INTERROGAZIONE, MARZANA M5S CAMERA, SU CONTROLLI GRANO DA PAESI MEMBRI

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00669

presentato da

MARZANA Maria

testo di

Martedì 9 ottobre 2018, seduta n. 59

MARZANA, GAGNARLI, CUNIAL, LOMBARDO, MAGLIONE, DEL SESTO, ALBERTO MANCA, D'ARRANDO, MAMMÌ, TRIZZINO e LEDA VOLPI. — Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

l'Italia è prima al mondo per produzione, esportazione e consumo di pasta. La produzione di grano duro, tuttavia, copre solo il 70 per cento del fabbisogno ed è quindi necessario importare dall'estero il 30 per cento del grano;

la restante percentuale di fabbisogno viene colmata dalle importazioni dai Paesi extra Unione europea come il Canada, la Russia, il Kazakistan, che utilizzano il glifosato in preraccolta;

il glifosato è un erbicida introdotto in agricoltura dalla multinazionale canadese Monsanto che lo ha commercializzato per la eliminazione delle erbe infestanti ed è ora utilizzato da moltissime aziende;

in base ad uno studio dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, il glifosato è stato inserito nella categoria 2A tra le sostanze potenzialmente cancerogene;

la società Monsanto è stata condannata da una Corte Californiana a risarcire con 289 milioni di dollari un giardiniere malato terminale che, a causa del suo lavoro, era stato a contatto con l'erbicida, sviluppando un linfoma non Hodgkin;

con il decreto del Ministero della salute 9 agosto 2016, è stato revocato l'impiego del glifosato in pre-raccolta;

tuttavia, non tutti i Paesi dell'Unione europea lo hanno bandito, anche perché la Commissione europea ne ha rinnovato l'utilizzo in deroga per altri cinque anni;

il grano importato è spesso raccolto umido per cui sviluppa alti livelli di micotossine, la cui presenza negli alimenti è disciplinata dal regolamento «contaminanti» (regolamento n. 1881 del 2006). Nel grano duro, la micotossina maggiormente presente è il deossinivalenolo (DON), ammessa con il limite di 1750 ppb. Il grano canadese ha contenuti di Don di oltre 1000 ppb;

il contenuto di DON nel grano duro prodotto nell'Italia meridionale non supera le 100 ppb. Con la modifica del regolamento «contaminanti» e con l'abbassamento della quantità massima di DON, si consentirebbe ai nostri produttori di soddisfare il fabbisogno di grano ad un prezzo remunerativo e di tutelare la salute dei consumatori;

il grano proveniente da Paesi terzi, una volta entrato in un porto di un Paese dell'Unione europea, in seguito ai controlli sanitari e allo sdoganamento, non subisce, di norma, ulteriori controlli per poter essere trasformato e messo in commercio nel nostro Paese, data l'unione doganale di cui all'articolo 30 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

in base all'articolo 36 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il generale divieto di restrizioni alla merce proveniente da Paesi dell'Unione europea, incontra il limite della tutela della salute ed è quindi possibile porre limiti alla introduzione di prodotti provenienti da altri Paesi dell'Unione europea se questi, non nascondendo discriminazioni dissimulate, danneggiano la salute dei cittadini;

la grande quantità di grano in arrivo da altri Paesi obbliga alla conservazione del grano nei silos anche per diversi anni. Il grano così conservato può essere pericoloso per la salute in quanto può sviluppare un ulteriore livello di micotossine. Inoltre, la possibile obsolescenza delle macine per la trasformazione del grano può determinare una contaminazione da nanoparticelle di metalli pesantinella semola –:

se il Governo non ritenga di assumere iniziative per attivare i controlli sul grano proveniente da altri Stati membri, anche al fine di predisporre, se necessario, le restrizioni all'importazione di cui all'articolo 36 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e, nel rispetto del principio di precauzione, con riferimento al grano trasformato, se non ritenga di dover istituire un sistema di controlli sistematici nelle aziende al fine di escludere che la semola contenga i contaminanti descritti in premessa, estremamente dannosi per la salute umana.

(5-00669)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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