INTERROGAZIONE, RIZZETTO FDI CAMERA, SU DANNI E GESTIONE FAUNA SELVATICA

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01425

presentato da

RIZZETTO Walter

testo di

Giovedì 7 febbraio 2019, seduta n. 122

RIZZETTO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

nel nostro Paese la gestione delle presenze faunistiche è affidata esclusivamente alle uccisioni di animali in ambito venatorio e nelle attività di controllo;

il decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 convertito dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, ha disposto che gli ungulati – fra i quali sono compresi i cinghiali – siano cacciabili secondo piani di selezione attuabili lungo tutto l'arco dell'anno e in qualsiasi ora del giorno e della notte;

negli ultimi trenta anni il numero di cinghiali uccisi in Italia è in costante aumento;

negli ultimi quaranta anni il numero di cacciatori italiani è in costante diminuzione;

le odierne popolazioni di cinghiali sono frutto di azioni di ripopolamento e reintroduzione operate dalle associazioni venatorie, anche con il sostegno delle istituzioni;

secondo le più recenti acquisizioni scientifiche presentate al convegno «verso una gestione sostenibile dei grandi mammiferi in Italia: uno sguardo oltre “l'emergenza cinghiale”», organizzato dalla regione Emilia-Romagna, il prelievo di cinghiali non limita le popolazioni che continuano a crescere anche in contesti con prelievo molto intenso a causa di diversi fattori che comprendono approcci gestionali inadeguati o inattuati, contrarietà del mondo venatorio, biologia «sfidante» della specie cambiamenti ambientali e climatici;

la caccia agisce sulle diverse classi di sesso ed età in modo diverso dalla mortalità naturale, con l'effetto di diminuire l'aspettativa di vita media degli animali e ringiovanire le popolazioni;

la caccia innesca risposte nella biologia riproduttiva della specie che, unitamente all'aumentata disponibilità trofica, causano un aumento della produttività delle popolazioni;

la caccia altera il comportamento spaziale del cinghiale, con, tra l'altro, l'effetto di aumentare il rischio di danni all'agricoltura o provocare concentrazioni anomale in aree a divieto di caccia;

il foraggiamento finalizzato ad attrarre o legare i cinghiali a un dato territorio è una pratica utilizzata anche nel resto d'Europa (Francia, Svizzera, Belgio, Polonia e altri), sebbene sia da tutti gli autori ritenuta critica in quanto in grado di aumentare il potenziale riproduttivo della specie e la sopravvivenza degli animali;

l'adozione delle sole misure gestionali tecniche (prelievo, indennizzo, prevenzione), seppur efficaci, può non essere sufficiente a risolvere i conflitti sociali innescati dalla presenza del cinghiale;

l'Ispra afferma che la legislazione e l’iter autorizzativo non sono un ostacolo a una gestione efficace;

l'Ispra sostiene che le problematiche derivano da conflitti di carattere socio-politico ancora insoluti: piani di gestione di regioni e province ancora troppo influenzati dai portatori di interesse e di conseguenza, spesso, tecnicamente «deboli»; maggioranza del mondo venatorio che mira a massimizzare il prelievo, non collaborando a strategie gestionali finalizzate a riduzione drastica delle presenze sul territorio; forti resistenze del mondo agricolo ad applicare misure di prevenzione del danno; eccessivo, e in alcuni casi totalmente ingiustificato, allarmismo sulla pericolosità della specie per l'uomo (sono sempre più numerose le ordinanze dei sindaci per pubblica incolumità);

oltre dalle evidenze scientifiche sopra riportate, la raccolta pressoché quotidiana di informazioni e notizie che danno conto dei conflitti generati dalla presenza di attività umane sui territori frequentati dai cinghiali dimostra il fallimento delle politiche gestionali della specie cinghiale affidate all'approccio venatorio –:

se, per risolvere il problema dei danni ascritti alla fauna selvatica e ai cinghiali in particolare, i Ministri interrogati intendano rinunciare all'approccio basato sulla fallimentare gestione venatoria;

se intendano adottare iniziative per finanziare progetti di sviluppo dei metodi che agiscono sul controllo della fertilità degli animali selvatici e che hanno già dimostrato piena efficacia sui cinghiali in cattività, unico sistema che può concretamente ed efficacemente ridurre la presenza degli animali selvatici sul territorio, perché svincolato dagli interessi del mondo venatorio.

(5-01425)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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