INTERROGAZIONE M5S SENATO SU DISTRIBUZIONE ORIZZONTALE ENERGIA ELETTRICA

Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01101 presentata da Manuela Serra, M5S, giovedì 10 luglio 2014, seduta n.276 ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mareper sapere quali iniziative di competenza intendano assumere affinché vengano considerate e valutate nell'ambito del suddetto procedimento di valutazione di impatto ambientale le criticità esposte relativamente ai dettati dell'art. 24, commi 4 e 5 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990;

quali urgenti iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano adottare perché il provvedimento conclusivo del procedimento di VIA dichiari l'improcedibilità dell'istanza ai sensi dell'art. 24 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive integrazioni a causa dell'incompetenza dell'Amministrazione preposta al procedimento di VIA, nonché della mancata pubblicazione contestuale all'avviso al pubblico del progetto e dello studio di impatto ambientale sul sito istituzionale web previsto;
Qui di seguito Agricolae riporta il testo integrale

- Premesso che:

 

lo scopo dell'energia rinnovabile è quello di rendere autonomi e autosufficienti i territori, le famiglie e le piccole e medie imprese dai gestori nazionali più o meno unici; per questi motivi il Movimento 5 Stelle propugna una forma di distribuzione orizzontale e non verticistica dell'energia elettrica. Una centrale da 50 megawatt, sebbene termodinamica, produce energia centralizzata che, successivamente, un unico gestore/proprietario dovrà distribuire e vendere in maniera verticistica, anche a migliaia di chilometri rispetto al luogo di produzione;

 

a parere degli interroganti si tratta, a ben vedere, di operazioni, ragionevolmente, di carattere speculativo. Sarebbe preferibile, in un'ottica realmente lungimirante, promuovere piccoli impianti necessari e sufficienti a soddisfare le esigenze dei territori, in luogo dei grandi distributori di energia, scongiurando, altresì, il consumo del suolo, da impiegare preferibilmente in attività rurali. L'energia prodotta, peraltro, spesso al di sopra del fabbisogno nazionale, viene "buttata a mare" in quanto non accumulata, ciò, evidentemente, a vantaggio della produzione di energia derivante da fonti fossili;

 

con istanza pubblicizzata sul quotidiano regionale "La Nuova Sardegna" del 29 novembre 2013, è stato avviato il procedimento di Valutazione di impatto ambientale (VIA) relativo al progetto di centrale solare termodinamica a concentrazione denominato "Flumini Mannu e opere connesse", presentato dalla società Flumini Mannu ltd, avente sede legale a Londra e sede fiscale a Macomer, nelle località Riu Porcus, Su Pranu, nei Comuni di Decimoputzu e Villasor (Cagliari), che interessa 269 ettari per una potenza complessiva lorda pari a 55 megawatt elettrici. In particolare il progetto prevede la realizzazione di una centrale solare termodinamica (Concentrating Solar Power) costituita da un campo solare formato da collettori parabolici lineari, di un impianto pilota di desalinizzazione e della connessione elettrica in alta tensione (150 chilowatt) fra la centrale e la cabina primaria Villasor 2;

 

un analogo progetto ubicato nel medesimo sito, denominato Impianto solare termodinamico da 50 MWe - Flumini Mannu, nel Comune di Villasor (Cagliari) in località Riu Porcus e Su Pranu (Società proponente Energo Green Renewables Srl), era stato sottoposto a verifica di assoggettabilità con deliberazione della Giunta regionale n. 5/25 del 29 gennaio 2013 e tale procedimento di screening si era concluso con la Deliberazione n. 5/23 del 29 gennaio 2013, con decisione di svolgere il successivo e vincolante procedimento di VIA di competenza regionale;

