INTERROGAZIONE FORZA ITALIA SU CRISI DEL MEZZOGIORNO, SERVONO INZIATIVE AD HOC

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-05717 presentato da GALLO Riccardo , FORZA ITALIA, martedì 29 luglio 2014, seduta n. 274 al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico per sapere quali iniziative urgenti e necessarie intendano intraprendere, nell'ambito delle rispettive competenze, nei riguardi delle aree del Mezzogiorno, in cui gli effetti della crisi economica, così come esposto in premessa dal rapporto di Confindustria, ribadiscono una situazione di estrema gravità;   se non ritengano opportuno prevedere nelle prossime iniziative normative d'iniziativa del Governo disposizioni ad hoc volte a favorire la ripresa delle attività imprenditoriali specificatamente per il Mezzogiorno, la cui «fotografia» delineata dal documento elaborato da Confindustria descrive una situazione socioeconomica senza precedenti, a partire dal dopoguerra.

Qui di seguito Agricolae

. — Per sapere – premesso che:

l'indice sintetico del checkup elaborato da Confindustria e 59 studi e ricerche per il Mezzogiorno (centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo), reso noto la scorsa settimana, evidenzia uno scenario estremamente preoccupante e grave per l'economia del Mezzogiorno, in quanto se esso nel 2013 ha conosciuto il punto più basso, per i primi mesi del presente anno, conferma una tendenza negativa in termini di attività delle imprese;

il saldo tra quelle iscritte e cessate risulta infatti negativo per oltre 14 mila unità e dall'inizio dell'anno, prosegue il documento, hanno cessato la propria attività 573 imprese meridionali al giorno, con i fallimenti in crescita del 5,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013;

gli effetti depressivi dell'indice sono soprattutto manifestati dal dato degli investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013: un calo di oltre il 34 per cento, con punte di quasi il 47 per cento nell'industria in senso stretto e del 34 per cento nell'agricoltura e nella pesca, che peraltro sono settori in cui è forte la specificità del Mezzogiorno;

in particolare, prosegue il rapporto, frenano gli investimenti pubblici: tra il 2009 e il 2013, infatti, la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno si è ridotta di oltre 5 miliardi di euro, tornando ai valori del 1996, contribuendo alla riduzione del numero e del valore degli appalti pubblici;

in calo di numero, ma soprattutto di valore (da 8,6 miliardi di euro a poco più di 5) sono anche le gare di partenariato pubblico-private bandite nel Mezzogiorno, che determinano pertanto una riduzione degli investimenti pubblici, sia che lo Stato li finanzi direttamente sia che li promuova indirettamente;

quanto suesposto risulta tra l'altro paradossale se si considerano le difficoltà economiche che suggerirebbero l'opportunità di un'azione pubblica decisamente anticiclica;

gli impieghi nel Mezzogiorno fra l'altro sono continuati a scendere (8,4 miliardi di euro in meno rispetto al 2012), mentre i crediti in sofferenza hanno ormai raggiunto i 35 miliardi di euro, nonostante nei sondaggi più recenti le imprese abbiano segnalato una lieve attenuazione della restrizione nelle condizioni di accesso al credito;

nonostante non si sia ancora verificata un'inversione di tendenza nella dinamica dei prestiti, la riduzione, prosegue il rapporto dell'Associazione degli industriali, sembra comunque non accennare a frenare;

il documento sebbene rilevi alcuni timidi segnali di vitalità dell'economia meridionale (che trovano riscontro in un clima di fiducia che torna lentamente a crescere) conferma tuttavia come non siano ancora sufficienti a compensare l'onda lunga degli effetti della crisi;

l'interrogante evidenzia come il suesposto scenario economico nei confronti del Mezzogiorno evidenzi una situazione attuale di estrema gravità, a causa della manifesta assenza di adeguate politiche economiche e di sviluppo da parte del Governo Renzi, dimostrate sin dall’ inizio dell'insediamento;

risulta necessaria ed urgente a parere dell'interrogante una serie di robusti interventi, anche attraverso l'attuazione di riforme e istituzionali e strutturali, di cui il Mezzogiorno, ha estrema necessità non solo per i benefici effetti sulla competitività, ma anche perché la loro effettiva definizione rappresenta la strada obbligata per dimostrare l'affidabilità del nostro Paese a livello europeo;

a fronte di tali riforme, occorre accompagnare una politica economica chiaramente orientata allo sviluppo e alla crescita anche attraverso l'istituzione delle zone franche urbane nei riguardi di alcune aree del Mezzogiorno particolarmente svantaggiate, come la Sicilia;

di fronte a una caduta degli investimenti, la partita decisiva per il Sud, a giudizio dell'interrogante, gravità intorno a un pieno ed efficace impiego delle risorse della politica di coesione a cui occorre abbinare una seria azione di riduzione della pressione fiscale e degli oneri contributivi che gravano in maniera eccessiva sulle imprese del Mezzogiorno, penalizzate rispetto a quelle delle altre aree del Paese, anche a causa del deficit infrastrutturale che impedisce una sana concorrenza e maggiore competitività –:

quali iniziative urgenti e necessarie intendano intraprendere, nell'ambito delle rispettive competenze, nei riguardi delle aree del Mezzogiorno, in cui gli effetti della crisi economica, così come esposto in premessa dal rapporto di Confindustria, ribadiscono una situazione di estrema gravità;

se non ritengano opportuno prevedere nelle prossime iniziative normative d'iniziativa del Governo disposizioni ad hoc volte a favorire la ripresa delle attività imprenditoriali specificatamente per il Mezzogiorno, la cui «fotografia» delineata dal documento elaborato da Confindustria descrive una situazione socioeconomica senza precedenti, a partire dal dopoguerra. (4-05717)

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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