorità ha concluso il 21 novembre 2019 il procedimento istruttorio avviato nel marzo 2019 nei confronti della Sis SpA, accertando tre distinte condotte dell'impresa contrarie alla disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, come prevista dall'art. 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012, comminando una sanzione complessiva di 150.000 euro;

in particolare Sis, in base a un contratto di licenza stipulato nel 2016 con il Crea, ha: subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del 100 per cento del grano prodotto, imponendo alle controparti un rapporto cosiddetto di filiera Cappelli; ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori; aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi;

secondo l'interrogante, purtroppo, l'esiguità della multa, che pure è un segnale importante, non servirà certo a scoraggiare queste pratiche sleali. Sarebbero necessarie ben altre misure da parte del Ministero nei confronti della Sis e di tutte quelle organizzazioni che tradiscono il loro mandato per imporre monopoli sul mercato;

considerato, infine, che:

nella delibera dell'AGCM, a partire dal punto 80, si evincerebbe che vi è una profonda ingerenza da parte della Coldiretti, infatti è riportato: "Secondo quanto accertato in corso d'istruttoria, tra SIS e Coldiretti sussistono effettivamente rapporti consolidati rispetto alla gestione delle Sementi";

da prove documentali recentissime, successive alla delibera, risulterebbe che i vecchi contratti di servizio della filiera Cappelli rimangono in essere mantenendo in maniera illecita l'esclusiva, mentre verso le nuove forniture si continua ad adottare il principio della discrezionalità,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, per quanto di competenza, di attivarsi perché venga revocata immediatamente la concessione di esclusiva del grano Cappelli alla Sis di Bologna, visto che vi sono tutte le condizioni per farlo, affinché la pregiata varietà di grano torni a essere effettivamente patrimonio comune, contro monopoli e pratiche sleali, non rispettosi delle regole europee sulla concorrenza;

se non ritenga di valutare la possibilità di affidare, attraverso il Consiglio per la ricerca in agricoltura, direttamente ad agricoltori "custodi" la moltiplicazione della varietà "senatore Cappelli", come già avviene per altre varietà antiche negli areali vocati e tradizionali o ad altri sementieri abilitati;

se e quali iniziative intenda adottare per stigmatizzare l'atteggiamento di Coldiretti che, oltre a discriminare le altre associazioni di categoria, tende ad influenzare il libero mercato a favore di aziende "targate" o "targabili", strumentalizzando l'uso del seme Cappelli.

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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