INTERROGAZIONE MATARRESE, SCELTA CIVICA CAMERA, SU INDAGINE EU PILOT DIRETTIVA HABITAT

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-06196 presentato da MATARRESE Salvatore, SCELTA CIVICA, mercoledì 29 luglio 2015, seduta n. 471 per sapere se le attività e i progetti esaminati dall'indagine EU Pilot 6730/14/ENVI siano stati già tutti sottoposti a valutazione di incidenza ambientale e quindi sussista il rischio di apertura di procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE) e quali iniziative di competenza intenda adottare per scongiurarla.

 

MATARRESE, D'AGOSTINO, DAMBRUOSO e VARGIU. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

la Commissione europea – direzione generale «Ambiente» – ha aperto, a seguito di molteplici denunce, la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI «diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell'articolo 6 della direttiva Habitat» ovvero la direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, recepita in Italia nel 1997, con regolamento decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, modificato ed integrato dal decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120;

la direttiva Habitat ha come obiettivo quello di «salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato» (articolo 2) e per il raggiungimento di tale obiettivo sono individuate le misure volte ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat e delle specie di interesse comunitario elencati nei suoi allegati;

in particolare, l'articolo 6, paragrafo 2, della direttiva dispone che gli Stati membri adottino «le opportune misure per evitare nelle zone speciali di conservazione il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva»;

secondo quanto si evince dall'inchiesta pubblicata dall’Espresso in data 4 maggio 2015, la Commissione europea, avrebbe inviato una richiesta di informazioni supplementari al Governo italiano in merito ai casi esaminati nel corso dell'indagine, con 21 richieste che metterebbero in luce una serie di disfunzioni che non garantirebbero la completa attuazione dell'articolo 6 della direttiva «Habitat»;

da quanto si evince dal documento EU Pilot 6730/14/ENVI, la Commissione europea ritiene utili al raggiungimento degli obiettivi della direttiva «Habitat» una serie di 21 azioni che chiede di porre in essere all'Italia tra le quali: non ammettere deroghe alla Valutazione di incidenza ambientale per determinati piani/progetti, incrementare la trasparenza nelle procedure di Valutazione di incidenza ambientale, garantire la competenza degli enti che a vario titolo sono tenuti a far rispettare la direttiva «Habitat» nel corso dell'approvazione dei progetti e garantire che siano solo professionisti esperti del settore a poterli redigere, stabilire requisiti dettagliati e più adeguati per la redazione degli studi di incidenza, stabilire una durata massima della Valutazione di incidenza ambientale, rafforzare la responsabilità degli amministratori competenti per la Valutazione di incidenza ambientale e prevedere sanzioni amministrative per i soggetti che non eseguono le misure di mitigazione e compensazione imposte dalla Valutazione di incidenza ambientale;

di particolare rilevanza tra le predette azioni, vi è sicuramente la necessità di assicurare che le prescrizioni impartite dalla Valutazione di incidenza ambientale vengano effettivamente applicate, anche attraverso il rafforzamento del ruolo del Corpo Forestale dello Stato; di effettuare corsi di formazione per agenti incaricati dei controlli e di razionalizzare le forze in campo in materia di vigilanza ambientale quali gli ex guardiacaccia delle province, il Corpo forestale dello Stato, i Corpi forestali provinciali e regionali;

i casi citati nel rapporto della Commissione sono molteplici e da quanto affermato dell’Espresso presenterebbero profili di gestione insoliti e poco attendibili. L'inchiesta testualmente afferma, infatti, che: «... a giudicare gli interventi nelle zone limitrofe (ai S.I.C. ndr) siano comuni che hanno a malapena il segretario comunale. O che a valutare le eventuali ripercussioni su specie tutelate come il lupo appenninico o l'orso bruno marsicano sia un piccolo municipio di poche centinaia di abitanti, mentre l'Ente parco nazionale viene solo sentito per un parere consultivo...»;