 

con la pubblicizzazione di cui sopra, si è data comunicazione che il progetto relativo alla centrale solare termodinamica a concentrazione "Flumini Mannu" viene sostanzialmente sottratto alla procedura di competenza regionale, prevista dalla Legge regionale n. 9 del 12 giugno 2006, art. 48 della Regione autonoma della Sardegna e successiva Deliberazione n. 34/33 del 7 agosto 2012, ed assoggettato a procedimento di VIA di competenza nazionale in quanto ricadente nell'ipotesi di "Installazioni relative a centrali termiche e ad altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW termici" (decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni, Allegato II alla parte seconda, punto 2);

 

considerato che, a parere degli interroganti:

 

il sopra indicato inquadramento appare evidentemente errato nell'ambito di numerosi presupposti procedimentali di seguito descritti;

 

gli articoli pubblicati sul quotidiano "II Sole-24 Ore", nelle edizioni del 27 novembre 2013 ("Sardegna, il futuro in 24 scatoloni") e del 2 ottobre 2013 ("Un miliardo bloccato nei cassettì") evidenziano che il progetto rientrerebbe in un più ampio programma artatamente considerato quale unico intervento. Il Gruppo Angelantoni in sinergia con la giapponese Chivoda Corporation avrebbe avviato il progetto Archimede Solar Energy (ASE). La società si propone la realizzazione di ben 4 centrali solari termodinamiche a concentrazione per complessivi 389 megawatt termici a Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (55 megawatt elettrici di potenza, 269 ettari interessati); a Campu Giavesu, in Comune di Cossoine (50 megawatt elettrici di potenza, 160 ettari interessati); nei terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 megawatt elettrici di potenza, 235 ettari interessati); in località Pauli Cungiau agro di Gonnosfanadiga (50 megawatt elettrici, 211 ettari interessati). Gli articoli riferiscono di un miliardo di euro di investimenti e 5.000 posti di lavoro diretti e indiretti calcolati in base a criteri non specificati;

 

tali progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione sono già stati sottoposti singolarmente a rispettiva procedura di verifica di assoggettabilità (direttiva n. 2011/92/UE, art. 20 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni, art. 31 della Legge regionale n. 1 del 1999 e successive modificazioni e integrazioni, deliberazione Giunta Regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012, allegato B) di competenza regionale, su proposta di soggetti imprenditoriali diversi (in particolare la EnerqoGreen Renewables Srl, controllata dalla Fintel Energia Group SpA). Tutte le rispettive procedure di verifica di assoggettabilità, ad eccezione del progetto Gonnosfanadiga - Guspini archiviato per mancati adempimenti della proponente, si sono concluse con la decisione di far svolgere, con i dovuti approfondimenti, la successiva e vincolante procedura di VIA, sempre di competenza regionale, proprio per il pesante impatto sull'ambiente e le risorse del territorio interessato;

 

appare del tutto palese che trattasi di progetti relativi a siti distanti centinaia di chilometri l'uno dall'altro, risultando concretamente impossibile considerarli un "progetto unico" per evidenti ragioni di carattere fisico. Inoltre, nel procedimento di VIA in questione sarebbe preso in considerazione l'unico sito di Villasor-Decimoputzu, per cui, anche a voler accettare l'ipotesi del "progetto unico", ci si troverebbe di fronte alla mancata considerazione unitaria dei 4 siti individuati al fine di verificarne gli impatti cumulativi, come da giurisprudenza costante (Corte di Giustizia CE, Sez. III, 25 luglio 2008, n. 142; Corte di Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07; Consiglio di Stato, Sez. VI, 15 giugno 2004, n. 4163; T.A.R. Sardegna, sez. II, 30 marzo 2010, n. 412);

