INTERROGAZIONE, GRIPPA M5S CAMERA, SU INTERVENTI CONTRASTO PESCA DI FRODO

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-01551

presentato da

GRIPPA Carmela

testo di

Lunedì 5 novembre 2018, seduta n. 76

GRIPPA e SCAGLIUSI. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

si apprende dalla stampa che è in atto una razzia silenziosa, una pratica illegale e immorale che minaccia laghi e fiumi abruzzesi. Preda è il Cyprinus carpio, pesce d'acqua dolce conosciuto da tutti come carpa, ricercato molto nei Paesi balcanici, come Romania e Bulgaria, dove questa specie ittica, a differenza che in Italia, è molto apprezzata e costosa ed è alla base di piatti tradizionali;

tale pratica, se fino a pochi anni fa si è concentrata soprattutto al nord del Paese ed in special modo lungo i fiumi Po e Lambro, dove si sono verificati sequestri anche superiori alla tonnellata di pescato, ora interessa in maniera preoccupante anche le acque dolci della regione Abruzzo;

l'allarme viene riportato in un recente articolo pubblicato dal giornale online www.ilmessaggero.it dal titolo «I bracconieri ittici che vengono dall'est: pesca selvaggia di carpe nei fiumi e nei laghi abruzzesi» in cui si porta a conoscenza della denuncia del dirigente della Guardia nazionale ambientale abruzzese Luigi Di Benedetto, pescarese, ex ispettore capo della polizia di Stato, che coordina circa 25 volontari. Il dirigente dichiara: «I bracconieri ittici sono quasi tutti rumeni e bulgari. Arrivano qui appositamente per periodi in media di una settimana, campeggiano nei pressi dei laghi e fiumi, accendendo pericolosi fuochi. Di giorno, anche senza licenza, pescano con le normali canne. La razzia vera e propria avviene però di notte, quando utilizzano reti a strascico, reti da posta lunghe anche cento metri, e addirittura bombe carta e reti elettriche realizzate con batterie dei camion ed elettrodi immersi in acqua, che stordiscono e fulminano i pesci, non solo le carpe che a loro interessano. Metodi barbari, ovviamente vietati, che devastano il fragile ecosistema fluviale e la sua biodiversità»;

le Guardie nazionali ambientali, assieme a carabinieri forestali, Guardia di finanza e polizia provinciale, sono già a conoscenza del fenomeno e numerosi sono i controlli effettuati per contrastare il fenomeno;

la natura dell'illecito di pesca in frodo è amministrativa e quando gli operatori riescano a fermare chi la esercita è consentito loro solo sequestrare le attrezzature e il pescato, ributtandolo in acqua se ancora vivo, ed elevare una multa che può arrivare a circa 2.600 euro;

il vero problema però è che queste persone rientrano nei loro Paesi, le multe non le pagano, ed è estremamente difficile costringerli a farlo;

sarebbe opportuna, a parere dell'interrogante, una legge ad hoc che trasformi l'illecito da amministrativo a penale e che preveda il rafforzamento dei controlli;

la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017) ha istituito – all'articolo 1, comma 125 – presso il Ministero della difesa, il «Fondo antibracconaggio ittico», con una dotazione di un milione di euro per ciascun anno del triennio 2018-2020, destinato a potenziare i controlli delle acque interne da parte del comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell'Arma dei carabinieri (Cutfaa) –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se corrispondano al vero;

di quali ulteriori dati sia in possesso il Governo e se intenda fornire un report aggiornato sul numero degli illeciti accertati e delle sanzioni elevate, specificando quante di queste ultime siano a carico di persone aventi la nazionalità dei sopra citati Paesi balcanici;

se il Governo non intenda adottare iniziative normative urgenti per provvedere a contrastare tale fenomeno rendendo l'illecito della pesca di frodo di natura penale e quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare per la riscossione delle sanzioni amministrative elevate a persone con nazionalità diversa da quella italiana.

(4-01551)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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