INTERROGAZIONE, ZANICHELLI M5S CAMERA, SU CASO FALSI PROSCIUTTI DOP E CONFLITTO INTERESSE ISTITUTO PARMA QUALITÀ

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03109

presentato da

ZANICHELLI Davide

testo presentato

Martedì 18 giugno 2019

modificato

Mercoledì 19 giugno 2019, seduta n. 192

ZANICHELLI, CADEDDU, PARENTELA, SPADONI, LOMBARDO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

si apprende dalle recenti notizie della stampa che l'Istituto Parma Qualità (Ipq), il 16 maggio 2019 sia stato sospeso dalla sua attività a causa della sparizione di resoconti di riunioni in cui bisognava decidere la smarchiatura di cosce di prosciutto che non potevano essere classificate come Dop;

tale sospensione si aggiunge a una precedente di 6 mesi, avvenuta nel 2018 a causa del fatto che l'istituto avrebbe ignorato la circolazione in commercio di quasi un milione di falsi prosciutti crudi di Parma (il cosiddetto scandalo Prosciuttopoli); tale ente, avrebbe quindi, per anni, agito con modalità di dubbia regolarità, autorizzando la commercializzazione di finti prosciutti Dop e vendendoli, tra l'altro, a caro prezzo ai consumatori;

l'Istituto Parma Qualità, con apposito provvedimento datato 14 gennaio 2019 e adottato dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, è autorizzato a espletare le funzioni di controllo, previste dagli articoli 36 e 37 del regolamento (UE) n. 1151/2012, per la denominazione di origine protetta «Prosciutto di Parma», registrata nell'ambito dell'Unione europea con regolamento (CE) n. 1107 della Commissione del 12 giugno 1996;

tale Istituto è incaricato non solo di supervisionare le filiere e rilasciare la certificazione Dop, ma svolge anche la funzione di controllo, finalizzata a garantire che i prodotti rispondano ai requisiti dei rispettivi disciplinari di produzione;

l'indagine condotta dalle procure di Torino e Pordenone ha accertato che nella filiera del prosciutto di Parma (ma anche del prosciutto San Daniele), sarebbe stata largamente usata carne di razza Duroc danese, non ammessa dal regolamento; circa un milione di prosciutti sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti, mentre al 20 per cento della produzione annua di tali prosciutti, sarebbe stato revocato il marchio Dop;

nel rapporto 2018 dell'Ispettorato centrale repressioni frodi «Prosciuttopoli» viene definita tra le operazioni più importanti nella lotta alla criminalità agroalimentare. Sarebbero coinvolti, infatti, oltre 300 soggetti segnalati all'autorità giudiziaria; 810.000 cosce sarebbero state sequestrate; circa 480.000 prosciutti sarebbero stati esclusi, tramite smarchiatura, dal mercato delle produzioni Dop; oltre 500.000 cosce sarebbero state smarchiate d'iniziativa propria da parte di singoli allevatori;

di emblematica rilevanza è anche la puntata televisiva andata in onda su Report la sera del 20 maggio 2019 e intitolata «La Porcata», che ritorna a parlare, dopo oltre un anno di denunce, di Prosciuttopoli (come riporta la testata reggioreport. In quella sede è emerso, infatti, che tutta la filiera – allevatori, veterinari, macelli, prosciuttifici e altri – sarebbe stata a conoscenza dell'enorme conflitto di interessi, poiché gli enti terzi e i controllori Ipq di Parma preposti a vigilare e controllare, sarebbero di proprietà dei controllati. Infatti, il Consorzio del Parma Dop, Assica associazione industrie carni e salumi, e U.na.pro.s. unione nazionale allevatori suini sono i proprietari dell'ente Ipq del Parma: è emerso il fatto che «controllore e controllato si sovrappongono»;

infine, è notizia del 13 giugno 2019 che il prosciutto di Parma non potrà più essere certificato e marchiato, e che vi sono state le concomitanti dimissioni dei quattro ispettori del Comitato di certificazione (Coce) dell'Ipq, nominati nell'autunno 2018 proprio dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, che avevano evidenziato nel maggio 2019 le gravi irregolarità all'interno dell'istituto –:

se sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

se ritenga opportuno adottare le iniziative di competenza per revisionare i meccanismi di gestione dell'Istituto che stanno mostrando lacune inaccettabili, mettendo a rischio un importante marchio Dop italiano;

se sia necessario adottare iniziative per effettuare maggiori controlli finalizzati non solo a evitare e sanzionare eventuali conflitti di interessi, ma anche a garantire che i prodotti alimentari in questione rispondano rigidamente ai requisiti dei rispettivi disciplinari di produzione prima di essere commercializzati.

(4-03109)

-RIPRODUZIONE RISERVATA-

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