 

inoltre, valutando l'ipotesi del "programma o piano" unitario concernente 4 progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione, questo dovrebbe essere sottoposto a preventivo e vincolante procedimento di Valutazione ambientale strategica (VAS), in quanto la VAS, prevista dalla direttiva n. 2001/42/CE, interessa piani e programmi aventi effetti sensibili diretti ed indiretti sull'ambiente e le varie componenti ambientali (T.A.R Marche, sez. I, 4 marzo 2010, n. 100; T.A.R. Campania, NA, sez. I, 14 aprile 2008, n. 2135) ed è disciplinata nell'ordinamento nazionale dagli artt. 12 e seguenti del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni. Inoltre tale procedura di VAS si renderebbe comunque necessaria per ciascun singolo intervento, essendo essenziale procedere ad una contestuale variante, sostanziale, allo strumento urbanistico (legge n. 4 del 2009);

 

la conclusione del procedimento di VAS è precedente e vincolante all'approvazione definitiva e all'efficacia dei piani e programmi ad essa assoggettati. Difatti, "la valutazione ambientale strategica è avviata dall'autorità procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma" (art. 11, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006). Per di più "la fase di valutazione è effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua approvazione o all'avvio della relativa procedura legislativa. Essa è preordinata a garantire che gli impatti significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione di detti piani e programmi siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima della loro approvazione" (art. 11. comma 3, del decreto legislativo n. 152 del 2006), come da giurisprudenza (T.A.R. Lombardia, BS, sez. I, 14 dicembre 2009, n. 2568). Fondamentale è la fase della consultazione del pubblico con le specifiche modalità definite dall'art. 14 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni;

 

l'art. 11, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006, recita "la VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento di adozione ed approvazione I provvedimenti amministrativi di approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge";

 

se si ricade nell'ipotesi che lo specifico impianto debba considerarsi dotato di una potenza superiore ai 300 megawatt termici, e pari a 440 megawatt termici, secondo quanto riportato nella Relazione tecnica-descrittiva del progetto, vi è da osservare che gli elementi di calcolo assunti a base di tale classificazione appaiono del tutto incongruenti con le disposizioni normative. Infatti la potenza termica citata nel progetto costituisce la potenza termica del campo solare in quanto a fondamento del relativo calcolo sono stati posti il fattore di irraggiamento (DNl) e il rendimento dei collettori e degli specchi. Di fatto solo una parte ridotta dell'energia termica raccolta dal campo solare viene utilizzata per il funzionamento del generatore di vapore e quindi successivamente trasformata in energia elettrica. Qualora si voglia procedere ad un confronto coerente tra dati numerici normativi e progettuali, dovrebbe farsi riferimento alla potenza disponibile alla bocca del generatore di vapore affinché possa essere istituito un confronto tecnicamente congruente tra la soglia di potenza termica quale quella definita in 300 megawatt termici dal decreto legislativo n. 152 del 2006 (allegato II alla parte seconda, punto 2) per l'accesso alla VIA di competenza nazionale con quella dispiegabile dalla Centrale termodinamica in oggetto, atteso che il citato disposto normativo fa riferimento esplicito a Centrali termoelettriche. Ne consegue che qualora si assuma a base del calcolo la potenza di 55 megawatt elettrici, dichiarata dalla proponente per l'impianto TDS/CSP (Termodinamico Solare a Concentrazione) e un rendimento del ciclo termodinamico pari a 0,4, ordinariamente assunto a base dei calcoli delle centrali termoelettriche, se ne ricava che a monte del generatore di vapore si rende disponibile una potenza termica pari a circa 140 megawatt termici, valore che singolarmente coincide con la potenza termica dichiarata in alcune delle relazioni tecniche allegate ai progetti di Centrali termodinamiche in Sardegna depositati dal gruppo Energogreen per la procedura di Verifica di assoggettabilità regionale;

 

non essendo riscontrata la condizione che la singola centrale di Flumini Mannu abbia una potenza superiore a 300 megawatt termici, se ne deve dedurre che il procedimento di VIA debba essere di competenza della Regione Sardegna così come disposto dal decreto legislativo n. 152 del 2006, secondo la procedura correttamente avviata dalla proponente con l'accesso alla Verifica di assoggettabilità, procedura da cui senza fondati motivi giuridici si intende discostarsi, indirizzando la stessa sul binario della VIA nazionale. Diversamente, qualora si volesse considerare l'intervento unitario con gli altri progetti esso dovrebbe essere, ope legis, sottoposto nella sua intrinseca cumulabilità con i rimanenti a procedura di VAS e successivamente per ciascun impianto dovrà comunque essere attivata la procedura di VIA;