secondo quanto si evince dall'inchiesta dell'Espresso, si sarebbero verificati «... interventi autorizzati senza considerare l'impatto sulle zone protette, altri che hanno ricevuto “parere favorevole senza certezza che il progetto fosse privo di effetti pregiudizievoli”, in alcuni casi alcuni addirittura “approvati nonostante l'accertata incidenza negativa”. Insomma, “in Italia vi è un problema di natura sistematica nell'applicazione” delle direttiva europea sull'ambiente. E lo conferma il fatto che varie violazioni hanno portato “spesso al degrado dei siti Natura 2000”. Di qui l'invito a intervenire presso le regioni “al fine di impedire un ulteriore degrado...”»;

nell'ambito della procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI, sono state assunte come ipotesi di violazione della normativa comunitaria una serie di attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) in aree rientranti in siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e zone di protezione speciale (Z.P.S.) componenti la Rete Natura 2000, individuati rispettivamente in base alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli Habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora e la direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell'avifauna selvatica;

in particolare, nel documento della direzione generale ambiente, che è stato oggetto di una inchiesta dell’Espresso del 4 maggio 2015, si osservano i seguenti casi di possibile violazione dell'articolo 6, paragrafi 2, 3, e 4 della direttiva «Habitat»: CHAP(2012)01673 – si ipotizzano criticità nelle procedure di V.INC.A in regione Abruzzo; CHAP(2012)02307 – si ipotizza che il piano di gestione rifiuti della regione Lazio non sia stato sottoposto a VINCA; CHAP(2014)00800 – si ipotizza l'autorizzazione di pesca sportiva nel SIC «Cave Danesi», in Lombardia, in assenza di VINCA; CHAP(2012)02311 – si ipotizza l'approvazione, in assenza di VINCA, del piano di sviluppo aeroportuale dell'Aerostazione di Cagliari-Elmas ricadente sull'adiacente SIC «Stagno di Cagliari Saline di Macchiareddu, laguna di Santa Gilla; CHAP(2014)02352 e CHAP(2014)02887 – si ipotizza la mancata effettuazione di VINCA su diversi impianti eolici ricadenti nel SIC «Pendici meridionali del Monte Mutria» in Campania; CHAP(2012)2233 – ipotesi di violazioni riguardanti l'impatto ambientale di numerose cave di marmo attive nel Parco regionale delle Alpi Apuane in Toscana; CHAP(2015)00051 – ipotesi di violazioni riguardante la centrale termoelettrica a biomasse nel comune di Monticiano a Siena in area confinante con SIC «Alto Merse», progetto che sembra non essere stato sottoposto a VINCA; Ares(2015)1199501 – ipotesi di violazione riguardante competizioni motociclistiche svoltesi nell'area del parco nazionale dei Monti Sibillini (dove sono vietate), nel comune di Norcia, in Umbria, in assenza di autorizzazione da parte dell'Ente Parco dei Sibillini;

inoltre, nel predetto documento si evidenziano ipotesi di violazioni dell'articolo 6, paragrafi 2, 3, e 4 della direttiva «Habitat» relative alla persistenza di esercitazioni militari, anche a fuoco, effettuate nei siti Natura 2000 in diverse regioni italiane in assenza di studi e di VINCA, senza tener conto della presenza di fauna e habitat protetti, di cicli biologici nonché delle necessità di conservazione della biodiversità presente nei siti e spesso senza autorizzazioni degli Enti gestori; in particolare, persistono attività addestrative nei poligoni militari di Capo Teulada (Teulada, Cagliari) e di Torre Veneri (Lecce) nei due S.I.C. «Isola Rossa e Capo Teulada» e «Torre Veneri» in assenza di procedura di V.INC.A.;

sembrerebbe sussistere il rischio di apertura di una procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE) e, in conseguenza di eventuale sentenza di condanna da parte della Corte di giustizia europea, di una pesante sanzione pecuniaria a carico dell'Italia –:

se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e, in caso affermativo, se le attività e i progetti esaminati dall'indagine EU Pilot 6730/14/ENVI siano stati già tutti sottoposti a valutazione di incidenza ambientale e quindi sussista il rischio di apertura di procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE) e quali iniziative di competenza intenda adottare per scongiurarla. (5-06196)

 

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