 

si rileva la mancata pubblicazione dell'avviso di deposito del progetto, del progetto medesimo e del relativo Studio di impatto ambientale (SIA) sul sito internet istituzionale del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del Mare ancora alla data del 24 gennaio 2014, in violazione dell'art. 24, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni e integrazioni, inficiando conseguentemente la corretta possibilità di visione, esame, elaborazione di atti di "osservazioni" da parte del pubblico per il periodo di tempo di 60 giorni decorrenti dalla pubblicazione dell'avviso di avvio del procedimento di VIA sui prescritti quotidiani;

 

per quanto riguarda il profilo della pianificazione, con delibera del 5 settembre 2006, n. 37/6 "LR. n. 8 del 25 novembre 2004. art. 2, comma 1, Approvazione del Piano Paesaggistico - Primo Ambito Omogeneo", la Giunta regionale della Sardegna ha adottato il Piano paesaggistico regionale (PPR) relativo al primo ambito omogeneo - Area Costiera. Le aree interessate dalle opere in progetto insistono su ambiti cartografati definiti "Aree ad utilizzazione agro-forestale" e interessati dalla presenza di Colture erbacee specializzate, aree agroforestali, aree incolte. Pur non ricadendo le aree all'interno di alcun Ambito specifico per i quali sono stati forniti dal PPR precisi indirizzi, essendo gli Ambiti del PPR definiti nella sola fascia costiera, per tali Aree gli artt. 28, 29 e 30 delle Norme tecniche di Attuazione (NTA) prescrivono quanto segue: "Art. 28 - Aree ad utilizzazione agro-forestale. Definizione. 1. Sono aree con utilizzazioni agro-silvo pastorali intensive, con apporto di fertilizzanti, pesticidi, acqua e comuni pratiche agrarie che le rendono dipendenti da energia suppletiva per il loro mantenimento e per ottenere le produzioni quantitative desiderate. 2. In particolare tali aree comprendono rimboschimenti artificiali a scopi produttivi, oliveti, vigneti, mandorleti, agrumeti e frutteti in genere, coltivazioni miste in aree perturbane, coltivazioni orticole, colture erbacee incluse le risaie, prati sfaldabili irrigui, aree per l'acquicoltura intensiva e semi-intensiva ed altre aree i cui caratteri produttivi dipendono da apporti significativi di energia esterna. 3. Rientrano tra le aree ad utilizzazione agro-forestale le seguenti categorie: a. colture arboree specializzate; b. impianti boschivi artificiali; e. colture erbacee specializzate; art. 29- Aree ad utilizzazione agro-forestale. Prescrizioni 1. La pianificazione settoriale e locale si conforma alle seguenti prescrizioni: a) vietare trasformazioni per destinazioni e utilizzazioni diverse da quelle agricole di cui non sia dimostrata la rilevanza pubblica economica e sociale e l'impossibilità di localizzazione alternativa, o che interessino suoli ad elevata capacità d'uso, o paesaggi agrari di particolare pregio o habitat di interesse naturalistico, fatti salvi gli interventi di trasformazione delle attrezzature, degli impianti e delle infrastrutture destinate alla gestione agro­forestale o necessarie per l'organizzazione complessiva del territorio, con le cautele e le limitazioni conseguenti e fatto salvo quanto previsto per l'edificato in zona agricola di cui agli articoli 79 e successivi, b) promuovere il recupero delle biodiversità delle specie locali di interesse agrario e delle produzioni agricole tradizionali, nonché il mantenimento degli agrosistemi autoctoni e dell'identità scenica delle trame di appoderamento e dei percorsi interpoderali, particolarmente nelle aree perturbane e nei terrazzamenti storici; e) preservare e tutelare gli impianti di colture arboree specializzate; Art. 30 - Aree ad utilizzazione agro-forestale. Indirizzi 1. La pianificazione settoriale e locale si conforma ai seguenti indirizzi: armonizzazione e recupero, volti a: migliorare le produzioni e i servizi ambientali dell'attività agricola; riqualificare i paesaggi agrari; ridurre le emissioni dannose e la dipendenza energetica; mitigare o rimuovere i fattori di criticità e di degrado. 2. Il rispetto degli indirizzi di cui al comma 1 va verificato in sede di formazione dei piani settoriali o locali, con adeguata valutazione delle alternative concretamente praticabili e particolare riguardo per le capacità di carico degli ecosistemi e delle risorse interessate.";

 

la realizzazione di un impianto TDS (Termodinamico Solare) in area agricola appare in evidente contrasto anche con le disposizioni (articoli 1 e 15) e la Disciplina transitoria di cui all'art 69 delle Norme tecniche di attuazione del nuovo Piano paesaggistico regionale della Sardegna approvato con delibera della Giunta Regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013. Il Piano "riconosce infatti meritevole di tutela il paesaggio rurale e persegue il primario obiettivo di salvaguardarlo, di preservarne l'identità e le peculiarità", garantisce inoltre "l'introduzione di norme volte al conseguimento di tali finalità, con obiettivo di coniugare l'utilizzo razionale del territorio agricolo con la salvaguardia e la tutela dei paesaggi agrari". 'Il Piano Paesaggistico Regionale si propone come strumento finalizzato anche ad orientare le trasformazioni verso forme compatibili con il principio del minimo consumo di suolo e il rispetto della vocazione dei suoli; il PPR nella sua revisione e aggiornamento, pone particolare attenzione al bene paesaggistico fascia costiera, all'interno della quale le azioni di trasformazione vengono disciplinate contemperando il fatto che costituisce sia una risorsa da salvaguardare sia una risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile del territorio regionale [...] Inoltre, il PPR tutela il paesaggio rurale perseguendo il primario obiettivo di salvaguardarlo, di preservarne l'identità e le peculiarità...";

 

dalla lettura delle NTA risulta evidente che la destinazione e l'intervento previsti dal progetto sono in aperto contrasto con le previsioni del PPR;

 

gli elementi vincolanti sopra citati, imposti da uno strumento di pianificazione territoriale di coordinamento, quale il Piano Paesaggistico risulta essere ai sensi dei vigente Codice dei Beni culturali, di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, sono del tutto ignorati e sottaciuti nell'ambito della Relazione paesaggistica, la quale elude anche la citazione di specifici vincoli paesaggistici. Nell'area è presente infatti il Rio Gora Manna, rientrante nell'elenco delle acque pubbliche (regio decreto n. 1775 del 1933 e successive modificazioni e integrazioni), quindi le relative fasce spondali dei 150 metri sono tutelate con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1, lettera c), del decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni), analogamente alle sponde dei corsi d'acqua Canale Riu Nou, Gora S'Acqua Frisca, Riu Porcus, tutelate dall'art. 143 del decreto legislativo n. 42 del 2004 e s.m.i. per effetto dell'art. 17, comma 3, lettera h), delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale (P.P.R. - 1° stralcio costiero), esecutivo con decreto del Presidente della Repubblica del 7 settembre 2006, n. 82;

 

relativamente al Piano urbanistico comunale il Comune di Villasor dispone di un Programma di fabbricazione comunale, secondo il quale i mappali su cui ricade l'impianto si trovano, per tutta la loro superficie, in un'area classificata come "Zona E". In base a quanto riportato nelle NTA del Piano, all'art. 20, le zone omogenee "E" (agricole-pastorali) sono costituite dalle parti di territorio destinate ad uso agricolo ed agro-pastorale, ivi compresi gli edifici, le attrezzature e gli impianti ad essi connessi e per la valorizzazione dei prodotti di tali attività. Il Comune di Decimoputzu dispone di un Piano urbanistico comunale (PUC), secondo il quale i mappali su cui ricade l'impianto si trovano, per tutta la loro superficie, in un'area classificata come "Zona E", e più precisamente nella "Sottozona E5". In base a quanto riportato nelle NTA, all'art. 13, le zone omogenee "E" sono destinate all'agricoltura, alla pastorizia, alla zootecnia, all'itticoltura, alle attività di conservazione e di trasformazione dei prodotti aziendali, all'agriturismo, alla silvicoltura e alla coltivazione industriale del legno. Inoltre ai sensi del decreto del presidente della Giunta regionale della Regione autonoma della Sardegna n. 228 del 3 agosto 1994 (Direttive per le zone Agricole), le zone "E" del territorio comunale sono suddivise in sottozone. La sottozona E5 viene identificata come "aree marginali per l'attività agricola nelle quali viene ravvisata l'esigenza di garantire condizioni adeguate di stabilità ambientale";

 

la centrale TDS risulta in palese contrasto con gli strumenti di pianificazione comunale dei Comuni di Villasor e Decimoputzu. In merito a quanto sostenuto nella Relazione paesaggistica allegata al progetto secondo la quale "L'opera proposta appare coerente con quanto descritto in quanto, ai sensi del comma 7, art. 12 del decreto legislativo 387 del 2003, la costruzione delle centrali solari termodinamiche, impianti a fonte rinnovabile, è ammessa nelle zone classificate agricole dai piani comunali vigenti" si ritiene che la stessa non abbia alcun fondamento giuridico. La citata normativa stabilisce infatti che "gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b) e c) [ovvero gli impianti a "fonte rinnovabile"] possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti strumenti urbanistici", tale formulazione di potenzialità non può intendersi come norma atta a legittimare aperte violazioni di strumenti di pianificazione preesistenti, ma potrebbe condurre ad una eventuale adozione di Variante agli strumenti di pianificazione in iure, secondo le procedure previste dalle leggi esistenti e non costituendo la norma stessa una variante de facto. Inoltre, alla Regione Sardegna, godendo la stessa di uno Statuto speciale, competono poteri legislativi esclusivi in materia urbanistica che non possono trovare contrazioni anche in forza di norme nazionali e in merito a tale materia la Regione Sardegna ha legiferato con legge n. 4 del 2009. In proposito secondo l'art. 13-bis della legge Regionale n. 4 del 2009 e successive modificazioni e integrazioni, l'art. 3 del decreto del Presidente della Giunta regionale del 3 agosto 1994, n. 228 (Direttive per le zone agricole, criteri per l'edificazione nelle zone agricole) e un indirizzo giurisprudenziale costante, nelle zone agricole "E" degli strumenti urbanistici comunali, possono essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse (Cass. Pen. sez. III, 9 marzo 2012, n. 9369), non per attività di produzione energetica di tipo industriale come quella in progetto, slegata da attività agricole in esercizio nel sito;

 

per quanto riguarda il Piano energetico ambientale regionale approvato dalla Giunta regionale con Deliberazione n. 34/13 de 12 agosto 2006, e la successiva direttiva n. 31/43 del 20 novembre 2011 di indirizzo politico per la redazione di un nuovo PEARS (Piano Energetico Ambientale Regione Sardegna), si conferma che gli impianti con tecnologia solare termodinamica, ancorché antieconomici, debbano essere localizzati in ambiti già interessati da insediamenti industriali e individua come possibili siti le località di Cagliari-Macchiareddu ed Ottana. Tale indirizzo viene confermato al paragrafo 1.2 (Principali obiettivi): c) La tutela ambientale. La Regione, in armonia con il contesto dell'Europa e dell'Italia, ritiene di particolare importanza la tutela ambientale, territoriale e paesaggistica della Sardegna, pertanto gli interventi e le azioni del Sistema Energetico Regionale devono essere concepite in modo da minimizzare l'alterazione ambientale;

 

in coerenza con questa impostazione tutti gli impianti di conversione di energia, inclusi gli impianti di captazione di energia eolica, fotovoltaica e solare aventi estensione considerevole per la produzione di potenza elettrica a scala industriale, devono essere localizzati in siti compromessi preferibilmente in aree industriali esistenti e comunque in coerenza con il Piano paesaggistico regionale;

 

delle condizioni suddette nessuna è soddisfatta dall'impianto di Flumini Mannu che risulta concepito nell'esclusiva ottica del perseguimento dell'obiettivo dello sfruttamento della risorsa energetica e quindi indirizzato al raggiungimento del massimo profitto, prescindendo da ogni considerazione in merito all'impatto con i valori naturalistici e ambientali;

 

limitatamente al profilo ambientale il progetto prevede il radicale stravolgimento del paesaggio e del suolo agricolo interessati, come già evidenziato dalla deliberazione Giunta regionale n. 5/25 del 29 gennaio 2013 conclusiva del procedimento di verifica di assoggettabilità relativo ad analogo progetto sul medesimo sito, che nello specifico osserva che "la distribuzione spaziale del complesso di specchi costituisce di fatto una sostituzione totale dell'attuale paesaggio agrario, con una notevole modifica degli elementi geografici caratteristici, come le sponde dei corsi d'acqua vincolati e i compluvi presenti all'interno del lotto" e che "le colture agrarie di tipo estensivo, prive di barriere visuali, rendono ampia distesa di specchi notevolmente impattante da numerosi campi visuali; non si tiene conto dell'andamento plano-altimetrico dei sito, dove si prevede di installare gli specchi, generando una modificazione orografica su una estensione notevole di territorio". Nonché si evidenziano "alterazione della morfologia naturale dei luoghi e irreversibili interferenze con gli elementi caratteristici dell'area agricola interessata; notevole impatto sull'uso del suolo e di natura paesaggistica, considerati anche gli effetti cumulativi con altri impianti similari proposti nelle aree circostanti, non presi peraltro in considerazione nella documentazione presentata; necessità di opere di sistemazione altimetrica, che per quanto definite 'non ingentì, non sono state definite con un rilievo morfologico adeguato che consenta dì stimare con sufficiente precisione i quantitativi di terre e rocce da scavo da movimentare; rilevanti impatti sulla risorsa suolo, peraltro non presi in considerazione. Si fa presente a questo proposito che l'area d'intervento ha storicamente una forte attitudine all'uso agricolo, e che gli impatti su tale risorsa necessitano di una valutazione approfondita, supportata da analisi insitu, che il proponente non ha affrontato";

 

nel progetto gli impatti ambientali vengono genericamente descritti in modo elusivo e del tutto sottostimati, in particolare non vengono presi in considerazioni gli effetti di seguito esposti sulle matrici ambientali quali: a) l'alterazione del microclima dell'ecosistema connesso all'inevitabile innalzamento della temperatura dell'aria conseguente all'adozione del sistema di raffreddamento diretto a torri, i cui effetti termici andrebbero a cumularsi a quelli derivanti dall'irraggiamento solare sugli specchi parabolici del campo solare; b) l'incremento del consumo idrico, che stimato pari a 150.000 metri cubi annui appare del tutto insufficiente per i fabbisogni previsti per le centrali solari termodinamiche aventi potenza complessiva di 55 megawatt elettrici. Per quanto concerne la disponibilità della risorsa idrica necessaria la Relazione formula esclusivamente ipotesi di approvvigionamento dalla rete idrica esistente, ma nel contempo vi si asserisce che il Consorzio di Bonifica della Sardegna meridionale non è in grado di assicurare la fornitura richiesta (pag. 187 della Relazione tecnica). Tale criticità lascia supporre che in fase esecutiva si dovrà necessariamente procedere alla realizzazione di bacini di raccolta idrica di notevole dimensioni e all'ipotizzabile ricorso alle risorse idriche di falda mediante la trivellazione di pozzi, essendo peraltro la quantità di acqua fornita dal dissalatore irrisoria e il sistema di approvvigionamento non sostenibile e antieconomico; c) il consumo di suolo con l'occupazione di una vasta superficie sottratta all'uso agricolo, che intensifica il processo di soil sealing con una perdita di servizi ecosistemici e il conseguente depauperamento di un territorio con infrastrutture tipiche di aree industriali e con compromissione irreversibile delle peculiarità pedomorfologiche essenziali allo sviluppo dell'economia agropastorale isolana. Va in proposito evidenziato che il territorio sardo per le specifiche caratteristiche geomorfologiche e pedologiche limita alle zone dei due Campidani la possibilità di pratiche agricole estensive. Ne consegue che l'occupazione di una così cospicua parte di territorio da parte di opifici industriali verrebbe a pregiudicare ogni possibilità di poter nel futuro conseguire un'autonomia alimentare a scala regionale;

 

in un areale di limitata estensione quale quello del Medio Campidano sono stati realizzati e proposti un rilevante numero di impianti ad energie rinnovabili nonché richieste di ricerca per un futuro sfruttamento delle risorse derivanti da fonti geotermiche e da idrocarburi. Al momento attuale non esiste uno studio che prenda in esame la cumulabilità degli effetti derivanti da tali interventi, i cui progetti vengono individualmente indirizzati ed esaminati solo nell'ambito delle procedure di VIA, mentre in forza di quanto disposto dal decreto legislativo n. 152 del 2006 tale aspetto dovrebbe preliminarmente essere preso in esame nell'ambito della procedura di VAS considerato infine che, risulta agli interroganti;

 

al fine di tutelare e salvaguardare quanto resta del patrimonio paesaggistico e ambientale della Sardegna e per impedire che vengano pregiudicate per sempre risorse ambientali da destinarsi al turismo responsabile e alla produzione agricola, il 3 maggio 2013 le associazioni ambientaliste Italia Nostra e WWF Sardegna hanno presentato un articolato documento alla Regione autonoma della Sardegna chiedendo l'avvio di una moratoria immediata delle installazioni di tutte le centrali per la produzione di energie rinnovabili, ad esclusione degli impianti che producono l'energia per il proprio fabbisogno aziendale o domestico, almeno fino a quando non sia operativo un PEARS che tenga conto delle installazioni realizzate, del reale fabbisogno energetico dell'isola e della avvenuta sostituzione degli impianti alimentati da fonti con combustibili fossili con quelli a fonti rinnovabili,

 

si chiede di sapere:

 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e quali iniziative di competenza intendano assumere affinché vengano considerate e valutate nell'ambito del suddetto procedimento di valutazione di impatto ambientale le criticità esposte relativamente ai dettati dell'art. 24, commi 4 e 5 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990;

 

quali urgenti iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano adottare perché il provvedimento conclusivo del procedimento di VIA dichiari l'improcedibilità dell'istanza ai sensi dell'art. 24 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive integrazioni a causa dell'incompetenza dell'Amministrazione preposta al procedimento di VIA, nonché della mancata pubblicazione contestuale all'avviso al pubblico del progetto e dello studio di impatto ambientale sul sito istituzionale web previsto;

 

se intendano, infine, adoperarsi nelle sedi di competenza affinché venga comunicato al domicilio eletto il nominativo del responsabile del procedimento secondo quanto regolato dall'art. 4 e seguenti della legge n. 241 del 1990 e successive modifiche ed integrazioni e dall'art. 8 e seguenti della Legge regionale n. 40 del 1990.

 

(3-01101)

 

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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